Cap.1
L'ATTREZZATURA
L'arco ricurvo viene utilizzato nella scuola di
tiro. Deriva storicamente dall'arco ricurvo orientale composito,
di grande efficacia e velocità. l'arco da caccia tradizionale
per antonomasia.
Puó essere equipaggiato con tappetino reggifreccia tradizionale
oppure con rest. Può essere smontabile (take- down).
l'arco delle guerre medioevali e di Robin
Hood, ed è il maggior responsabile della rinascita dell'arcieria
dei tempi moderni. l'arco a curvatura unica (non presenta le controcurvature
dell'arco ricurvo) e può essere costituito da più essenze laminate
rinforzate con fiberglass nei modelli "moderni". Nei
modelli tradizionali possono essere utilizzati legni di più caratteristiche:
la faccia anteriore deve resistere maggiormente a compressione,
mentre la faccia posteriore a trazione (es. olmo e tasso); sempre
in questi modelli si possono trovare le estremità (tips) in osso
o in corno. Deve essere equipaggiato con tappetino in pelo naturale
come supporto reggifreccia. La finestra di tiro non deve superare
la mezzeria dell'arco (vedi
figura). E' consentito un solo indicatore d'incocco.
Il compound è un moderno arco da caccia e da tiro
che sfrutta l'effetto combinato di un sistema di carrucole eccentriche
e cavi. Lo sforzo di trazione risulta così ridotto anche fino
al 65% in fase di mira; trova la sua massima espressione se combinato
al mirino e alla stabilizzazione. Le frecce vengono scagliate
a velocità superiori rispetto agli archi tradizionali, potendo
utilizzare aste di peso inferiore a parità di carico dell'arco.
Generalmente il carico e l'allungo sono adattabili alle caratteristiche
ed esigenze dell'arciere.
Anticamente l'arco costruito di solo legno doveva essere
"armato", cioè gli si doveva montare la corda, solo poco prima del tiro ed
immediatamente smontarla dopo, pena il suo indebolimento. Gli archi moderni, con i
flettenti compositi in legno e fiberglass non necessitano rigidamente di tali attenzioni,
ma è buona norma smontarli ugualmente dopo l'uso.
Il metodo più corretto per caricare il proprio arco ricurvo è
quello che prevede l'uso del "carichino" o corda carica arco. Molti di essi sono
costituiti da una corda con un cappuccio in pelle ad una estremità, ed un lungo cappio
rivestito da una guaina di plastica sull'altra, che aderisce al flettente dell'arco. Un
altro modello è costituito dalla stessa corda con due protezioni in pelle alle
estremità, una più piccola dell'altra.
Come si usa: tenere l'arco nella mano sinistra (arciere
destro) con la parte posteriore rivolta verso l'alto e la corda
che penzola verso il basso assicurata bene da una parte (cappuccio
di pelle inferito sul tip) e con il loop (anello rivestito della
guaina in plastica) che scivola sul flettente opposto. Collocare
il più largo dei cappucci sull'estremità inferiore (tip) dell'arco;
il più piccolo viene sistemato sull'estremità superiore. Nel caso
del dispositivo a cappio, 15-20 cm. sotto all'estremità superiore.
Il cordino pende così al di sotto dell'arco e della corda. Con
il piede sinistro (arciere destro) posizionato sopra alla parte
centrale del carichino, tirare verso l'alto in modo tale da tendere
la corda (accertarsi che la corda si trovi sulla parte interna
dell'arco e che il loop sia ben inferito nella sua sede posteriore)
tirare con la mano sinistra (a.d.) mentre la destra guida il loop
nella sua sede. Attenzione non dimenticare le dita tra corda e
flettente!
uno dei più antichi metodi per caricare l'arco ma
attenzione: è molto pericoloso perchè può torcere il flettente
inferiore. Tenere l'arco verticalmente, con la parte interna verso
sinistra e con il retro dell'arco verso destra. Mettersi tra la
corda e la parte interna dell'arco con il piede destro (a.d.).
Porre l'estremità del flettente inferiore sulla parte anteriore
della caviglia sinistra e l'impugnatura dell'arco (riser) dietro
la coscia destra, sollevare il calcagno in modo da ridurre la
possibilità di torcere il flettente inferiore. Con la mano destra
(a.d.) dietro il flettente superiore spingere verso sinistra,
curvando l'arco poi posizionare l'anello (loop) della corda nella
sua scanellatura con la mano sinistra.
Misurare l'allungo personale è l'operazione più
importante tra tutte quelle preliminari all'uso ed all'acquisto
di un arco. Definire questo valore porta alla corretta valutazione
del carico reale dell'arco e conseguentemente alla scelta della
freccia giusta. Conoscere il proprio valore di allungo quindi
è fondamentale per scegliere l'arco giusto, soprattutto se si
tratta di un compound. Negli archi tradizionali, la misura del
carico viene riportata sul riser o sui flettenti (nel caso dei
take-down) ed è riferita ad un allungo di 28 pollici (ad es. 50#@28").
Nei compound, a carico ed allungo variabile, tale valore è sempre
riportato sul flettente inferiore, in una tabella che mostra sia
l'escursione di carico che quella di allungo. L'allungo fisiologico
è l'unica misura oggettiva che può essere ricavata sull'arciere,
ed è in funzione della lunghezza delle braccia, larghezza delle
spalle ed assetto generale di tiro. <201> una misura "propria"
che viene definita con l'arco teso dal punto di contatto al viso
della mano della freccia (punto di rilascio), alla linea verticale
che è tangente al punto più profondo dell'impugnatura dell'arco,
il "pivot point", corrispondente alla localizzazione
del "berger button" o bottone di pressione negli archi
moderni, od in ogni caso al punto in cui la freccia deve essere
tangente all'arco sull'impugnatura in quelli più tradizionali.
(American Manifacturers Organization)
Purtroppo esiste un poco di caos sulla definizione e
sull'interpretazione di questa misura. Fino agli anni '70 gli archi (per lo più
artigianali) venivano pesati dopo la loro costruzione all'allungo convenzionale A.M.O. di
28", riferendosi ad una misura che andava tra l'incavo della cocca e la faccia
posteriore dell'arco, una volta teso l'arco. In pratica, veniva utilizzata una freccia
lunga 28", e l'arco veniva pesato tendendo questa per tutta la sua lunghezza fino ad
arrivare con l'estremità a livello con il profilo posteriore della finestra. Il carico
così ottenuto veniva marcato sull'arco. Le case e gli artigiani costruivano in base ad
una logica "di spessore" del sandwich del flettente sufficientemente
approssimata per il carico dell'arco che doveva risultare dopo le operazioni di
rifinitura. Spesso, all'atto del test, ci si accorgeva di lievi discrepanze rispetto al
libbraggio progettato. In questo caso, nella marcatura venivano poste delle "X"
per ogni libbra di differenza a fianco del carico. Se le "X" erano a destra di
questo valore, le libbre dovevano sommarsi, viceversa, erano sulla sinistra dovevano
sottrarsi. Spesso questa correzione veniva riportata sul piatto verticale di finestra nel
riser, nel punto di applicazione del rest. I vizi di questa procedura di misurazione del
carico, conseguentemente all'allungo standard, sono facili da immaginare. Diversi disegni
di riser modificano ogni possibile valutazione comparata. L'unica misura
"standardizzabile" nel calcolo dei valori suddetti è l'allungo fisiologico che
va tra l'incavo della grip, il "pivot point", e il punto di rilascio
(ancoraggio) dell'arciere. Questa misura è valida per ogni tipo di arco, ovviamente. Una
finestra può estendersi più o meno dopo il "pivot point". A.M.O., negli anni
seguenti, definì in una misura di 1 pollice e 3/4 la media di queste estensioni, e quindi
venne precisata la misura di allungo "standardizzabile", ottenuta sommando
l'allungo fisiologico + 1,3/4". 28 A.M.O. sono quindi 26,1/4"+1,3/4".
A.M.O. cercò in questo modo di sanare ogni controversia definendo un criterio preciso e
nello stesso tempo sufficientemente valido per comparare i carichi degli archi più vecchi
a quelli nuovi. Attualmente dovrebbe essere questa la misura a cui riferirsi. Alcuni
costruttori però preferiscono definire il carico basandosi sull'allungo fisiologico, o
netto, con il riferimento al pivot point. E' bene informarsi.
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