Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna
Manuale tecnico di tiro con l'arco per istruttori FIARC

 

 


MANUALE DI TIRO CON L'ARCO

 

 

Cap.1
L'ATTREZZATURA

 

1/1 L'ARCO RICURVO

L'arco ricurvo viene utilizzato nella scuola di tiro. Deriva storicamente dall'arco ricurvo orientale composito, di grande efficacia e velocità. l'arco da caccia tradizionale per antonomasia.

Puó essere equipaggiato con tappetino reggifreccia tradizionale oppure con rest. Può essere smontabile (take- down).

1/2 IL LONGBOW

l'arco delle guerre medioevali e di Robin Hood, ed è il maggior responsabile della rinascita dell'arcieria dei tempi moderni. l'arco a curvatura unica (non presenta le controcurvature dell'arco ricurvo) e può essere costituito da più essenze laminate rinforzate con fiberglass nei modelli "moderni". Nei modelli tradizionali possono essere utilizzati legni di più caratteristiche: la faccia anteriore deve resistere maggiormente a compressione, mentre la faccia posteriore a trazione (es. olmo e tasso); sempre in questi modelli si possono trovare le estremità (tips) in osso o in corno. Deve essere equipaggiato con tappetino in pelo naturale come supporto reggifreccia. La finestra di tiro non deve superare la mezzeria dell'arco (vedi figura). E' consentito un solo indicatore d'incocco.

1/3 IL COMPOUND

Il compound è un moderno arco da caccia e da tiro che sfrutta l'effetto combinato di un sistema di carrucole eccentriche e cavi. Lo sforzo di trazione risulta così ridotto anche fino al 65% in fase di mira; trova la sua massima espressione se combinato al mirino e alla stabilizzazione. Le frecce vengono scagliate a velocità superiori rispetto agli archi tradizionali, potendo utilizzare aste di peso inferiore a parità di carico dell'arco. Generalmente il carico e l'allungo sono adattabili alle caratteristiche ed esigenze dell'arciere.

1/4 CARICAMENTO DELL'ARCO

Anticamente l'arco costruito di solo legno doveva essere "armato", cioè gli si doveva montare la corda, solo poco prima del tiro ed immediatamente smontarla dopo, pena il suo indebolimento. Gli archi moderni, con i flettenti compositi in legno e fiberglass non necessitano rigidamente di tali attenzioni, ma è buona norma smontarli ugualmente dopo l'uso.

1/4-1 Caricare con il "carichino"

Il metodo più corretto per caricare il proprio arco ricurvo è quello che prevede l'uso del "carichino" o corda carica arco. Molti di essi sono costituiti da una corda con un cappuccio in pelle ad una estremità, ed un lungo cappio rivestito da una guaina di plastica sull'altra, che aderisce al flettente dell'arco. Un altro modello è costituito dalla stessa corda con due protezioni in pelle alle estremità, una più piccola dell'altra.

Come si usa: tenere l'arco nella mano sinistra (arciere destro) con la parte posteriore rivolta verso l'alto e la corda che penzola verso il basso assicurata bene da una parte (cappuccio di pelle inferito sul tip) e con il loop (anello rivestito della guaina in plastica) che scivola sul flettente opposto. Collocare il più largo dei cappucci sull'estremità inferiore (tip) dell'arco; il più piccolo viene sistemato sull'estremità superiore. Nel caso del dispositivo a cappio, 15-20 cm. sotto all'estremità superiore. Il cordino pende così al di sotto dell'arco e della corda. Con il piede sinistro (arciere destro) posizionato sopra alla parte centrale del carichino, tirare verso l'alto in modo tale da tendere la corda (accertarsi che la corda si trovi sulla parte interna dell'arco e che il loop sia ben inferito nella sua sede posteriore) tirare con la mano sinistra (a.d.) mentre la destra guida il loop nella sua sede. Attenzione non dimenticare le dita tra corda e flettente!

1/4-2 Caricare con la leva del corpo

uno dei più antichi metodi per caricare l'arco ma attenzione: è molto pericoloso perchè può torcere il flettente inferiore. Tenere l'arco verticalmente, con la parte interna verso sinistra e con il retro dell'arco verso destra. Mettersi tra la corda e la parte interna dell'arco con il piede destro (a.d.). Porre l'estremità del flettente inferiore sulla parte anteriore della caviglia sinistra e l'impugnatura dell'arco (riser) dietro la coscia destra, sollevare il calcagno in modo da ridurre la possibilità di torcere il flettente inferiore. Con la mano destra (a.d.) dietro il flettente superiore spingere verso sinistra, curvando l'arco poi posizionare l'anello (loop) della corda nella sua scanellatura con la mano sinistra.

1/5 MISURAZIONE DELL'ALLUNGO

Misurare l'allungo personale è l'operazione più importante tra tutte quelle preliminari all'uso ed all'acquisto di un arco. Definire questo valore porta alla corretta valutazione del carico reale dell'arco e conseguentemente alla scelta della freccia giusta. Conoscere il proprio valore di allungo quindi è fondamentale per scegliere l'arco giusto, soprattutto se si tratta di un compound. Negli archi tradizionali, la misura del carico viene riportata sul riser o sui flettenti (nel caso dei take-down) ed è riferita ad un allungo di 28 pollici (ad es. 50#@28"). Nei compound, a carico ed allungo variabile, tale valore è sempre riportato sul flettente inferiore, in una tabella che mostra sia l'escursione di carico che quella di allungo. L'allungo fisiologico è l'unica misura oggettiva che può essere ricavata sull'arciere, ed è in funzione della lunghezza delle braccia, larghezza delle spalle ed assetto generale di tiro. <201> una misura "propria" che viene definita con l'arco teso dal punto di contatto al viso della mano della freccia (punto di rilascio), alla linea verticale che è tangente al punto più profondo dell'impugnatura dell'arco, il "pivot point", corrispondente alla localizzazione del "berger button" o bottone di pressione negli archi moderni, od in ogni caso al punto in cui la freccia deve essere tangente all'arco sull'impugnatura in quelli più tradizionali.

1/6 IL MISTERO DELL'ALLUNGO A.M.O.

(American Manifacturers Organization)

Purtroppo esiste un poco di caos sulla definizione e sull'interpretazione di questa misura. Fino agli anni '70 gli archi (per lo più artigianali) venivano pesati dopo la loro costruzione all'allungo convenzionale A.M.O. di 28", riferendosi ad una misura che andava tra l'incavo della cocca e la faccia posteriore dell'arco, una volta teso l'arco. In pratica, veniva utilizzata una freccia lunga 28", e l'arco veniva pesato tendendo questa per tutta la sua lunghezza fino ad arrivare con l'estremità a livello con il profilo posteriore della finestra. Il carico così ottenuto veniva marcato sull'arco. Le case e gli artigiani costruivano in base ad una logica "di spessore" del sandwich del flettente sufficientemente approssimata per il carico dell'arco che doveva risultare dopo le operazioni di rifinitura. Spesso, all'atto del test, ci si accorgeva di lievi discrepanze rispetto al libbraggio progettato. In questo caso, nella marcatura venivano poste delle "X" per ogni libbra di differenza a fianco del carico. Se le "X" erano a destra di questo valore, le libbre dovevano sommarsi, viceversa, erano sulla sinistra dovevano sottrarsi. Spesso questa correzione veniva riportata sul piatto verticale di finestra nel riser, nel punto di applicazione del rest. I vizi di questa procedura di misurazione del carico, conseguentemente all'allungo standard, sono facili da immaginare. Diversi disegni di riser modificano ogni possibile valutazione comparata. L'unica misura "standardizzabile" nel calcolo dei valori suddetti è l'allungo fisiologico che va tra l'incavo della grip, il "pivot point", e il punto di rilascio (ancoraggio) dell'arciere. Questa misura è valida per ogni tipo di arco, ovviamente. Una finestra può estendersi più o meno dopo il "pivot point". A.M.O., negli anni seguenti, definì in una misura di 1 pollice e 3/4 la media di queste estensioni, e quindi venne precisata la misura di allungo "standardizzabile", ottenuta sommando l'allungo fisiologico + 1,3/4". 28 A.M.O. sono quindi 26,1/4"+1,3/4". A.M.O. cercò in questo modo di sanare ogni controversia definendo un criterio preciso e nello stesso tempo sufficientemente valido per comparare i carichi degli archi più vecchi a quelli nuovi. Attualmente dovrebbe essere questa la misura a cui riferirsi. Alcuni costruttori però preferiscono definire il carico basandosi sull'allungo fisiologico, o netto, con il riferimento al pivot point. E' bene informarsi.

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