Indice espanso |Scuola nazionale FIARC di Tiro con l'Arco di YR | Fiarc WebSite
Cap.18 IL TIRO ISTINTIVO
18/1 FILOSOFIA
Arco privo di ogni "gadget", essenziale, poco più che un
pezzo di legno. Corpo che partecipa attivamente, ogni fibra coinvolta nell'atto.
Canalizzare ogni energia per sfruttare al meglio il binomio, il tutto nel minor tempo
possibile. Concentrazione sul bersaglio, e null'altro esiste nell'attimo che precede il
rilascio.
È il miglior modo per far funzionare bene l'emisfero creativo del
cervello. Si signore, per tirare d'istinto, e coglierci, bisogna dimenticare a casa la
ragione e il proprio io. Più si è animali, più si "animalizza" il gesto, più
esce naturale e più è efficace.
Tirare d'istinto, per coinvolgersi in una visione del tiro con
l'arco totalemente a sè. Stranamente arcieri di luoghi diversi (e di tempi, se fosse
possibile il confronto!) che "sentono" il problema , parlano lo stesso
linguaggio, comprendono le stesse alchimie e si intendono con un semplice sguardo. Lo
spirito comune traina anche là dove non esiste verbo scritto.
È più semplice, si riduce all'osso tutto, più riesce facile
affrontare l'onesta sfida con se stessi. Al di là di tutto ciò, è anche un modo pratico
per tirare, cacciare e divertirsi. La tecnica c'è, ma non si vede. Se si vede ... vuol
dire che è forzata e non va bene. Esistono seri testi di arcieria dove viene canonizzata
una regola per tirare istintivamente.
Fred Bear ottimizzò (anzi chi osservò Fred Bear scrisse) una
scuola che diventò poi quella che tutt'oggi si vuole emulare. Essa prevede ben poche
cose, tutte dettate dalla logica e dalla necessità.
Si vuole creare nel più breve tempo possibile un insieme in
sintonia dove non si capisce alcuna frattura, nel senso che arco ed arciere (e bersaglio)
sono tutt'uno. La freccia deve essere il più possibile "allineabile" con l'asse
occhio dominante bersaglio; l'arco quindi va inclinato, così scompare di vista.
L'ancoraggio (il punto di rilascio) è fisso, sia
per tiri vicini che lontani, quindi è intermedio, non troppo lontano
dall'occhio, ma neanche dalla mandibola. Il medio all'angolo della
bocca è il giusto compromesso. Occhi aperti: non si mira nel senso
usuale del termine, la visione periferica è importante ausilio
nella caccia (nel tiro al bersaglio mobile in generale). L'azione
del tiro è la canonica "spingi-tira": il braccio dell'arco
punta verso il bersaglio, quello della corda (il gomito) scatta
all'indietro. La testa "entra" il più possibile nell'insieme
ed il corpo, con il peso spostato più anteriormente partecipa
al tiro in modo attivo.
Le spalle sono inclinate con il torso nella stessa inclinazione
dell'arco, ed i piedi sono aperti quanto le spalle con il sinistro (arciere destro)
lievemente avanti. La tensione avviene progressiva dal basso, questo per ovvi motivi
pratici in quanto tale stile è eminentemente di caccia (l'arco ingombra nel bosco!). Il
tempo che precede il rilascio è ridotto al minimo, in quanto il tiratore istintivo
"mira" con l'arco abbassato....
Il segreto per colpire è decisamente la ripetitività; associare ad
ogni distanza la giusta parabola in un tempo così basso è un'attitudine che si
acquisisce solo con la pratica umile e costante. Se si hanno buone basi tecniche e si È
in grado di riprodurle con ripetitività, è necessario allenarsi a diverse distanze e su
diversi bersagli. Dissociare la "forma" del bersaglio alle distanze è
fondamentale per ben sviluppare queste doti.
In ogni caso come, in ogni disciplina di tiro al bersaglio, è
proficuo concentrarsi sul particolare più piccolo del bersaglio, ingigantirlo con
un'operazione di astrazione, togliersi dalla testa tutto ciò che circonda, e solo così,
dopo avere raggiunto questo tipo di "comunione", il tiro viene effettuato.
Durante il volo della freccia, cercare di "seguire" il volo come a volerla
guidare dentro al particolare del bersaglio. È a tutti gli effetti il "follow
through" classico, reso ancora più importante nell'esecuzione di questo tiro in cui
la "sensazione" corporea gioca così tanto la parte del leone.
Allenare il proprio corpo per tirare d'istinto non è nÈ più nÈ
meno come allenarsi a lanciare una palla da besball, da basket o calciare un pallone. La
meccanica è uguale, il segreto è solo ed esclusivamente la ripetitività di un gesto
eseguito sempre nello stesso modo. Dal punto di vista dell'attrezzatura, poche e semplici
cose da gestire:
- l'arco ricurvo, o il longbow, necessitano di un piatto di finestra
il più vicino possibile al "pivot point" (possono anche non avere il piatto
orizzontale di finestra!);
- la mano dell'arco è conseguentemente molto prossima al piano di
scorrimento della freccia, se non coincidente;
- la freccia dovrà avere impennaggio naturale per non interferire
con il tappetino o con il legno o con la mano dell'arco. Pare che un'impugnatura (grip)
alta aiuti a realizzare il "push-pull" dell'azione, canalizzando più facilmente
le linee di forza braccio dell'arco-spalla-gomito della corda (il polso sta dritto e
avvicina ancora di più la freccia).
Osservando un tiratore istintivo, verificate l'allineamento
sopraddetto: in questo stile corporeo è condizione necessaria
per la buona riuscita del gesto. Il braccio dell'arco è fondamentale:
è da lì che fluisce l'azione terminale, ed è il responsabile ultimo
del controllo della traiettoria.
18/2 ANALISI IN DETTAGLIO
I piedi. Il posizionamento dei piedi è soggettivo. La posizione
obliqua è quella che offre maggior stabilità per via della sua apertura (dei piedi) e
per tutta una serie di considerazioni fatte nel paragrafo precedente. Non dimentichiamo
che il tiro istintivo è stile dinamico; quest'impostazione dei piedi permette piccole
rotazioni sul tronco senz'alcuna perdita di stabilità sul piano verticale. Nel tiro ai
bersagli mobili i vantaggi sono evidenti. In ogni modo, la scelta dell'impostazione dei
piedi non è critica. L'"elasticità" fisica e mentale, in questo stile di tiro,
è attitudine fondamentale. Bisogna sapersi adattare senza alcuno sforzo ad ogni terreno e
situazione di tiro .... fa parte del gioco.
La trazione. La tecnica di trazione è molto importante, nel senso
che il segreto "tecnico" è tutto nel controllo dell'assetto dell'asse braccio e
mano della corda - volto (occhio dominante) e spalle - braccio e mano dell'arco.
L'allineamento della struttura scapolo-omerale garantisce l'impatto sulla verticale del
bersaglio. Secondo Fred Asbell, il vero cuore di ogni stile di tiro è proprio la
trazione.
La mano dell'arco. È fondamentale che il dorso
della mano sia in linea più possibile con l'avambraccio. La freccia
deve diventare un'estensione del braccio dell'arco, quindi piegare
il polso, sulla grip (*)(* Si parla di grip anatomiche di archi
ricurvi moderni anche se tradizionali.) incrementa la distanza
tra braccio e freccia, e ciò porta ad una situazione paragonabile
a quella di un rest elevato (vedi
fig. 4). Come si può vedere dai disegni, il polso piegato
porta facilmente alla creazione di due linee di forza quasi parallele,
e quindi una coppia di rotazione il cui controllo può risultare
difficile in situazioni critiche, considerando l'atto del tiro
nella sua configurazione dinamica. Quando viene a cessare la forza
della corda sulla struttura, il braccio dell'arco spinge sulla
grip. Se il punto di applicazione della forza è lontano dal pivot
point, si può indurre una rotazione sul piano verticale. Minore
è quindi la distanza e, minor pericoli di rotazioni indesiderate
si corrono. Se abbassiamo il punto di scorrimento della freccia,
cioè passiamo dal rest al tappetino, è logico che si debba cercare
il punto di applicazione della forza del braccio dell'arco più
prossimo possibile ad esso. Se si abbassa il punto di scorrimento
della freccia verso il pivot point, anche il suddetto punto di
applicazione deve muoversi dal basso verso di esso. Il braccio
dell'arco è sicuramente la cosa più importante di tutto l'atto
del tiro. E l'interfaccia tra questo e l'arco, è la grip.

La mano della corda. Guantino o patella è una questione
di preferenza personale. Probabilmente, per ragioni pratiche,
il guantino è più versatile, sia per la sua maggior "stabilità"
nelle mani, sia per tutte le operazioni di contorno al tiro in
cui la mano della corda viene usata durante il tiro al bersaglio,
o la caccia. In ogni modo ci si può abituare a tutto. Le dita
della mano della corda possono agganciare la stessa in tanti modi.
Presupponendo l'aggancio infradito, diverse impostazioni possono
generare reazioni al rilascio altrettanto diverse. È opinione
comune che pollice e mignolo, che non partecipano alla trazione
debbano rimanere rilassati. Il motivo principale, oltre che denunciare
una "salute" psicologica dell'economia di movimento,
risiede nel fatto che la mano può aderire al massimo al viso,
nel punto di rilascio. Ciò è fondamentale. L'occhio dominante
deve essere in linea con l'asse della freccia. È un motivo funzionale.
L'aggancio delle tre falangette può essere più o meno profondo.
Carichi consistenti generalmente richiedono una presa più forte,
ma i problemi che ne conseguono possono falsare il risultato.
Un aggancio profondo porta ad uno "spessore" maggiorato
tra faccia e freccia. Al rilascio, il movimento può essere esuberante,
incrementando la traiettoria sinusoidale della corda, che amplificherà
il paradosso. Nello stesso modo una presa "di punta"
è insicura, incontrollabile, soprattutto per i forti carichi degli
archi da caccia. In medio stat virtus!
Il gomito del braccio della corda non deve essere alto.
L'allineamento tra gomito, polso, freccia, braccio e polso dell'arco, come già detto è
fondamentale. Un gomito alto denuncia un difetto di allineamento dalla retta di azione del
"spingi-tira" canonico. Il problema è la reazione che si viene a creare al
rilascio. Se il gomito è alto, muscoli che non devono partecipare concorrono all'azione.
Si viene a creare una tensione difficilmente percepibile in trazione, ma evidente quando
il rilascio viene effettuato. Nel 1/250 di secondo che passa durante il transito della
corda su cui è ancora inferita la freccia, queste reazioni si manifestano, e
destabilizzano l'assetto. Il tiro, ovviamente, risulta impreciso.
La spalla dell'arco. Deve stare nella sua naturale posizione. Non
deve alzarsi, nè abbassarsi, per motivi identici a quelli precedenti. Durante l'azione di
spinta del braccio dell'arco, è la spalla che ha l'importante funzione di sostenere tutta
la struttura. È attivamente partecipe all'azione. La sua passività e malposizionamento
significano subire il tiro, non esserne attivi artefici.
Metodi di caricamento. Abbiamo già fatto notare
come tirare d'istinto sia in sostanza attitudine mentale, e la
sua tecnica, canonizzata da grandi come Bear, Hill e da altri
moderni come Asbell, Quillan, Bertalan, Coche ed altri, pur con
piccole variazioni sul tema del caricamento, concorda sostanzialmente
sull'azione del "spingi-tira" e sul concetto di allineamento.
Il caricamento con uno "spingi-tira" più o meno evidente,
però viene effettuato in due modi. Sempre partendo dal basso,
con il braccio dell'arco flesso e raccolto vicino al corpo, e
quindi una evidente azione di espansione, (vedi
fig. 2) che inizia da subito, oppure mantenendo il braccio
dell'arco già praticamente (ma non completamente) steso, e effettuando
l'azione di "spingi- tira" in maniera più moderata,
ma sempre evidente (fig.
1).
Punto di rilascio. Se l'allineamento è fondamentale nella
dinamicità dell'azione sull'asse verticale del bersaglio, la consistenza ed unicità del
punto di rilascio è base per raggruppare. Il dito medio all'angolo della bocca è un
giusto compromesso per avere la freccia non troppo lontana dall'occhio dominante, quindi
facilmente allineabile, e non troppo vicina da esso per avere problemi di "alzo"
per tiri superiori ai 15-20 mt Se la freccia è tenuta alta, sull'occhio, traiettorie
curve (tiri lunghi) obbligano ovviamente forti alzi, la mano dell'arco ostacolerebbe la
visione del bersaglio entrando nel campo visivo.
Mira. Parlare di mira e di tiro istintivo suona un po' strano.
Bisogna riferirsi ad essa, probabilmente, considerandola come una combinazione di un
sistema meccanico ripetitivo d'azione e di un particolare coinvolgimento psicologico che
avviene nell'arciere. In altri termini, niente di oggettivo, di scientificabile, di
"razionale". Non vi è calcolo di distanze, parabole e collimazioni. Il corpo
"entra" nell'arco, il braccio dell'arco dirige il tiro, e la freccia, suo
prolungamento dinamico, agisce. Per i tiri a breve distanza, entro un range approssimato
di 30 mt va così, con i forti archi da caccia. Per distanze superiori, la pratica
supplisce ad ogni calcolo. Il vero segreto per colpire è la concentrazione sul più
piccolo particolare del bersaglio, come già detto. È essenziale cercare il particolare
più minuscolo e isolarlo dal resto. Se non è possibile, con un difficile procedimento di
astrazione, bisogna immaginarlo e cercarlo. Se vi accorgete allenandovi alla targa di
disperdere la rosata, sostituitela tirando a qualcosa di più piccolo. Vi accorgerete
immediatamente del miglioramento. Se questa è una soluzione passiva, è importante agire
attivamente dove è impossibile farlo con l'impostazione e la concentrazione assoluta. Un
altro sistema per accorgersi di questo meccanismo è tirare da lunghissime distanze. Vi
accorgerete che la vostra dispersione orizzontale di frecce a 80 metri è infinitamente
minore rispetto a quella a distanze canoniche piú basse. Nel senso che l'angolo sotteso
dalla vostra rosata, riportato a 20 metri, vi definirebbe come un tiratore infallibile; e
viceversa gli errori sull'orizzontale a breve distanza che sovente occorrono in
allenamento, ragionando sempre in termine di angoli, sono errori di metri rapportati alle
lunghe distanze. Tra parentesi, se il vostro assetto di tiro è discreto e regolare,
potete trarre enorme giovamento da sedute di allenamento alle lunghe distanze.
Rilascio. Nulla di nuovo sotto il sole. I metodi esposti nella
didattica nel capitolo 10/3-3 sono universalmente accettati. L'azione dello
"spingi-tira" si enfatizza al rilascio, rallentando la velocità e precedendo il
rilassamento delle falangi. La tensione dei muscoli della schiena permane, e la mano della
corda scatta all'indietro. L'esplosione è soggettiva. Non è necessario che sia un
fenomeno cosmico! Più è evidente, più l'azione, comunque, è enfatizzata ed
ottimizzata. Segue il follow through.
18/2 UNA TESTIMONIANZA DELLA TECNICA CON IL LONGBOW DI H.HILL (Ted
Lynch, Archery World)
Iniziai il tiro con l'arco circa 35 anni fa. Le cose sono abbastanza
cambiate in questo sport da allora, specialmente per quanto riguarda l'equipaggiamento.
Fare un paragone tra il longbow in bambù con il quale tirai il primo anno ed il compound
col quale vinsi il campionato nazionale nel 1977 equivarrebbe a paragonare me e Joe Louis
nel suo massimo splendore. Quel vecchio longbow mancava della spinta resa possibile dagli
odierni compound, ma funzionava. Ho colpito la mia prima selvaggina con tale arco. Sono
passato agli archi ricurvi e li ho utilizzati fino a che mi sono reso conto che i compound
avrebbero preso piede e ne ho preso uno.
Ora, come molte persone, ho ancora un longbow e mi diverto
immensamente ad usarlo. Tra i miei eroi c'era Howard Hill. Assieme al resto del mondo, non
riuscivo a capacitarmi di ciò che egli era in grado di fare con un arco e una freccia.
Presi in prestito da un amico il suo libro "Hunting The Hard Way", e lo lessi
attentamente.
Nel libro, Hill racconta come tirò con arco e frecce, ma non spiega
realmente come tirava. Nel libro c'è soltanto una parte di tutto ciò. Ho vari altri
libri e pubblicazioni che parlano del suo tiro, ma nessuno di questi spiega l'intera
storia. E questo fino a che John Schulz scrisse "Hitting 'Em Like Howard Hill".
Hill insegnò a Schulz come tirare e preparare archi, Schulz spiegò il metodo di tiro di
Hill per la prima volta, per lo meno per quanto mi riguarda, in una maniera che rendeva
chiaro il perchè funzionasse tanto bene. Più studio Hill, più mi rendo conto che era un
pensatore, oltre ad essere un superbo atleta.
Non c'era una gran differenza tra la tecnica di Hill ed altre
tecniche accettate, o la tecnica da me usata, ma la tecnica è più significativa di
quanto possa esserlo visivamente. Hill tirava velocemente, cosa che faceva sembrare
casuale la sua tecnica, ma non lo era affatto. Poteva tirare le frecce in flusso continuo,
e tutte quante accuratamente, ma aderiva a uno stile rigido e calcolato. Avrei desiderato
che le informazioni complete fossero state pubblicate quando iniziai a tirare con l'arco,
in quanto permisi a parecchie persone di spiegarmi stili che non funzionavano affatto
bene, e tirai con scarsi risultati per molti anni, sebbene avessi iniziato a sviluppare
uno stile molto simile a quello di Hill ed avessi catturato della selvaggina.
La maggior parte dei passi per un buon stile di tiro con l'arco sono
uguali a quelli del metodo Hill, quali la posizione del corpo e l'esecuzione del tiro. La
posizione di Hill era a 90 gradi rispetto al bersaglio, posizione tuttora usata da arcieri
moderni, ma io mi metto leggermente di fronte al bersaglio, a circa 5-10 gradi. Il follow
through è importante in tutte le tecniche. L'unico procedimento di Hill era quello di
arrivare dalla posizione iniziale alla trazione completa in modo da poter effettuare il
tiro velocemente ed accuratamente. La mira veniva presa come parte integrante della
trazione.
Metodo Hill passo dopo passo
Iniziamo da una freccia già incoccata. Parleremo
dell'estrazione della freccia dalla faretra più avanti. Incominciate
con l'arco e la freccia tenuti in modo naturale al vostro fianco
(fig. 1), poi
portate l'arco in linea con il bersaglio, ed allo stesso momento
iniziate a tendere la corda in linea con il vostro punto di aggancio
(fig. 2).
Il braccio che impugna l'arco è lievemente
piegato all'inizio di questo momento. Continuate a sollevare l'arco
e la mano in linea, fino a che il braccio dell'arco ha raggiunto
la posizione di tiro, momento in cui al vostro braccio di trazione
mancheranno ancora dagli otto ai dieci pollici al punto di aggancio
(fig. 3). Il
Vostro braccio dell'arco sarà a questo punto totalmente teso,
pur mantenendo una certa flessione (il gomito non è rigido). Il
braccio di trazione dovrebbe aver raggiunto un punto in cui voi
continuate a tirare verso il punto di aggancio (fig.
4) senza peraltro aver bisogno di sollevarlo ulteriormente.
Gli ultimi sei-otto pollici sono importanti: se eseguite
correttamente il tiro la vostra trazione sarà in linea, vi troverete in una posizione
naturale nel momento di trazione totale, ed è molto improbabile che il tiro venga
"accompagnato" dalla mano destra, e che la sinistra abbia un cedimento (a.d.).
Per scoccare fate come dice Schulz: "entrambe
le mani non fanno nulla" (fig.
5). Io, prima di scoccare, effettuo una breve pausa. Provai
il metodo di Hill con il braccio rigido, ma non mi era possibile
controllarlo. Per qualche particolare motivo, quando sollevo il
braccio dell'arco sul mio fianco con il gomito irrigidito, perdo
il ritmo ed il movimento fluido, e non arrivo alla trazione totale
confortevolmente compiendo ogni volta un tiro preciso.
La prima parte del tiro è effettivamente un'operazione di tira e
molla con entrambe le braccia mentre raggiungete il punto in cui il braccio dell'arco è
esteso ed in posizione di tiro. La distanza in cui il vostro braccio dell'arco spinge
l'arco non è molta, ma c'è mentre lo sollevate. La seconda parte del tiro riguarda un
movimento continuo. Non c'è un improprio sforzo sui muscoli a trazione completa, dato che
il braccio di trazione è steso, sebbene non rigido. Questa tecnica infatti, vi permette
di tendere archi più pesanti. All'epoca in cui solevo iniziare la trazione con entrambe
le braccia nello stesso momento, raggiungendo la tensione completa ed il punto d'appoggio
simultaneamente, la mia trazione pareva non essere mai perfettamente in linea, e la mia
spalla sinistra non pareva mai posizionarsi nello stesso posto. Con il metodo Hill,
risulto così più saldo nel mio stile. Con il braccio dell'arco flesso, nel mio stile
più statico con il compound non funziona molto bene (anche qui il mio stile è più
fluido rispetto a molti arcieri, per adattarmi alle condizioni di caccia). Il braccio
rigido e bloccato è la cosa più comune nelle tecniche da competizione. Il metodo Hill è
fluido, e le parti del corpo implicate in esso debbono anch'esse essere fluide. Potrebbe
sembrare impossibile riuscire ad ottenere consistenza con la tecnica della fluidità, ma
è possibile. Hill ne ha dato la prova. Si può tirare con l'arco ricurvo per mezzo della
stessa tecnica, ma non posso tirare in questo modo col compound. L'alto carico e rilascio
iniziale mi mandano fuori ritmo.
La concentrazione sul bersaglio avviene durante il movimento di
trazione dell'arco. Il vostro occhio è puntato sulla parte più piccola del bersaglio
mentre sollevate l'arco dal vostro fianco. Perfezionate la concentrazione negli ultimi 6-8
pollici di trazione (senza ovviamente l'ausilio di mirini). Viene fatto istintivamente.
La tecnica Hill per la "mira"
Hill si avvaleva di ciò che chiamava la tecnica di mira ad immagine
divisa. Egli fissava entrambi gli occhi sul punto da colpire, e sceglieva un punto
secondario immaginario per verificare l'allineamento verticale della freccia. Questa non
è una tecnica con "falso scopo", dato che lo sguardo è fissato sul punto da
colpire. Il sistema Hill è più un raffinato sistema "gap" in cui percepiva lo
spazio vuoto (gap) esistente tra il bersaglio e la freccia mediante la visione secondaria
concentrandosi esclusivamente sul punto da colpire. Non sono riuscito a sperimentare la
sua tecnica di mira ad immagine "divisa". Quando ci provo sposto il fuoco del
mio sguardo e tendo a tirare ad un "falso scopo", tirando in questo modo, in
maniera piuttosto scadente. Forse è per questo che era un arciere migliore di quanto lo
sia io. Dunque, ho sempre tirato istintivamente, senza tentare di trovare il punto
secondario raccomandato da Hill. Mentre se non vedo il punto nella mia visione secondaria,
sono consapevole della posizione dell'arco mentre tiro. C'è una determinata sensazione in
questo. Sento che l'arco è in una posizione più alta nei tiri più lunghi.
In pratica la tecnica di Hill è veloce e sembra
non avere un "modello" fisso, ma ha in effetti dei passi
che debbono rigorosamente essere seguiti. Vi permette di ottenere
l'intera trazione in un tempo molto breve e di mirare nel contempo,
cosa che nella caccia è molto utile. La caccia era il "gioco"
di Hill, e lui ha sviluppato la sua tecnica per raggiungere i
suoi obiettivi. Sono stato un arciere da "faretra sull'arco"
per molti anni. Penso ancora che sia uno degli aspetti reali nella
caccia con l'arco, ma un longbow non ha un aspetto "giusto"
con una faretra da arco. Dunque quando ho ordinato il mio longbow
da Schulz, ho ordinato anche una faretra da spalla nello stile
di Hill. Quando ricevetti la faretra, che ebbi molto prima dell'arco,
la guardai e la appesi per un po'. Quasi tutti utilizzavano una
faretra da spalla quando iniziai a tirare con l'arco, ed io ero
uno di quelli, ma quando utilizzai la faretra di Hill, mi resi
conto ancora una volta di quanto quell'uomo fosse un pensatore.
Se da un certo punto di vista era molto simile a quella che ero
solito utilizzare, c'era comunque una differenza di ordine funzionale.
Per prelevare una freccia dalla faretra e per incoccarla, si deve
utilizzare la mano dell'arco, con l'arco in mano (fig.
6), spingendo la faretra in alto ed attorno alla vostra schiena
in modo da poterla raggiungere al di sopra della vostra spalla
ed estrarre la freccia (fig.
7). Quando vi siete abituati è più facile di quanto non sembri,
ed è molto rapido. Le mie frecce sono talmente lunghe che debbo
rimandare indietro la faretra vino alla sua posizione originale
prima che la freccia possa uscirne. La faretra originale non aveva
un punto da poter afferrare in modo da tirarla in dietro, di conseguenza
prendevo due pezzi di stringhe in cuoio e li passavo nell'allacciatura
del fondo della faretra per avere un punto alto da afferrare.
Ha funzionato magnificamente. Un movimento continuo della freccia
e dell'arco come illustrato in fig.
8, iniziano il tiro.
Quando siete nella boscaglia, dovete semplicemente far scivolare la
faretra sotto il vostro braccio ed andare avanti senza che le vostre frecce siano appese.
È notevolmente efficace. Mi ci volle un po' per imparare a farlo correttamente, in quanto
perdevo le frecce dalla faretra.
Da una parte la faretra era nuova e rigida, e rimaneva troppo
aperta. Deve essere piatta, in modo che la frizione del cuoio tenga le frecce. La lavorai
fino a renderla più morbida perchè stesse più piatta. Inoltre, tenevo la faretra troppo
distante sotto il mio braccio, facendo puntare verso il basso la sua cima, permettendo
alle frecce di scivolare fuori. Si tratta semplicemente di imparare a farla scivolare
sotto al braccio in modo da avere una cima leggermente elevata.
Sarebbe imbarazzante allungare una mano per prendere una freccia per
tirare ad un cervo e non trovarne nemmeno una. Questo capitò proprio a me una volta:
avevo otto frecce, ma quando le cercai erano sparite. In quell'occasione persi solo
l'opportunità di colpire una foglia, e fui in grado di tornare indietro a cercare le mie
frecce. Ci sono ancora delle mie frecce sparse in giro per i boschi comunque, che avevo
perso in precedenza.
Usai per anni una patelletta, pensando che fosse più precisa di un
guanto, ma il guanto è più veloce da usare tirando con questo metodo. Mi ci è voluto
quasi un anno per cominciare a "sentire" lo stile di Hill, dato che avevo tirato
per anni con uno stile diverso. In origine avevo iniziato a tirare con il dito medio
all'angolo della bocca quale punto d'appoggio, ma ho permesso che qualcuno mi convincesse
ad utilizzare l'indice. Decisi di tornare al dito medio quando ripresi il longbow,
ritenendo che fosse un punto d'appoggio migliore nel tiro istintivo, dato che avvicina
maggiormente la freccia all'occhio. Mi ci è voluto molto tempo per riabituarmi al dito
medio per punto d'appoggio, ma ora mi viene naturale.
Riuscire a controllare il tiro con lo stile di Hill, o con qualsiasi
altro stile istintivo richiede tempo ed esercizio. I mirini sono consigliati per quelle
persone che non hanno abbastanza tempo per esercitarsi. Per iniziare le esercitazioni
dovreste avvicinarvi al bersaglio, a circa 10 yard o meno, e tirare senza una visuale, in
modo che possiate dapprima concentrarvi sullo stile. Spesso tiro con gli occhi chiusi in
modo da potermi aiutare ad avere la sensazione della tecnica. Effettuate i movimenti
dapprima lentamente, aumentando la velocità solo dopo averne avuta la
"sensazione". Il longbow che ho avuto da Schulz è migliore rispetto al mio
primo longbow, avvicinandomi maggiormente alla classe di Joe Louis. Chissà, potrei
riuscire a batterlo ora. So di tirare istintivamente meglio ora rispetto a qualche anno
fa, e uno dei motivi è quello di avere acquistato una tecnica migliore.
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