Indice espanso |Scuola nazionale FIARC di Tiro con l'Arco di YR | Fiarc WebSite
Cap.11
ANALISI DEI PIANI DI FORZA
11/1 PIANO VERTICALE (trasversale)
É il piano sul quale deve trovarsi il corpo del tiratore. Testa,
spalle, tronco, bacino, piedi. Questo allineamento consentirà un corretto equilibrio
posturale durante l'azione di tiro.
11/2 PIANO ORIZZONTALE
É il piano orizzontale immaginario su cui si dispongono gli arti
superiori. Dovremo ottenere l'allineamento di spalla, braccio e mano dell'arco (linea di
spinta) e di spalla, braccio e mano della corda (linea di trazione) a formare assi il più
vicino possibile fra loro e l'asse longitudinale della freccia.
Più piccoli saranno gli angoli fra questi assi, più ridotte
saranno le occasioni di rotazione.<R> É intuibile come tutte le parti del corpo
umano coinvolte direttamente nell'azione di tiro siano influenzate dal suo assetto
generale.<R> Uno squilibrio di forze localizzate, una disuniformità delle tensioni,
genera movimenti di reazione come torsioni e rotazioni, che influiscono sull'assetto lungo
il piano di forza verticale che congiunge l'asse freccia-occhio dominante-asse verticale
del bersaglio.
Il piano verticale suddetto deve essere rispettato
in maniera assoluta, o meglio, l'istruttore che riesce a sensibilizzare
l'allievo nel visualizzare questo piano, probabilmente, ha superato
il problema più grosso nella gestione ottimale della sua impostazione:
l'impatto sulla verticale è il principale problema balistico risolvibile
con una corretta impostazione.
Somma attenzione, quindi, deve essere tenuta dall'istruttore, fin
dal primo approccio con l'allievo, motivandolo energicamente nei confronti di un'azione il
più complanare e costante lungo questa linea di forza.
Come appare evidente nel capitolo dedicato alla biomeccanica,
l'apparato muscolare umano gestisce un insieme di forze la cui sinergia opera nella
trazione dell'arco e nell'esecuzione del gesto completo.<R> La corretta
individuazione dei piani lungo i quali queste forze si sviluppano, aiuta a rendere più
economico e produttivo l'atto in sè.
Per ben comprendere la meccanica è bene chiarire alcuni principi
fondamentali di fisica all'insieme uomo-arco.<R> I principi base di fisica
elementare applicabili alla nostra azione sono semplificabili nei seguenti punti.<R>
Una volta chiarito come funziona il motore muscolare, è importante che tutti i muscoli in
questione lavorino in modo coordinato tra loro. Se un gruppo muscolare non partecipa
attivamente, gli altri gruppi tenteranno di supplire alla mancanza, sovralavorando. Appare
ovvio come si possa generare rapidamente fatica, stress, reazioni mal controllabili.
La scansione temporale con cui i distretti muscolari entrano in
azione è estremamente importante. I grossi distretti partono per primi (la schiena),
precedendo temporalmente i più deboli.<R> Se una sola forza é in gioco, la
risultante dell'azione prosegue sulla sua stessa retta. Viceversa, se più forze
concorrono per un movimento, la risultante sarà ottenibile mediante una costruzione
geometrica del parallelogramma vettoriale.
Appare chiaro, quindi, come sia essenziale canalizzare
il più possibile le linee di forza in un'unica (approssimata)
retta di azione (perlomeno tendere al parallelismo il più possibile)
durante la fase in cui la mano della corda raggiunge il punto
di rilascio, in modo da evitare reazioni nel corpo che influenzerebbero
la traiettoria della freccia in uscita, durante il rilascio ed
il follow-through.
La stabilità, come è ovvio intuire, è un fattore importantissimo
per la buona riuscita dell'intera azione.<R> I fattori che concorrono per difinire
la stabilità del sistema arco-arciere nelle fasi che precedono e seguono il rilascio
posso essere valutate in base alla configurazione geometrica del modello e nella
distribuzione delle masse, e riassunte in questi punti:
A) Area di base: il "supporto" del sistema è
individuabile dall'area ottenuta tenendo conto della distanza tra i piedi del tiratore, la
retta d'azione delle forze (corrispondente il più possibile alla direzione che la freccia
avrà al rilascio). In pratica, il rettangolo definito da i piedi (lato più corto) la
distanza tra essi, o meglio, la componente cartesiana parallela alla linea di forza.
1) I piedi sono tenuti più stretti della proiezione delle spalle
l'area di base è ridotta, i movimenti lungo la retta principale di azione delle forze
trazione-rilascio sono di un certa entità (notare la posizione del centro di gravità).
2) I piedi sono tenuti più larghi: mentre le oscillazione sulla
retta trazione-rilascio sono minori rispetto a 1) le oscillazioni avanti-indietro hanno la
medesima entità il centro di gravità è "contenuto meglio" nell'area di base.
3) L'area di base è maggiore anche secondo la direzione
avanti-indietro, e anche (rispetto a 1)) sulla retta trazione-rilascio. La configurazione
è della massima stabilità.
B) La stabilità è in relazione alla proiezione verticale del
centro di gravità sulla base di appoggio. Se la retta verticale suddetta esce da questa
base, la torre crolla.
C) La stabilità in una data direzione è in funzione della distanza
del centro di gravità dal confine relativo dell'area di base d'appoggio.
D) La stabilità è in ogni caso funzione dell'altezza del centro di
gravità rispetto all'area di base d'appoggio.
Quasi tutti i movimenti del corpo generano di riflesso rotazioni.
Esse possono generarsi in due modi: o trasferendo il momento di rotazione da una parte del
corpo all'intera stuttura, oppure mediante spinte non solidali all'asse di inerzia (linee
di forza, vedi disegno).
Nel caso nostro, una trazione non complanare al piano di forza su
cui la corda corre, genera rotazione come reazione al rilascio della struttura
spalla-braccio dell'arco, e dell'intero corpo, rispetto all'asse neutro verticale passante
per il baricentro (centro di gravità).<R> Modificando l'entità delle masse, a cui
è applicata la forza, si modifica il momento rotazionale di reazione.
Nel nosto caso, se l'arco (estremità del sistema,
inteso come massa inerte) pesa di più, la velocità rotazionale
di reazione ad una trazione non complanare al piano di forza virtuale
della corda in chiusura è inferiore.<R> Questa modificazione
del momento reagente può essere accentuata applicando masse inerziali
all'arco (stabilizzatori) e l'effetto è magnificabile tanto più
queste sono allontanate dall'asse di inerzia (cioè quanto più
sono distanti le masse inerti dal riser, verso l'avanti).
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