2-DINAMICA DELL'ARCO
La conoscenza delle basi fisiche del funzionamento dell'arco è
molto importante per l'istruttore. In questo capitolo ci occuperemo della dinamica
dell'arco e della freccia e dell'influenza che la geometria dell'arco ha sul suo
rendimento. 2/1
MECCANICA INTERNA
Il motore dell'arco è il sistema dei flettenti. Con ragionevole
sicurezza si può affermare che il flettente è composto da tre strati:
- A) faccia posteriore: è lo strato sottoposto a tensione durante la
trazione;
- B) il cuore: è lo strato interno che fa da interfaccia tra i due
esterni e che impedisce il reciproco scivolamento;
- C) faccia anteriore: è lo strato sottoposto a compressione durante
la trazione.
Questi strati non sono mai di ugual spessore. La forza di trazione
dell'arco è generata dalle forze di taglio (*) che si
sviluppano all'interno del sandwich.
Lo strato interno ha la maggior responsabilità nella definizione del carico dell'arco, in
quanto il suo spessore modifica la distanza tra i due strati attivi, e di conseguenza
incrementa con il suo aumentare, le forze di taglio summenzionate.
Il cuore in effetti, è solo un riempitivo. La superiorità
dell'arco composito sull'arco ad un solo elemento costruttivo (self bow), consiste proprio
in ciò. I materiali che compongono quindi l'arco composito devono essere flessibili,
leggeri ed indeformabili; il segreto sta nell'incollaggio delle parti componenti: Il
cuore, negli ultimi modelli, viene talvolta sostituito con delle "schiume"
poliuretaniche invece del tradizionale "maple", acero canadese, a straterelli,
in un pezzo unico o in sottilissime impiallicciature.
Dall'esame del diagramma 1 è possibile verificare la natura delle
forze in atto. La figura 1 mostra un sandwich composto da tre laminazioni prima
dell'incollaggio reciproco, fissato alla base. Se viene applicata una forza all'altra
estremità la struttura ovviamente si piega (fig. 2). La lunghezza relativa di ogni foglio
cambia, in virtù del differente raggio di curvatura che viene a formarsi in ogni strato.
Quantificando questa differenza in scala sul diagramma, si può dire che tra lo strato
interno e quello esterno si viene a creare mezzo cm. di sbalzo. Ogni foglio possiede la
stessa percentuale di tensione e compressione. Considerando l'arco composto da due di
questi sandwich (i due flettenti), la differenza totale di lunghezza si raddoppia, 1 cm..
Ebbene, se incolliamo i tre strati insieme, e li sottoponiamo alla
stessa forza (fig. 3), l'ammontare di materiale sottoposto a stress sarà proprio di 1
cm., non si verificherà alcuna differenza di lunghezza tra gli strati in quanto
solidamente vincolati insieme.
Lo strato anteriore sarà sottoposto a compressione, lo strato posteriore sarà sottoposto
a tensione, lo strato intermedio "medierà" le due forze contrapposte. Queste
forze altamente distruttive vengono bilanciate e ben distribuite nel flettente dell'arco;
e sono ovviamente le responsabili della propulsione della freccia.
Le proprietà di resilienza del materiale fanno sì che il flettente
ritorni alla posizione iniziale dopo essere stato piegato, cioè dopo aver rilasciato la
corda.
Nei vecchi archi di solo legno, la resilienza era molto bassa. Come risultato, le perdite
elastiche nel ritorno del flettente contribuivano agli scarsi rendimenti via via sempre
maggiori con il passare del tempo.
Il legno può tollerare stress di 56 kg/cm2, mentre i moderni materiali che costituiscono
gli archi compositi d'oggi possono tollerare stress in eccesso mille volte superiore.
La loro perdita elastica al ritorno, o resilienza è praticamente nulla anche dopo anni di
sfruttamento. Dal punto di vista della resilienza, quindi si può affermare che con i
moderni materiali l'energia elastica viene conservata, nell'ordine del 95% (98%).
L'energia elastica viene così trasferita dalla corda alla freccia trasformandosi in
energia cinetica. Naturalmente questo valore di energia (di movimento) diminuisce a causa
della resistenza dell'aria, e per inerzia del materiale (cioè il suo peso). Frizioni tra
freccia e rest, resistenza con l'aria fanno si che l'energia cinetica della freccia sia,
all'uscita dell'arco, ancora inferiore, dall 85% al 93%, dell'energia potenziale elastica
immagazzinata durante la trazione.
2/2 ENERGIA
L'energia è la capacità di compiere un lavoro. Il lavoro, per il
nostro uso, è forza * spostamento, cioè la forza dei nostri muscoli che spostano la
corda dalla sua posizione iniziale per portarla al punto di rilascio, per una lunghezza
pari al nostro allungo. In questo modo il sistema arco-freccia accumula energia potenziale
elastica attraverso il meccanismo spiegato prima.
L'energia potenziale elastica è una forma di energia come quella potenziale
gravitazionale, e si misura in Joule; gli anglosassoni utilizzano la libbra-forza-piede
abbreviato ft.lbs, che corrisponde a 0.738 Joule. Tutte le prove tecniche americane
utilizzano il sistema anglosassone; (ad esempio, per convertire 30 Joule in ft.lbs., basta
moltiplicare 30 per 0.738=22.1 ft.lbs.).
Dato che la maggioranza dei testi e riviste d'arcieria sono americane, per semplicità
adotteremo le loro unità di misura.
Vediamo ora tutti i tipi di energia coinvolti nell'azione di tendere
l'arco. Abbiamo spiegato il meccanismo che ci permette di sviluppare la nostra energia
potenziale elastica: Il concetto di "energia potenziale", in
generale è interpretabile come energia "in potenza" a disposizione che può
essere fruita, ed è in funzione della posizione.
Un ferro da stiro in cima ad un armadio possiede "in
potenza" energia. Cioè se ci cade su un piede, l'energia che possedeva in potenza si
trasforma in energia legata al movimento, cioè cinetica ed in calore al momento dell'urto
con il nostro piede (ed in imprecazioni molto facilmente).
Avviene quindi una trasformazione di energia, da potenziale gravitazionale a cinetica
durante la caduta. Nello stesso tempo una molla compressa possiede un'energia potenziale
elastica. Se viene liberato il meccanismo che la blocca, ritorna con uno scatto alla sua
configurazione energetica minima, cioè distesa. Durante lo scatto, possiede energia
cinetica, anche qui avviene una trasformazione di energia.
2/3 TRASFERIMENTO DI ENERGIA
Un'azione di tiro coinvolge tre tipi di energia diversa; vediamo
quali. Il lavoro compiuto dall'arciere nel tendere l'arco si trasforma in energia
potenziale elastica accumulata dalle fibre della struttura dei flettenti. Dal momento che
avviene il rilascio della corda, questa energia si trasforma in energia cinetica,
cioè di movimento, della corda-freccia. Appena la freccia lascia la corda, essa vince la
sua energia potenziale gravitazionale a spese della sua energia cinetica.
Se non esistessero attriti, l'energia dell'arciere verrebbe trasferita attraverso questi
passaggi senza perdite. Così non avviene; l'isteresi ,
la resistenza dell'aria, ed altre forme di attrito riducono l'energia risultante.
Violando le regole di sicurezza si potrebbe fare un esperimento che
potrebbe rendere tutto ciò. Tendendo l'arco verticale, si accumula energia potenziale
elastica. Al rilascio questa energia si muta in cinetica (corda-freccia).
All'uscita dall'arco la freccia possiede energia cinetica per vincere l'attrazione
gravitazionale. Essa viene spesa nella salita per guadagnare energia potenziale
gravitazionale. Quando la freccia si ferma, l'E. cinetica è = 0, l'E. potenziale è
massima. Durante la discesa avviene il contrario: l'E. potenziale gravitazionale si
trasforma in E.cinetica ed al momento del contatto con il terreno si trasforma a sua volta
in energia termica attraverso le forze di attrito che si sviluppano durante la
penetrazione nel terreno.
Il ciclo è compiuto.
Volendo quantificare in cifre, e senza considerare gli attriti, un
arco da 50 libbre richiede un lavoro per tenderlo di 251 libbre/piede (1 piede = 30,30 cm.
= 16"), per tenderlo di due piedi e portarlo all'allungo di 32" presupponendo
una distanza corda arco di 8"(brace height) si sviluppa un lavoro pari a 50 ft.lbs.,
di energia potenziale elastica, che viene convertita in energia cinetica e trasferita alla
freccia quando viene rilasciata la corda durante il tragitto che va dai 32" di
allungo alla distanza degli 8" del brace height. La freccia volerà verticale finchè
non raggiungerà l'altezza in cui possiederà 50 ft.lbs di energia potenziale
gravitazionale, e sarà ferma.
Se la freccia avrà massa di 25 grammi (1/20 di libbra) salirà ad un'altezza di 330 metri
(1000 piedi) perchè consideriamo la formula E.potenziale = Mgh, dove M è la massa della
freccia, h l'altezza raggiunta, g la costante di gravità, e la nostra formula diventa
50=1/20*h, da cui h=50/1/20=1000. La nostra freccia scenderà da quest'altezza quadagnando
energia cinetica a scapito di quella potenziale, e toccherà terra con 50 ft.lbs. di E.
cinetica e 0 di E.potenziale. Questo in linea di principio. Come abbiamo detto, le forze
di attrito tra le componenti del sistema arco freccia, gli attriti aerodinamici,
modificano questo comportamento ideale.
Épossibile determinare il rendimento dell'arco misurando l'energia
potenziale elastica accumulata durante la trazione e comparare essa con l'energia cinetica
della freccia in volo, in altre parole calcolare il rapporto tra E.cinetica della freccia
e E.potenziale dell'arco. Più il rapporto si avvicina a 1 meglio è, ovviamente.
2/4 DISEGNO DELL'ARCO
Considerando un gran numero di foggie d'arco esistenti in commercio,
è molto importante per l'istruttore avere in mente una chiara idea dei vantaggi che ogni
linea comporta. Certe geometrie costruttive possono complicare la vita ad alcuni mentre ad
altri viceversa possono render più agevole l'opera. Un arco non è migliore di un altro
solo perchè lo usa il campione. Alcuni possono ben controllare archi veloci e scalcianti
ed altri possono raggiungere buone prestazioni solo con archi più stabili e lenti.
Lunghezza, massa, larghezza dei flettenti sono fattori che anche ad un'analisi grossolana
ci possono dire tanto.
2/4-1 Lunghezza
La lunghezza di un arco ricurvo viene misurata sul dorso, dal
punto in cui la corda è inferita sul tip quando l'arco è carico. Detta misura prosegue
attraverso il centro dell'arco (fig. 4) e termina sull'altro tip. Questo risponde alle norme A.M.O.. Naturalmente viene presa ad arco scarico.
Questa lunghezza d'arco determina a grandi linee l'angolo che la corda creerà
all'aggancio. Come risulta ovvio, in base all'allungo dell'arciere, questo dato ci
fornirà indicazioni sulla possibilità di "pinching" cioè di rilascio
disagevole causato da un angolo troppo acuto.
Teorie ben note vorrebbero per un arco da tiro angoli all'aggancio compresi tra 125 e 135
gradi, mentre per archi da tiro di campagna e da caccia angoli inferiori a 125 gradi ma
mai oltre i 110 gradi.
Non si può valutare a priori, in base alla lunghezza dell'arco, quale angolo formerà la
corda all'aggancio. Non esiste una precisa relazione tra angolo, lunghezza dell'arco ed
allungo, considerando i differenti disegni costruttivi. In ogni caso, angoli inferiori a
110 gradi sono tipici da rilascio meccanico. Parlando di angoli, un altro parametro
importante nella scelta della lunghezza d'arco corretta è dato dalla misura che l'angolo
della corda sottende, una volta che l'arco è teso, con la tangente alla curva (più
propriamente alla ricurvatura) nel punto in cui la corda è inferita. (fig. 5).
Quest'angolo dovrebbe essere compreso tra 25gradi e 45gradi, un angolo minore significa
una scarsa utilizzazione dei vantaggi della geometria del ricurvo. Un angolo superiore a
45gradi testimonia una forzata tensione dell'arco oltre i limiti di stress.
Non dimentichiamo che angoli inferiori a 25gradi sono caratteristici di una tensione
scarsamente sfruttata, cioè una tensione che non ha raggiunto la caduta degli incrementi
caratteristica dell'ultima parte del grafico di trazione. Tutto ciò apparirà più chiaro
alla lettura del capitolo riguardante l'analisi dei grafici di trazione.
La lunghezza dell'arco influenza ovviamente la sua velocità di
chiusura. Per essere più precisi, è il rapporto tra la parte inerte, cioè l'impugnatura
rigida, ed i flettenti ad essere responsabile delle differenze di velocità tra archi di
uguale carico e diversa lunghezza. Un arco corto è generalmente più veloce.
La maggior inerzia dei flettenti, nell'arco lungo, e la loro minore corsa implica una
minore velocità di uscita della freccia. A parità di lunghezza d'arco, una lunghezza
maggiore dei flettenti implica minore stress agli stessi, ma anche minore energia
accumulata.
Un'impugnatura più lunga, e flettenti corti, implicano allo stesso allungo una maggiore
"piegatura" e quindi una maggiore energia elastica accumulata.
É il giusto bilanciamento di tutti questi fattori a fare sì che un arco sia veloce e non
abbia troppe vibrazioni. Ecco perchè un arco lungo generalmente risulta più stabile di
uno corto, ma anche meno veloce.
2/4-2 Spessore e larghezza dei flettenti
Lo spessore dei flettenti è funzione del disegno costruttivo
dell'arco. In ogni caso, spessore e larghezza devono essere considerati insieme.
Sono i due fattori che determinano il flusso del diagramma di trazione e l'accumulo di
energia. Quando il flettente è di spessore uniforme e di larghezza scarsa, si hanno forti
tensioni vicino alla giunzione con la parte inerte (il riser) e scarse sollecitazioni
al-l'estremità ricurva. Un arco siffatto avrà ben scarse prestazioni e scalcierà.
L'ideale è la ricerca di una rastrematura bilanciata, sia in spessore che in larghezza
del flettente, facendo però attenzione a non indebolire l'estremità ricurva; il
decremento di spessore medio va da 0.002" a 0.006" per pollice di lunghezza del
flettente, partendo dalla giunzione con l'impugnatura inerte. Negli archi
"Custom" spesso si registrano decrementi ben superiori fino a 0.010"
pollice di lunghezza. L'alta rastrematura nello spessore generalmente è indice di
uniformità di incrementi di carico durante la trazione.
2/4-3 Composizione dei flettenti
Nei moderni archi compositi, i flettenti sono dei sandwich di
fiberglass con un cuore di legno od altro materiale, in grado di mediare le tremende forze
di taglio che si sviluppano durante la trazione tra gli strati.
Il rapporto tra gli spessori degli strati componenti determina le caratteristiche
dell'arco in grande misura. La percentuale di fiberglass, a parità di spessore, determina
la vocazione dell'attrezzo. Ad esempio, su 6mm. totali di spessore, se sono presenti 2
strati di fibra di 7/10mm. ed il cuore di 4,6mm. si avrà caratteristicamente un arco da
tiro in grado di accelerare frecce di peso contenuto, 250+400 grani; viceversa, se il
legno occupa solo 4mm. si avrà un forte arco da caccia in grado di accellerare frecce
pesanti da 500 a 800 grani, pur rimanendo nei 6mm. di spessore totale.
Può essere utile riferimento la seguente tabella in cui ad ogni spessore di fibra viene
associato il carico approssimato. Un ogni caso bisogna tenere ben presente che altri
fattori influenzano la precisa definizione del carico, primo fra tutti la geometria
dell'insieme.
| Fiberglass mm. |
Peso dell'arco in lbs. |
0,7
1,0
1,27
1,54 |
20-40
35-55
50-70
65-85 |
2/4-4 I flettenti: distribuzione
dello stress
Molto spesso lo studio della distribuzione dello stress viene
sottovalutato nella progettazione dei flettenti. Buona parte delle rotture avvengono
proprio per questo motivo. Un alto stress localizzato in una singola area determina
disuniformità nella trazione e vibrazioni negative al rilascio, e la vita stessa
dell'attrezzo ne viene pregiudicata.
Rendere uniforme il più possibile ogni sforzo in tutta la struttura è difficile, ma non
impossibile. I punti dove più spesso si registrano picchi di stress sono la giunzione del
flettente con il riser e il punto massimo della controcurvatura, verso l'estremità del
flettente.
Se risulta impossibile ridurre questi picchi caratteristici di alto stress, in ogni modo
bisogna rendere il più possibile dolce il passaggio tra l'uno e l'altro, essendo di segno
opposto.
2/4-5 Disegno dei flettenti
Spessessore, larghezza, lunghezza e composizione del flettente
determinano come abbiamo visto proprietà ben definite dell'arco. Ma questo in un'analisi
qualitativa come quella che stiamo operando, rappresenta solo il punto di partenza. Il
disegno dei flettenti, o meglio la geometria dell'arco (da scarico) è l'informazione più
preziosa che ci può venire in aiuto se dobbiamo valutare ad occhio un qualsiasi arco. Si
può generalizzare catalogando le forme d'arco più consuete in 6 modelli diversi:
Arco a flettenti diritti: in origine quasi tutti
gli archi piatti possedevano questo profilo. Sono tutte strutture ragionevolmente stabili,
ma sono caratteristici per avere uno stack, cioè un aumento di carico nell'ultima parte
della trazione, non lineare. Sono archi a basso immagazzinamento di energia, e
relativamente contenuti stress naturali.
Impugnatura riflessa: è un disegno studiato per
avere maggiore energia immagazzinata. L'impugnatura devia dalla retta in modo da aumentare
la corsa dei flettenti, prestressandoli.
Flettenti riflessi: logicamente analogo al
precedente modello, in questo caso sono i flettenti ad essere angolati in avanti. In
questi due ultimi modelli viene si aumentata l'energia immagazzinata, ma anche la tendenza
allo stack si drammatizza, con conseguenti sgradevoli effetti. La stabilità di questo
modello è paragonabile a quello a flettenti diritti, a meno che la sezione inerte
(impugnatura) non sia troppo grande. In tale caso l'arco diventa poco stabile.
Ricurvo passivo: sostanzialmente un arco dritto con
le estremità rigide piegate all'avanti; un grosso cambiamento che trasforma l'azione di
trazione diretta in un'azione mediata da un sistema di leve, i due tips rigidi, appunto.
Questo cambiamento porta ad un arco con una capacità di immagazzinare energia decisamente
superiore, ma porta ad avere una sensibilità maggiore del 25% negli effetti negativi
torsionali dell'arco.
La tendenza allo stack diminuisce, in quanto questo sistema di leve fa sì che l'arco si
comporti come un arco più corto nella prima fase della trazione, e come un arco più
lungo al momento che la corda ha lasciato la convessità ricurva.
Con l'arco non teso, la corda è tangente all'arco nel punto di giunzione dei flettenti
con l'estremità ricurva rigida. A tutti gli effetti si può considerare l'arco lungo solo
dal punto A1 al punto A2. Dal momento che l'arco è teso per più di due terzi, la corda
lascia l'estremità della convessità ricurva, non è più tangente, e l'arco si sviluppa
in tutta la sua lunghezza.
Questa transizione porta ad un ben evidente effetto sull'incremento del carico (riducendo
lo stack) e sull'accumulo di energia. Il problema sussiste al rilascio: dopo un terzo
della corsa della corda, la freccia subisce una brusca spinta, proprio pochi istanti prima
che essa la lasci: ne deriva una perturbazione negativa proprio nel momento più delicato,
quando un piccolo spostamento, una piccola torsione del polso, può provocare un pessimo
effetto sulla taiettoria.
Ricurvo attivo: è l'ottimizzazione del modello
precedente. In esso i problemi legati alla disuniformità nei tempi della corsa della
corda sono risolti in quanto non vi è giunzione rigida tra flettenti ed i tips ricurvi.
Il flettente è ricurvo senza soluzione di continuità, ed a meno di avere rastremature
esagerate verso l'estremità dei flettenti, la stabilità è senz'altro superiore rispetto
al modello precedente.
Limbs deflessi: è un sistema per esaltare
maggiormente le caratteristiche della geometria ricurva, porta minori sollecitazioni alla
parte diritta del flettente, e permette al braccio di leva ricurvo una maggiore
escursione. Conseguenza immediata è un incremento di stabilità.
Impugnatura deflessa: in un arco ricurvo, un
sistema per valutare il grado di sensibilità alle torsioni trasmettibili all'impugnatura
è quello di prolungare idealmente la linea della faccia anteriore dei flettenti in
prossimità dell'inserzione di questi sul riser, e verificare il suo punto d'incontro. Se
cade esattamente sul pivot point, la geometria è neutra, cioè non esistono effetti
negativi o positivi. Se il punto d'incontro cade anteriormente, (verso il tiratore)
l'effetto è negativo nei confronti della stabilità.
Viceversa se il punto cade posteriormente al "pivot point", l'arco è meno
sensibile agli effetti torsionali.
L'impugnatura deflessa esalta queste attitudini, rendendo possibile la costruzione di
archi veloci facilmente controllabili. L'angolo di deflessione viene misurato tra i
prolungamenti delle facce anteriori dei limbs. É facile trovare archi ricurvi da caccia
con angoli di deflessione dell'impugnatura pari a 30gradi.
2/4-6 Grado di "center shot"
Tradurre "center shot" in due parole ed essere così
chiari come lo è per gli americani nella loro lingua non è semplice. Letteralmente
significa "centro del tiro", ma il concetto che la parola originale sottintende
va ben oltre. Comunque il center shot evoca tutto un concetto legato al fatto che una
volta gli archi non erano finestrati, e quindi il piano di scorrimento della corda, al
rilascio, era divergente dall'asse della freccia in maniera notevole.
Partendo da questa considerazione, per "grado di center shot" intendiamo questa
divergenza, cioè di quanto l'asta della freccia si scosta dal piano di scorrimento
(virtuale) della corda. Anche nei moderni archi dotati di finestratura, il "center
shot" non è sempre perfettamente allineato con il piano di scorrimento della corda,
a meno che non si parli di archi da tiro predisposti per il montaggio del bottone di
pressione, o addirittura strutturati per ospitare l'overdraw.
Come verrà analizzato in dettaglio nel paragrafo dedicato alla dinamica della freccia, il
moto della corda al rilascio non è solidale con il piano, per l'appunto virtuale, che
risulta sotteso dalla stessa e il centro longitudinale dell'arco teso.
Di conseguenza, come risulta difficoltosa la messa a punto di un arco privo di finestra,
è altrettanto complesso operare con un arco in cui il center shot è uguale a zero, cioè
con la freccia complanare al piano di scorrimento virtuale della corda; (naturalmente se
non abbiamo intenzione di montare il "berger button!").
Generalmente gli archi in commercio possiedono un "grado di center shot" pari a
circa 3mm., di divergenza tra il centro longitudinale dell'arco e la linea virtuale di
scorrimento della corda.
2/4-7 Disegno dell'impugnatura
Il punto di pressione della mano dell'arco sull'impugnatura
determina reazioni ben evidenti sul punto di impatto della freccia sul bersaglio.
Purtroppo è molto difficile, per un istruttore, vedere con chiarezza la tendenza
dell'allievo, se non cercando di interpretare i risultati sul bersaglio; ciò può
avvenire solamente quando egli è in grado di realizzare una seppur minima rosata.
Fermo restando che ogni lavoro eseguito nel rispetto delle linee di forza generate nel
sistema arco-arciere è sicuramente il migliore, molto spesso "l'ortopedia"
dell'impugnatura, quindi la sua non neutralità, può correggere difetti biomeccanici.
Dividiamo ed affrontiamo le quattro orientazioni spaziali che portano a
quattro reazioni dinamiche ben definite.
Pressione sul piano orizzontale: generalmente queste pressioni trasmesse
non concordamente alla linea di forza nel operare la trazione generano torsioni.
Tenendo come asse neutro l'asse longitudinale dell'arco, le pressioni che tendono a creare
una coppia destrogira le definiremo "positive", quelle levogire
"negative".
Se l'impugnatura è studiata in modo da avere l'asse geometrico coincidente con l'asse
neutro non vi saranno torsioni di nessun genere, se l'azione di tiro avviene concordemente
allo sviluppo delle linee di forza sul piano verticale virtuale di scorrimento della
corda.
Vi sono archi che escono di fabbrica con impugnature positive, e non sempre è un difetto.
Una rotazione positiva indotta dalla conformazione dell'impugnatura può aiutare quando si
utilizzano penne di plastica rigide o di grandi dimensioni, in quanto facilita lo
scorrimento della parte terminale dell'asta al passaggio contro la finestra.
Ricordiamo che in quell'istante la freccia è già staccata dalla corda, e la sua
traiettoria è già determinata. Lo spostamento (rotazione) avviene quindi in una
delicatissima fase temporale.
Pressioni sul piano verticale: questo tipo di
pressione genera uno stress sui flettenti; se la pressione è orientata verso il basso, il
flettente inferiore sarà più sollecitato.
Generalmente questo è il difetto più comune; chi tende a ciò deve utilizzare una grip
alta. E' un difetto che si ripercuote sulla traiettoria della freccia causando impatti
distribuiti lungo l'asse verticale.Oltretutto una assimmetria nella tensione dei flettenti
causa una perdita di rendimento dell'attrezzo.
2/4-8 Allineamento di tutta la struttura longitudinale
É una doverosa verifica che grossolanamente, può essere
operata preliminarmente. Se l'allineamento è scarso l'arco non rende.
La corda deve tagliare in due il flettente sovrapponendosi alla mezzeria dell'arco, e ciò
può essere verificato tenendo un tip in mano (l'arco è incordato) mentre l'altra
estremità poggia per terra. In questo modo è facile verificare se la corda passa per la
metà del flettente inferiore; ribaltando l'arco si verifica l'altro flettente.
Note
La forza di taglio si genera
quando due superfici diverse tentano di scorrere tra loro e non possono perchè sono
incollate.)(R)
Resilienza:(proprietà
elastica dei materiali, dipendente dalla loro capacità di ritornare alla posizione di
partenza una volta deformati)(R)
Isteresi: dal punto di vista
fisico è il ritardo con il quale un fenomeno si manifesta rispetto all'azione delle cause
che lo producono, in relazione con le trasformazioni precedentemente subite dal materiale
sottoposto allo stress. Un corpo soggetto ad una sellecitazione si deforma, (il
flettente). Se la sollecitazione è debole e graduale, la deformazione si manifesta
proporzionale alla forza, e non c'è isteresi. Se invece la sollecitazione è forte, la
deformazione scompare con un certo ritardo dal corpo deformato, e quindi l'energia spesa
non viene resa totalmente (al rilascio) dalle fibre del flettente.)(R)