Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna
Manuale tecnico di tiro con l'arco per istruttori FIARC

Prima Pubblicazione settembre 1991

Vittorio Brizzi - Edoardo Ferraro
MANUALE DI TIRO CON L'ARCO

Indice espanso |Scuola nazionale FIARC di Tiro con l'Arco di YR | Fiarc WebSite

 

Cap.19
LE PATOLOGIE DELL'ARCIERE

Il tiro con l'arco è una disciplina sportiva che impegna in primo luogo l'articolazione scapolo-omerale, secondariamente avambraccio e mano. Pertanto le lesioni che interessano queste strutture solo raramente sono conseguenza di un trauma acuto, la maggior parte delle volte sono dovute a microtraumi che sommandosi nel tempo raggiungono una intensità tale da manifestarsi clinicamente.

Questi microtraumi sono riconducibili a lesioni da sovraccarico funzionale a causa della ripetizione del gesto per tempi prolungati e per intensità elevate che sottopongono le strutture ad usura. Si possono manifestare sia in atleti ben allenati e dotati di buona tecnica che però si sottopongono a carichi di lavoro durante l'allenamento, scelti empiricamente o in principianti che usano archi troppo potenti o che eseguono in modo scorretto il gesto. Le lesioni possono interessare strutture tendinee, capsulo-legamentose, i muscoli, i nervi periferici e la cute.

Fra le patologie merita particolare attenzione una lesione che è caratteristica della fase di caricamento dell'arco: la periartrite scapolo-omerale. Si manifesta con dolore vivo localizzato nella parte antero laterale dell'articolazione della spalla e si accentua nei movimenti attivi e passivi con limitazione funzionale di tutta l'articolazione. Tale sintomatologia dolorosa può portare gradatamente ad una marcata rigidità dell'articolazione della spalla.

È una tendinite che interessa i muscoli che costituiscono la cuffia dei rotatori: sovraspinoso, sottospinoso, piccolo rotondo, sottoscapolare; questi tendini sono sottoposti a sollecitazioni nel movimento di abduzione e anteposizione del braccio per attriti e compressioni fra la testa dell'omero e l'arco coraco acromiale. Nella fase acuta la migliore terapia è il riposo associato all'assunzione di antalgici antinfiammatori; sconsigliate sono le iniezioni locali di cortisonici perchè se ripetute possono portare ad una atrofia tendinea. Nei casi più gravi può essere necessaria una breve immobilizzazione, a ciò si può aggiungere chinesiterapia attiva e passiva.

Prima di riprendere l'attività sportiva è necessario un potenziamento della muscolatura del cingolo scapolo-omerale con pesi crescenti. A livello del gomito sono pure frequenti le infiammazioni dei muscoli epicondiloidei, con dolore alla faccia esterna del gomito che regredisce col riposo e aumenta con lo sforzo specie in estensione e pronosupinazione.

Anche a livello della mano che afferra la corda si possono avere lesioni; il continuo movimento di prensione con forza può provocare delle infiammazioni sia a livello del lungo abduttore del pollice sia a livello delle membrane dei flessori delle dita dove, a livello delle articolazioni metacarpo-falangee, possono provocare un fenomeno detto "dito a scatto"; anche in questi casi la terapia segue due indirizzi: farmacologica e riabilitativa.

Come si vede, anche se esposti in modo succinto, diverse sono le patologie che possono interessare l'arciere, questo deve farci ricordare come anche in questo sport ci voglia un minimo di programmazione nell'allenamento sia fisico che tecnico e non lasciarsi tentare dall'improvvisazione.

 

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  Gli Autori:
Vittorio Brizzi - e-mail: studionetvbrizzi.dsnet.it,
Edoardo Ferraro - e-mail: studionetvbrizzi.dsnet.it.