Indice espanso |Scuola nazionale FIARC di Tiro con l'Arco di YR | Fiarc WebSite
Cap.17
IL TIRO IN PENDENZA
Il tiro al bersaglio in pendenza comporta problemi ben noti, sia per
chi utilizza sistemi di mira, sia per i seguaci del tiro istintivo. Il corretto alzo
deriva da una serie di fattori legati principalmente alla balistica "fisica",
comuni per tutti i tipi di proiettile e da una serie di fattori psicologici che
influenzano la valutazione della distanza effettiva.
Tutti i tiratori smaliziati, appassionati di tiro di campagna,
percorsi di caccia e ovviamente di caccia vera e propria, sanno che ogni qualvolta deve
essere effettuato un tiro ad un bersaglio con un'inclinazione diversa dall'orizzontale o
quasi, letteralmente, si tira più basso di quello che si dovrebbe a parità di distanza
su terreno piano. Il cacciatore nelle regioni montane, nei tiri ai volatili o dai
tree-stand è praticamente sempre in contatto con questo problema, come d'altronde, nel
tiro di caccia simulato e nel tiro di campagna. Più forte è la pendenza, più il
problema è sentito.
17/1 PERCEZIONE E VALUTAZIONE
Vediamo ora di analizzare i termini della questione; esiste un
problema legato alla "percezione" della distanza che ovviamente influenza la
valutazione oggettiva, un problema di visione prospettica (evidentissimo nei tiri al
bersaglio in cui il battifreccia non è ortogonale cioè a 90 gradi con la linea di mira)
ed un reale problema fisico di balistica che probabilmente è quello che merita di più
uno studio oggettivo.
Percepire la distanza è un problema legato a fattori psicologici
molto forti e soggettivi: non si può fare quindi un discorso assoluto. Contrasti di luce,
ingannevoli asperità tra arciere e bersaglio e soprattutto dislivelli sono elementi che
condizionano la valutazione, e nel tiro immediato, sia in gara che nella pratica
venatoria, si fanno sentire non poco.
Generalmente un tiro verso l'alto viene sottovalutato, le frecce
volano corte, mentre il tiro verso il basso è quasi sempre sopravvalutato, con la freccia
che impatta lunga; tra parentesi, un arciere che non ha una "stabile" posizione
di tiro, con l'arco tradizionale, corre il rischio di complicare il problema non
mantenendo la canonica "T" e variando l'allungo. Verso l'alto allungherà meno,
verso il basso potrà allungare di più; in ogni caso l'energia del sistema arco-freccia
non sarà costante, la traiettoria di conseguenza varierà, (incidentalmente ciò potrebbe
compensare il problema posto in precedenza).
17/2 INGANNI PROSPETTICI
Nel caso del tiro in pendenza ad un bersaglio piano, esempio
classico il battifreccia con la riproduzione di un animale o un cerchio bianco e nero, se
il medesimo è conficcato a novanta gradi rispetto alla virtuale linea di mira, il
problema non esiste; se invece ciò non si verifica, ci si viene a trovare di fronte ad un
classico problema di deformazione prospettica.
Forti inclinazioni di terreno con bersagli perversamente verticali
deformano l'immagine schiacciandola, ma se non si ha ben chiaro in mente un modello della
"preda" in configurazione canonica, spesso non ci se ne rende conto.
Sia in discesa che in salita, il tiro risulta falsato
in vista del fatto che l'occhio tende a rendere perpendicolare
alla linea di mira il piano del bersaglio. Potrà essere opportuno
tirando verso l'alto traguardare più basso, verso il basso il
contrario.
In realtà questo handicap non dovrebbe verificarsi nelle gare di
campagna IFAA e FITA a cerchi concentrici, mentre negli Animal Round e percorsi di caccia,
non esistendo alcuna limitazione, è spesso un sistema sfruttato per complicare la vita ai
tiratori. É opportuno quindi interrogarsi sul problema, anche se, in effetti non è poi
di così vistosa entità se non in presenza di forti inclinazioni; fattori ben più
pesanti possono influire sulla corretta traiettoria.
17/3 BALISTICA ELEMENTARE
Veniamo quindi al problema balistico, più inquietante anche perchè
meno intuitivo. Senza voler tediare il lettore con dimostrazioni pedanti e rigorose, un
piccolo richiamo di balistica esterna può essere utile.
Innanzitutto trascuriamo l'attrito dell'aria, per semplicità,
poichè se in effetti condiziona sensibilmente la trattazione matematica teorica,
praticamente non lo influenza in così larga misura; anche perchè il tempo in cui una
freccia rimane in volo non è mai così tanto, e la forma parabolica della traiettoria,
tenendo conto della resistenza dell'aria, è sì diversa quantitativamente da quella senza
attrito, ma non qualitativamente per i nostri fini; la sua comprensione ne risulta
sicuramente più facilitata.
Le seguenti formule cinematiche sono relative al problema su
esposto:
a) Vx = V cos a c) X = Vx t
b) Vy = V sin a d) Y = Vy t - 1/2 g t2
le formule a) - b) servono per calcolare l'entità delle componenti
di moto del nostro proiettile rispetto agli assi cartesiani della nostra esemplificazione
di moto.
Vx è la componente orizzontale, Vy quella verticale.
Naturalmente, a è l'angolo di inclinazione della freccia rispetto
all'orizzontale, cioè l'angolo di "alzo" che la nostra freccia ha rispetto alla
virtuale linea rettilinea che unisce tiratore e bersaglio.
Scomporre il moto secondo le due componenti risulta molto utile per
apprezzare ciò che in seguito si mostrerà.
c) e d) rappresentano il punto di impatto della freccia, x la
distanza percorsa, y l'altezza rispetto all'ipotenusa summenzionata linea di mira
rettilinea. T è il tempo che impiega la nostra freccia a coprire la distanza che separa
tiratore e bersaglio, e 1/2 g è l'elemento condizionante la traiettoria rispetto alla
componente verticale del moto, infatti g è l'accelerazione di gravità (9,81m/sec2) che
è un vettore che "inchioda " verso terra tutto ciò che tenta di alzarsi
rispetto alla superficie terrestre.
Cosa possiamo dedurre da queste formule?
Come esempio, consideriamo la situazione tipo di un tiro
orizzontale, effettuato da un arco che lancia una freccia con velocità di uscita di 60
m/sec (~200 fps) ad un bersaglio posto a circa 32 mt.
Per far sì che la freccia impatti al centro del bersaglio, dal
corretto svolgimento della formula, appare che necessiti un angolo di partenza di 2,4
gradi, per un tempo di volo di 0,5 secondi. Al centro della sua traiettoria la freccia
raggiunge l'altezza massima di 65 cm per poi cadere al centro del bersaglio alla stessa
altezza rispetto al punto di partenza.
Aumentando la distanza, ovviamente l'angolo incrementa. A 45 mt
diventa 3,5 gradi, diminuendo la distanza, l'angolo diminuisce diventando 1,4 gradi a 18
mt.
17/4 QUANDO IL BERSAGLIO É PI<213> IN ALTO
Cosa succede se il bersaglio è posto più in alto? Sempre
considerando una distanza di 32 metri, se il bersaglio è posto a 45 gradi rispetto a noi
e si mantiene lo stesso alzo rispetto alla linea virtuale rettilinea che ci unisce ad
esso, le formule parlano chiaro: la freccia passerà alta 53 cm rispetto al nostro
centro.<R> Quindi, più alto è il bersaglio, minore è l'alzo probabile che noi
dobbiamo dare al nostro tiro.
La
fig. 3 ci mostra un grafico elaborato dal dott. Robert Freeman
in cui appare chiaro questo concetto. Maggiore la distanza e l'angolo,
più evidente è la correzione da apportare. Un mirino tarato a
45 metri sul tiro orizzontale, produce un errore di un metro verso
l'alto se inclinato a 45 gradi.
A diciotto metri l'errore si riduce a quindici centimetri. Ad angoli
estremi sono necessarie grandi correzioni a qualsiasi distanza. L'effetto si accentua
aspramente oltre i quarantacinque metri per angoli superiori a venti gradi. A diciotto
metri e meno si può tirare senza correzioni fino a trenta gradi.
17/5 EFFETTI SULLA VELOCITA'
Il grafico della fig.
2 compara 3 diverse velocità che possono essere considerate
rappresentative per un ricurvo, un compaound ad eccentrici circolari
ed un compound a camme, tutti alla stessa distanza dal bersaglio.
Si nota chiaramente che da tre a trenta gradi non vi sono differenze
qualitative apprezzabili fra le tre categorie. L'effetto si evidenzia
oltre i 45 gradi, diventa ovvio il vantaggio del più veloce arco
a camme.
É curioso notare come per angoli negativi
(sotto l'orizzontale verso il basso) le correzioni di mira siano
pressocchè identiche rispetto al caso precedente. Il grafico della
fig.4 espone
chiaramente questa tesi.
É interessante notare come a 65 gradi il tiro verso il basso
richieda correzioni maggiori rispetto a quello verso l'alto. In genere il tiro in pendenza
pone all'arciere evidenti problemi di correzione di mira rispetto al tiro orizzontale.
Prescindendo dai problemi di valutazione oggettiva e di assetto, i problemi prospettici e
balistici devono essere risolti con molta pratica.
precedente | home
| next