Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna
Manuale tecnico di tiro con l'arco per istruttori FIARC

Prima Pubblicazione settembre 1991

Vittorio Brizzi - Edoardo Ferraro
MANUALE DI TIRO CON L'ARCO

Indice espanso |Scuola nazionale FIARC di Tiro con l'Arco di YR | Fiarc WebSite

 

Cap.18 IL TIRO ISTINTIVO

18/1 FILOSOFIA

Arco privo di ogni "gadget", essenziale, poco più che un pezzo di legno. Corpo che partecipa attivamente, ogni fibra coinvolta nell'atto. Canalizzare ogni energia per sfruttare al meglio il binomio, il tutto nel minor tempo possibile. Concentrazione sul bersaglio, e null'altro esiste nell'attimo che precede il rilascio.

È il miglior modo per far funzionare bene l'emisfero creativo del cervello. Si signore, per tirare d'istinto, e coglierci, bisogna dimenticare a casa la ragione e il proprio io. Più si è animali, più si "animalizza" il gesto, più esce naturale e più è efficace.

Tirare d'istinto, per coinvolgersi in una visione del tiro con l'arco totalemente a sè. Stranamente arcieri di luoghi diversi (e di tempi, se fosse possibile il confronto!) che "sentono" il problema , parlano lo stesso linguaggio, comprendono le stesse alchimie e si intendono con un semplice sguardo. Lo spirito comune traina anche là dove non esiste verbo scritto.

È più semplice, si riduce all'osso tutto, più riesce facile affrontare l'onesta sfida con se stessi. Al di là di tutto ciò, è anche un modo pratico per tirare, cacciare e divertirsi. La tecnica c'è, ma non si vede. Se si vede ... vuol dire che è forzata e non va bene. Esistono seri testi di arcieria dove viene canonizzata una regola per tirare istintivamente.

Fred Bear ottimizzò (anzi chi osservò Fred Bear scrisse) una scuola che diventò poi quella che tutt'oggi si vuole emulare. Essa prevede ben poche cose, tutte dettate dalla logica e dalla necessità.

Si vuole creare nel più breve tempo possibile un insieme in sintonia dove non si capisce alcuna frattura, nel senso che arco ed arciere (e bersaglio) sono tutt'uno. La freccia deve essere il più possibile "allineabile" con l'asse occhio dominante bersaglio; l'arco quindi va inclinato, così scompare di vista.

L'ancoraggio (il punto di rilascio) è fisso, sia per tiri vicini che lontani, quindi è intermedio, non troppo lontano dall'occhio, ma neanche dalla mandibola. Il medio all'angolo della bocca è il giusto compromesso. Occhi aperti: non si mira nel senso usuale del termine, la visione periferica è importante ausilio nella caccia (nel tiro al bersaglio mobile in generale). L'azione del tiro è la canonica "spingi-tira": il braccio dell'arco punta verso il bersaglio, quello della corda (il gomito) scatta all'indietro. La testa "entra" il più possibile nell'insieme ed il corpo, con il peso spostato più anteriormente partecipa al tiro in modo attivo.

Le spalle sono inclinate con il torso nella stessa inclinazione dell'arco, ed i piedi sono aperti quanto le spalle con il sinistro (arciere destro) lievemente avanti. La tensione avviene progressiva dal basso, questo per ovvi motivi pratici in quanto tale stile è eminentemente di caccia (l'arco ingombra nel bosco!). Il tempo che precede il rilascio è ridotto al minimo, in quanto il tiratore istintivo "mira" con l'arco abbassato....

Il segreto per colpire è decisamente la ripetitività; associare ad ogni distanza la giusta parabola in un tempo così basso è un'attitudine che si acquisisce solo con la pratica umile e costante. Se si hanno buone basi tecniche e si È in grado di riprodurle con ripetitività, è necessario allenarsi a diverse distanze e su diversi bersagli. Dissociare la "forma" del bersaglio alle distanze è fondamentale per ben sviluppare queste doti.

In ogni caso come, in ogni disciplina di tiro al bersaglio, è proficuo concentrarsi sul particolare più piccolo del bersaglio, ingigantirlo con un'operazione di astrazione, togliersi dalla testa tutto ciò che circonda, e solo così, dopo avere raggiunto questo tipo di "comunione", il tiro viene effettuato. Durante il volo della freccia, cercare di "seguire" il volo come a volerla guidare dentro al particolare del bersaglio. È a tutti gli effetti il "follow through" classico, reso ancora più importante nell'esecuzione di questo tiro in cui la "sensazione" corporea gioca così tanto la parte del leone.

Allenare il proprio corpo per tirare d'istinto non è nÈ più nÈ meno come allenarsi a lanciare una palla da besball, da basket o calciare un pallone. La meccanica è uguale, il segreto è solo ed esclusivamente la ripetitività di un gesto eseguito sempre nello stesso modo. Dal punto di vista dell'attrezzatura, poche e semplici cose da gestire:

- l'arco ricurvo, o il longbow, necessitano di un piatto di finestra il più vicino possibile al "pivot point" (possono anche non avere il piatto orizzontale di finestra!);

- la mano dell'arco è conseguentemente molto prossima al piano di scorrimento della freccia, se non coincidente;

- la freccia dovrà avere impennaggio naturale per non interferire con il tappetino o con il legno o con la mano dell'arco. Pare che un'impugnatura (grip) alta aiuti a realizzare il "push-pull" dell'azione, canalizzando più facilmente le linee di forza braccio dell'arco-spalla-gomito della corda (il polso sta dritto e avvicina ancora di più la freccia).

Osservando un tiratore istintivo, verificate l'allineamento sopraddetto: in questo stile corporeo è condizione necessaria per la buona riuscita del gesto. Il braccio dell'arco è fondamentale: è da lì che fluisce l'azione terminale, ed è il responsabile ultimo del controllo della traiettoria.

18/2 ANALISI IN DETTAGLIO

I piedi. Il posizionamento dei piedi è soggettivo. La posizione obliqua è quella che offre maggior stabilità per via della sua apertura (dei piedi) e per tutta una serie di considerazioni fatte nel paragrafo precedente. Non dimentichiamo che il tiro istintivo è stile dinamico; quest'impostazione dei piedi permette piccole rotazioni sul tronco senz'alcuna perdita di stabilità sul piano verticale. Nel tiro ai bersagli mobili i vantaggi sono evidenti. In ogni modo, la scelta dell'impostazione dei piedi non è critica. L'"elasticità" fisica e mentale, in questo stile di tiro, è attitudine fondamentale. Bisogna sapersi adattare senza alcuno sforzo ad ogni terreno e situazione di tiro .... fa parte del gioco.

La trazione. La tecnica di trazione è molto importante, nel senso che il segreto "tecnico" è tutto nel controllo dell'assetto dell'asse braccio e mano della corda - volto (occhio dominante) e spalle - braccio e mano dell'arco. L'allineamento della struttura scapolo-omerale garantisce l'impatto sulla verticale del bersaglio. Secondo Fred Asbell, il vero cuore di ogni stile di tiro è proprio la trazione.

La mano dell'arco. È fondamentale che il dorso della mano sia in linea più possibile con l'avambraccio. La freccia deve diventare un'estensione del braccio dell'arco, quindi piegare il polso, sulla grip (*)(* Si parla di grip anatomiche di archi ricurvi moderni anche se tradizionali.) incrementa la distanza tra braccio e freccia, e ciò porta ad una situazione paragonabile a quella di un rest elevato (vedi fig. 4). Come si può vedere dai disegni, il polso piegato porta facilmente alla creazione di due linee di forza quasi parallele, e quindi una coppia di rotazione il cui controllo può risultare difficile in situazioni critiche, considerando l'atto del tiro nella sua configurazione dinamica. Quando viene a cessare la forza della corda sulla struttura, il braccio dell'arco spinge sulla grip. Se il punto di applicazione della forza è lontano dal pivot point, si può indurre una rotazione sul piano verticale. Minore è quindi la distanza e, minor pericoli di rotazioni indesiderate si corrono. Se abbassiamo il punto di scorrimento della freccia, cioè passiamo dal rest al tappetino, è logico che si debba cercare il punto di applicazione della forza del braccio dell'arco più prossimo possibile ad esso. Se si abbassa il punto di scorrimento della freccia verso il pivot point, anche il suddetto punto di applicazione deve muoversi dal basso verso di esso. Il braccio dell'arco è sicuramente la cosa più importante di tutto l'atto del tiro. E l'interfaccia tra questo e l'arco, è la grip.


La mano della corda. Guantino o patella è una questione di preferenza personale. Probabilmente, per ragioni pratiche, il guantino è più versatile, sia per la sua maggior "stabilità" nelle mani, sia per tutte le operazioni di contorno al tiro in cui la mano della corda viene usata durante il tiro al bersaglio, o la caccia. In ogni modo ci si può abituare a tutto. Le dita della mano della corda possono agganciare la stessa in tanti modi. Presupponendo l'aggancio infradito, diverse impostazioni possono generare reazioni al rilascio altrettanto diverse. È opinione comune che pollice e mignolo, che non partecipano alla trazione debbano rimanere rilassati. Il motivo principale, oltre che denunciare una "salute" psicologica dell'economia di movimento, risiede nel fatto che la mano può aderire al massimo al viso, nel punto di rilascio. Ciò è fondamentale. L'occhio dominante deve essere in linea con l'asse della freccia. È un motivo funzionale. L'aggancio delle tre falangette può essere più o meno profondo. Carichi consistenti generalmente richiedono una presa più forte, ma i problemi che ne conseguono possono falsare il risultato. Un aggancio profondo porta ad uno "spessore" maggiorato tra faccia e freccia. Al rilascio, il movimento può essere esuberante, incrementando la traiettoria sinusoidale della corda, che amplificherà il paradosso. Nello stesso modo una presa "di punta" è insicura, incontrollabile, soprattutto per i forti carichi degli archi da caccia. In medio stat virtus!

Il gomito del braccio della corda non deve essere alto. L'allineamento tra gomito, polso, freccia, braccio e polso dell'arco, come già detto è fondamentale. Un gomito alto denuncia un difetto di allineamento dalla retta di azione del "spingi-tira" canonico. Il problema è la reazione che si viene a creare al rilascio. Se il gomito è alto, muscoli che non devono partecipare concorrono all'azione. Si viene a creare una tensione difficilmente percepibile in trazione, ma evidente quando il rilascio viene effettuato. Nel 1/250 di secondo che passa durante il transito della corda su cui è ancora inferita la freccia, queste reazioni si manifestano, e destabilizzano l'assetto. Il tiro, ovviamente, risulta impreciso.

La spalla dell'arco. Deve stare nella sua naturale posizione. Non deve alzarsi, nè abbassarsi, per motivi identici a quelli precedenti. Durante l'azione di spinta del braccio dell'arco, è la spalla che ha l'importante funzione di sostenere tutta la struttura. È attivamente partecipe all'azione. La sua passività e malposizionamento significano subire il tiro, non esserne attivi artefici.

Metodi di caricamento. Abbiamo già fatto notare come tirare d'istinto sia in sostanza attitudine mentale, e la sua tecnica, canonizzata da grandi come Bear, Hill e da altri moderni come Asbell, Quillan, Bertalan, Coche ed altri, pur con piccole variazioni sul tema del caricamento, concorda sostanzialmente sull'azione del "spingi-tira" e sul concetto di allineamento. Il caricamento con uno "spingi-tira" più o meno evidente, però viene effettuato in due modi. Sempre partendo dal basso, con il braccio dell'arco flesso e raccolto vicino al corpo, e quindi una evidente azione di espansione, (vedi fig. 2) che inizia da subito, oppure mantenendo il braccio dell'arco già praticamente (ma non completamente) steso, e effettuando l'azione di "spingi- tira" in maniera più moderata, ma sempre evidente (fig. 1).

Punto di rilascio. Se l'allineamento è fondamentale nella dinamicità dell'azione sull'asse verticale del bersaglio, la consistenza ed unicità del punto di rilascio è base per raggruppare. Il dito medio all'angolo della bocca è un giusto compromesso per avere la freccia non troppo lontana dall'occhio dominante, quindi facilmente allineabile, e non troppo vicina da esso per avere problemi di "alzo" per tiri superiori ai 15-20 mt Se la freccia è tenuta alta, sull'occhio, traiettorie curve (tiri lunghi) obbligano ovviamente forti alzi, la mano dell'arco ostacolerebbe la visione del bersaglio entrando nel campo visivo.

Mira. Parlare di mira e di tiro istintivo suona un po' strano. Bisogna riferirsi ad essa, probabilmente, considerandola come una combinazione di un sistema meccanico ripetitivo d'azione e di un particolare coinvolgimento psicologico che avviene nell'arciere. In altri termini, niente di oggettivo, di scientificabile, di "razionale". Non vi è calcolo di distanze, parabole e collimazioni. Il corpo "entra" nell'arco, il braccio dell'arco dirige il tiro, e la freccia, suo prolungamento dinamico, agisce. Per i tiri a breve distanza, entro un range approssimato di 30 mt va così, con i forti archi da caccia. Per distanze superiori, la pratica supplisce ad ogni calcolo. Il vero segreto per colpire è la concentrazione sul più piccolo particolare del bersaglio, come già detto. È essenziale cercare il particolare più minuscolo e isolarlo dal resto. Se non è possibile, con un difficile procedimento di astrazione, bisogna immaginarlo e cercarlo. Se vi accorgete allenandovi alla targa di disperdere la rosata, sostituitela tirando a qualcosa di più piccolo. Vi accorgerete immediatamente del miglioramento. Se questa è una soluzione passiva, è importante agire attivamente dove è impossibile farlo con l'impostazione e la concentrazione assoluta. Un altro sistema per accorgersi di questo meccanismo è tirare da lunghissime distanze. Vi accorgerete che la vostra dispersione orizzontale di frecce a 80 metri è infinitamente minore rispetto a quella a distanze canoniche piú basse. Nel senso che l'angolo sotteso dalla vostra rosata, riportato a 20 metri, vi definirebbe come un tiratore infallibile; e viceversa gli errori sull'orizzontale a breve distanza che sovente occorrono in allenamento, ragionando sempre in termine di angoli, sono errori di metri rapportati alle lunghe distanze. Tra parentesi, se il vostro assetto di tiro è discreto e regolare, potete trarre enorme giovamento da sedute di allenamento alle lunghe distanze.

Rilascio. Nulla di nuovo sotto il sole. I metodi esposti nella didattica nel capitolo 10/3-3 sono universalmente accettati. L'azione dello "spingi-tira" si enfatizza al rilascio, rallentando la velocità e precedendo il rilassamento delle falangi. La tensione dei muscoli della schiena permane, e la mano della corda scatta all'indietro. L'esplosione è soggettiva. Non è necessario che sia un fenomeno cosmico! Più è evidente, più l'azione, comunque, è enfatizzata ed ottimizzata. Segue il follow through.

18/2 UNA TESTIMONIANZA DELLA TECNICA CON IL LONGBOW DI H.HILL (Ted Lynch, Archery World)

Iniziai il tiro con l'arco circa 35 anni fa. Le cose sono abbastanza cambiate in questo sport da allora, specialmente per quanto riguarda l'equipaggiamento. Fare un paragone tra il longbow in bambù con il quale tirai il primo anno ed il compound col quale vinsi il campionato nazionale nel 1977 equivarrebbe a paragonare me e Joe Louis nel suo massimo splendore. Quel vecchio longbow mancava della spinta resa possibile dagli odierni compound, ma funzionava. Ho colpito la mia prima selvaggina con tale arco. Sono passato agli archi ricurvi e li ho utilizzati fino a che mi sono reso conto che i compound avrebbero preso piede e ne ho preso uno.

Ora, come molte persone, ho ancora un longbow e mi diverto immensamente ad usarlo. Tra i miei eroi c'era Howard Hill. Assieme al resto del mondo, non riuscivo a capacitarmi di ciò che egli era in grado di fare con un arco e una freccia. Presi in prestito da un amico il suo libro "Hunting The Hard Way", e lo lessi attentamente.

Nel libro, Hill racconta come tirò con arco e frecce, ma non spiega realmente come tirava. Nel libro c'è soltanto una parte di tutto ciò. Ho vari altri libri e pubblicazioni che parlano del suo tiro, ma nessuno di questi spiega l'intera storia. E questo fino a che John Schulz scrisse "Hitting 'Em Like Howard Hill". Hill insegnò a Schulz come tirare e preparare archi, Schulz spiegò il metodo di tiro di Hill per la prima volta, per lo meno per quanto mi riguarda, in una maniera che rendeva chiaro il perchè funzionasse tanto bene. Più studio Hill, più mi rendo conto che era un pensatore, oltre ad essere un superbo atleta.

Non c'era una gran differenza tra la tecnica di Hill ed altre tecniche accettate, o la tecnica da me usata, ma la tecnica è più significativa di quanto possa esserlo visivamente. Hill tirava velocemente, cosa che faceva sembrare casuale la sua tecnica, ma non lo era affatto. Poteva tirare le frecce in flusso continuo, e tutte quante accuratamente, ma aderiva a uno stile rigido e calcolato. Avrei desiderato che le informazioni complete fossero state pubblicate quando iniziai a tirare con l'arco, in quanto permisi a parecchie persone di spiegarmi stili che non funzionavano affatto bene, e tirai con scarsi risultati per molti anni, sebbene avessi iniziato a sviluppare uno stile molto simile a quello di Hill ed avessi catturato della selvaggina.

La maggior parte dei passi per un buon stile di tiro con l'arco sono uguali a quelli del metodo Hill, quali la posizione del corpo e l'esecuzione del tiro. La posizione di Hill era a 90 gradi rispetto al bersaglio, posizione tuttora usata da arcieri moderni, ma io mi metto leggermente di fronte al bersaglio, a circa 5-10 gradi. Il follow through è importante in tutte le tecniche. L'unico procedimento di Hill era quello di arrivare dalla posizione iniziale alla trazione completa in modo da poter effettuare il tiro velocemente ed accuratamente. La mira veniva presa come parte integrante della trazione.

Metodo Hill passo dopo passo

Iniziamo da una freccia già incoccata. Parleremo dell'estrazione della freccia dalla faretra più avanti. Incominciate con l'arco e la freccia tenuti in modo naturale al vostro fianco (fig. 1), poi portate l'arco in linea con il bersaglio, ed allo stesso momento iniziate a tendere la corda in linea con il vostro punto di aggancio (fig. 2).

Il braccio che impugna l'arco è lievemente piegato all'inizio di questo momento. Continuate a sollevare l'arco e la mano in linea, fino a che il braccio dell'arco ha raggiunto la posizione di tiro, momento in cui al vostro braccio di trazione mancheranno ancora dagli otto ai dieci pollici al punto di aggancio (fig. 3). Il Vostro braccio dell'arco sarà a questo punto totalmente teso, pur mantenendo una certa flessione (il gomito non è rigido). Il braccio di trazione dovrebbe aver raggiunto un punto in cui voi continuate a tirare verso il punto di aggancio (fig. 4) senza peraltro aver bisogno di sollevarlo ulteriormente.

Gli ultimi sei-otto pollici sono importanti: se eseguite correttamente il tiro la vostra trazione sarà in linea, vi troverete in una posizione naturale nel momento di trazione totale, ed è molto improbabile che il tiro venga "accompagnato" dalla mano destra, e che la sinistra abbia un cedimento (a.d.).

Per scoccare fate come dice Schulz: "entrambe le mani non fanno nulla" (fig. 5). Io, prima di scoccare, effettuo una breve pausa. Provai il metodo di Hill con il braccio rigido, ma non mi era possibile controllarlo. Per qualche particolare motivo, quando sollevo il braccio dell'arco sul mio fianco con il gomito irrigidito, perdo il ritmo ed il movimento fluido, e non arrivo alla trazione totale confortevolmente compiendo ogni volta un tiro preciso.

La prima parte del tiro è effettivamente un'operazione di tira e molla con entrambe le braccia mentre raggiungete il punto in cui il braccio dell'arco è esteso ed in posizione di tiro. La distanza in cui il vostro braccio dell'arco spinge l'arco non è molta, ma c'è mentre lo sollevate. La seconda parte del tiro riguarda un movimento continuo. Non c'è un improprio sforzo sui muscoli a trazione completa, dato che il braccio di trazione è steso, sebbene non rigido. Questa tecnica infatti, vi permette di tendere archi più pesanti. All'epoca in cui solevo iniziare la trazione con entrambe le braccia nello stesso momento, raggiungendo la tensione completa ed il punto d'appoggio simultaneamente, la mia trazione pareva non essere mai perfettamente in linea, e la mia spalla sinistra non pareva mai posizionarsi nello stesso posto. Con il metodo Hill, risulto così più saldo nel mio stile. Con il braccio dell'arco flesso, nel mio stile più statico con il compound non funziona molto bene (anche qui il mio stile è più fluido rispetto a molti arcieri, per adattarmi alle condizioni di caccia). Il braccio rigido e bloccato è la cosa più comune nelle tecniche da competizione. Il metodo Hill è fluido, e le parti del corpo implicate in esso debbono anch'esse essere fluide. Potrebbe sembrare impossibile riuscire ad ottenere consistenza con la tecnica della fluidità, ma è possibile. Hill ne ha dato la prova. Si può tirare con l'arco ricurvo per mezzo della stessa tecnica, ma non posso tirare in questo modo col compound. L'alto carico e rilascio iniziale mi mandano fuori ritmo.

La concentrazione sul bersaglio avviene durante il movimento di trazione dell'arco. Il vostro occhio è puntato sulla parte più piccola del bersaglio mentre sollevate l'arco dal vostro fianco. Perfezionate la concentrazione negli ultimi 6-8 pollici di trazione (senza ovviamente l'ausilio di mirini). Viene fatto istintivamente.

La tecnica Hill per la "mira"

Hill si avvaleva di ciò che chiamava la tecnica di mira ad immagine divisa. Egli fissava entrambi gli occhi sul punto da colpire, e sceglieva un punto secondario immaginario per verificare l'allineamento verticale della freccia. Questa non è una tecnica con "falso scopo", dato che lo sguardo è fissato sul punto da colpire. Il sistema Hill è più un raffinato sistema "gap" in cui percepiva lo spazio vuoto (gap) esistente tra il bersaglio e la freccia mediante la visione secondaria concentrandosi esclusivamente sul punto da colpire. Non sono riuscito a sperimentare la sua tecnica di mira ad immagine "divisa". Quando ci provo sposto il fuoco del mio sguardo e tendo a tirare ad un "falso scopo", tirando in questo modo, in maniera piuttosto scadente. Forse è per questo che era un arciere migliore di quanto lo sia io. Dunque, ho sempre tirato istintivamente, senza tentare di trovare il punto secondario raccomandato da Hill. Mentre se non vedo il punto nella mia visione secondaria, sono consapevole della posizione dell'arco mentre tiro. C'è una determinata sensazione in questo. Sento che l'arco è in una posizione più alta nei tiri più lunghi.

In pratica la tecnica di Hill è veloce e sembra non avere un "modello" fisso, ma ha in effetti dei passi che debbono rigorosamente essere seguiti. Vi permette di ottenere l'intera trazione in un tempo molto breve e di mirare nel contempo, cosa che nella caccia è molto utile. La caccia era il "gioco" di Hill, e lui ha sviluppato la sua tecnica per raggiungere i suoi obiettivi. Sono stato un arciere da "faretra sull'arco" per molti anni. Penso ancora che sia uno degli aspetti reali nella caccia con l'arco, ma un longbow non ha un aspetto "giusto" con una faretra da arco. Dunque quando ho ordinato il mio longbow da Schulz, ho ordinato anche una faretra da spalla nello stile di Hill. Quando ricevetti la faretra, che ebbi molto prima dell'arco, la guardai e la appesi per un po'. Quasi tutti utilizzavano una faretra da spalla quando iniziai a tirare con l'arco, ed io ero uno di quelli, ma quando utilizzai la faretra di Hill, mi resi conto ancora una volta di quanto quell'uomo fosse un pensatore. Se da un certo punto di vista era molto simile a quella che ero solito utilizzare, c'era comunque una differenza di ordine funzionale. Per prelevare una freccia dalla faretra e per incoccarla, si deve utilizzare la mano dell'arco, con l'arco in mano (fig. 6), spingendo la faretra in alto ed attorno alla vostra schiena in modo da poterla raggiungere al di sopra della vostra spalla ed estrarre la freccia (fig. 7). Quando vi siete abituati è più facile di quanto non sembri, ed è molto rapido. Le mie frecce sono talmente lunghe che debbo rimandare indietro la faretra vino alla sua posizione originale prima che la freccia possa uscirne. La faretra originale non aveva un punto da poter afferrare in modo da tirarla in dietro, di conseguenza prendevo due pezzi di stringhe in cuoio e li passavo nell'allacciatura del fondo della faretra per avere un punto alto da afferrare. Ha funzionato magnificamente. Un movimento continuo della freccia e dell'arco come illustrato in fig. 8, iniziano il tiro.

Quando siete nella boscaglia, dovete semplicemente far scivolare la faretra sotto il vostro braccio ed andare avanti senza che le vostre frecce siano appese. È notevolmente efficace. Mi ci volle un po' per imparare a farlo correttamente, in quanto perdevo le frecce dalla faretra.

Da una parte la faretra era nuova e rigida, e rimaneva troppo aperta. Deve essere piatta, in modo che la frizione del cuoio tenga le frecce. La lavorai fino a renderla più morbida perchè stesse più piatta. Inoltre, tenevo la faretra troppo distante sotto il mio braccio, facendo puntare verso il basso la sua cima, permettendo alle frecce di scivolare fuori. Si tratta semplicemente di imparare a farla scivolare sotto al braccio in modo da avere una cima leggermente elevata.

Sarebbe imbarazzante allungare una mano per prendere una freccia per tirare ad un cervo e non trovarne nemmeno una. Questo capitò proprio a me una volta: avevo otto frecce, ma quando le cercai erano sparite. In quell'occasione persi solo l'opportunità di colpire una foglia, e fui in grado di tornare indietro a cercare le mie frecce. Ci sono ancora delle mie frecce sparse in giro per i boschi comunque, che avevo perso in precedenza.

Usai per anni una patelletta, pensando che fosse più precisa di un guanto, ma il guanto è più veloce da usare tirando con questo metodo. Mi ci è voluto quasi un anno per cominciare a "sentire" lo stile di Hill, dato che avevo tirato per anni con uno stile diverso. In origine avevo iniziato a tirare con il dito medio all'angolo della bocca quale punto d'appoggio, ma ho permesso che qualcuno mi convincesse ad utilizzare l'indice. Decisi di tornare al dito medio quando ripresi il longbow, ritenendo che fosse un punto d'appoggio migliore nel tiro istintivo, dato che avvicina maggiormente la freccia all'occhio. Mi ci è voluto molto tempo per riabituarmi al dito medio per punto d'appoggio, ma ora mi viene naturale.

 

Riuscire a controllare il tiro con lo stile di Hill, o con qualsiasi altro stile istintivo richiede tempo ed esercizio. I mirini sono consigliati per quelle persone che non hanno abbastanza tempo per esercitarsi. Per iniziare le esercitazioni dovreste avvicinarvi al bersaglio, a circa 10 yard o meno, e tirare senza una visuale, in modo che possiate dapprima concentrarvi sullo stile. Spesso tiro con gli occhi chiusi in modo da potermi aiutare ad avere la sensazione della tecnica. Effettuate i movimenti dapprima lentamente, aumentando la velocità solo dopo averne avuta la "sensazione". Il longbow che ho avuto da Schulz è migliore rispetto al mio primo longbow, avvicinandomi maggiormente alla classe di Joe Louis. Chissà, potrei riuscire a batterlo ora. So di tirare istintivamente meglio ora rispetto a qualche anno fa, e uno dei motivi è quello di avere acquistato una tecnica migliore.

 

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  Gli Autori:
Vittorio Brizzi - e-mail: studionetvbrizzi.dsnet.it,
Edoardo Ferraro - e-mail: studionetvbrizzi.dsnet.it.