Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna
Manuale tecnico di tiro con l'arco per istruttori FIARC

Prima Pubblicazione settembre 1991

Vittorio Brizzi - Edoardo Ferraro
MANUALE DI TIRO CON L'ARCO

Indice espanso |Scuola nazionale FIARC di Tiro con l'Arco di YR | Fiarc WebSite

 

Cap.2
DINAMICA DELL'ARCO

La conoscenza delle basi fisiche del funzionamento dell'arco è molto importante per l'istruttore. In questo capitolo ci occuperemo della dinamica dell'arco e della freccia e dell'influenza che la geometria dell'arco ha sul suo rendimento. 2/1

MECCANICA INTERNA

Il motore dell'arco è il sistema dei flettenti. Con ragionevole sicurezza si può affermare che il flettente è composto da tre strati:

  • A) faccia posteriore: è lo strato sottoposto a tensione durante la trazione;
  • B) il cuore: è lo strato interno che fa da interfaccia tra i due esterni e che impedisce il reciproco scivolamento;
  • C) faccia anteriore: è lo strato sottoposto a compressione durante la trazione.

Questi strati non sono mai di ugual spessore. La forza di trazione dell'arco è generata dalle forze di taglio (*) che si sviluppano all'interno del sandwich.

Lo strato interno ha la maggior responsabilità nella definizione del carico dell'arco, in quanto il suo spessore modifica la distanza tra i due strati attivi, e di conseguenza incrementa con il suo aumentare, le forze di taglio summenzionate.

Il cuore in effetti, è solo un riempitivo. La superiorità dell'arco composito sull'arco ad un solo elemento costruttivo (self bow), consiste proprio in ciò. I materiali che compongono quindi l'arco composito devono essere flessibili, leggeri ed indeformabili; il segreto sta nell'incollaggio delle parti componenti: Il cuore, negli ultimi modelli, viene talvolta sostituito con delle "schiume" poliuretaniche invece del tradizionale "maple", acero canadese, a straterelli, in un pezzo unico o in sottilissime impiallicciature.

Dall'esame del diagramma 1 è possibile verificare la natura delle forze in atto. La figura 1 mostra un sandwich composto da tre laminazioni prima dell'incollaggio reciproco, fissato alla base. Se viene applicata una forza all'altra estremità la struttura ovviamente si piega (fig. 2). La lunghezza relativa di ogni foglio cambia, in virtù del differente raggio di curvatura che viene a formarsi in ogni strato. Quantificando questa differenza in scala sul diagramma, si può dire che tra lo strato interno e quello esterno si viene a creare mezzo cm. di sbalzo. Ogni foglio possiede la stessa percentuale di tensione e compressione. Considerando l'arco composto da due di questi sandwich (i due flettenti), la differenza totale di lunghezza si raddoppia, 1 cm..

Ebbene, se incolliamo i tre strati insieme, e li sottoponiamo alla stessa forza (fig. 3), l'ammontare di materiale sottoposto a stress sarà proprio di 1 cm., non si verificherà alcuna differenza di lunghezza tra gli strati in quanto solidamente vincolati insieme.
Lo strato anteriore sarà sottoposto a compressione, lo strato posteriore sarà sottoposto a tensione, lo strato intermedio "medierà" le due forze contrapposte. Queste forze altamente distruttive vengono bilanciate e ben distribuite nel flettente dell'arco; e sono ovviamente le responsabili della propulsione della freccia.

Le proprietà di resilienza del materiale fanno sì che il flettente ritorni alla posizione iniziale dopo essere stato piegato, cioè dopo aver rilasciato la corda.
Nei vecchi archi di solo legno, la resilienza era molto bassa. Come risultato, le perdite elastiche nel ritorno del flettente contribuivano agli scarsi rendimenti via via sempre maggiori con il passare del tempo.
Il legno può tollerare stress di 56 kg/cm2, mentre i moderni materiali che costituiscono gli archi compositi d'oggi possono tollerare stress in eccesso mille volte superiore.
La loro perdita elastica al ritorno, o resilienza è praticamente nulla anche dopo anni di sfruttamento. Dal punto di vista della resilienza, quindi si può affermare che con i moderni materiali l'energia elastica viene conservata, nell'ordine del 95% (98%).
L'energia elastica viene così trasferita dalla corda alla freccia trasformandosi in energia cinetica. Naturalmente questo valore di energia (di movimento) diminuisce a causa della resistenza dell'aria, e per inerzia del materiale (cioè il suo peso). Frizioni tra freccia e rest, resistenza con l'aria fanno si che l'energia cinetica della freccia sia, all'uscita dell'arco, ancora inferiore, dall 85% al 93%, dell'energia potenziale elastica immagazzinata durante la trazione.

2/2 ENERGIA

L'energia è la capacità di compiere un lavoro. Il lavoro, per il nostro uso, è forza * spostamento, cioè la forza dei nostri muscoli che spostano la corda dalla sua posizione iniziale per portarla al punto di rilascio, per una lunghezza pari al nostro allungo. In questo modo il sistema arco-freccia accumula energia potenziale elastica attraverso il meccanismo spiegato prima.
L'energia potenziale elastica è una forma di energia come quella potenziale gravitazionale, e si misura in Joule; gli anglosassoni utilizzano la libbra-forza-piede abbreviato ft.lbs, che corrisponde a 0.738 Joule. Tutte le prove tecniche americane utilizzano il sistema anglosassone; (ad esempio, per convertire 30 Joule in ft.lbs., basta moltiplicare 30 per 0.738=22.1 ft.lbs.).
Dato che la maggioranza dei testi e riviste d'arcieria sono americane, per semplicità adotteremo le loro unità di misura.

Vediamo ora tutti i tipi di energia coinvolti nell'azione di tendere l'arco. Abbiamo spiegato il meccanismo che ci permette di sviluppare la nostra energia potenziale elastica: Il concetto di "energia potenziale", in generale è interpretabile come energia "in potenza" a disposizione che può essere fruita, ed è in funzione della posizione.

Un ferro da stiro in cima ad un armadio possiede "in potenza" energia. Cioè se ci cade su un piede, l'energia che possedeva in potenza si trasforma in energia legata al movimento, cioè cinetica ed in calore al momento dell'urto con il nostro piede (ed in imprecazioni molto facilmente).
Avviene quindi una trasformazione di energia, da potenziale gravitazionale a cinetica durante la caduta.

Nello stesso tempo una molla compressa possiede un'energia potenziale elastica. Se viene liberato il meccanismo che la blocca, ritorna con uno scatto alla sua configurazione energetica minima, cioè distesa. Durante lo scatto, possiede energia cinetica, anche qui avviene una trasformazione di energia.

2/3 TRASFERIMENTO DI ENERGIA

Un'azione di tiro coinvolge tre tipi di energia diversa; vediamo quali. Il lavoro compiuto dall'arciere nel tendere l'arco si trasforma in energia potenziale elastica accumulata dalle fibre della struttura dei flettenti. Dal momento che avviene il rilascio della corda, questa energia si trasforma in energia cinetica, cioè di movimento, della corda-freccia. Appena la freccia lascia la corda, essa vince la sua energia potenziale gravitazionale a spese della sua energia cinetica.
Se non esistessero attriti, l'energia dell'arciere verrebbe trasferita attraverso questi passaggi senza perdite. Così non avviene; l'isteresi , la resistenza dell'aria, ed altre forme di attrito riducono l'energia risultante.

Violando le regole di sicurezza si potrebbe fare un esperimento che potrebbe rendere tutto ciò. Tendendo l'arco verticale, si accumula energia potenziale elastica. Al rilascio questa energia si muta in cinetica (corda-freccia).
All'uscita dall'arco la freccia possiede energia cinetica per vincere l'attrazione gravitazionale. Essa viene spesa nella salita per guadagnare energia potenziale gravitazionale. Quando la freccia si ferma, l'E. cinetica è = 0, l'E. potenziale è massima. Durante la discesa avviene il contrario: l'E. potenziale gravitazionale si trasforma in E.cinetica ed al momento del contatto con il terreno si trasforma a sua volta in energia termica attraverso le forze di attrito che si sviluppano durante la penetrazione nel terreno.
Il ciclo è compiuto.

Volendo quantificare in cifre, e senza considerare gli attriti, un arco da 50 libbre richiede un lavoro per tenderlo di 251 libbre/piede (1 piede = 30,30 cm. = 16"), per tenderlo di due piedi e portarlo all'allungo di 32" presupponendo una distanza corda arco di 8"(brace height) si sviluppa un lavoro pari a 50 ft.lbs., di energia potenziale elastica, che viene convertita in energia cinetica e trasferita alla freccia quando viene rilasciata la corda durante il tragitto che va dai 32" di allungo alla distanza degli 8" del brace height. La freccia volerà verticale finchè non raggiungerà l'altezza in cui possiederà 50 ft.lbs di energia potenziale gravitazionale, e sarà ferma.

Se la freccia avrà massa di 25 grammi (1/20 di libbra) salirà ad un'altezza di 330 metri (1000 piedi) perchè consideriamo la formula E.potenziale = Mgh, dove M è la massa della freccia, h l'altezza raggiunta, g la costante di gravità, e la nostra formula diventa 50=1/20*h, da cui h=50/1/20=1000. La nostra freccia scenderà da quest'altezza quadagnando energia cinetica a scapito di quella potenziale, e toccherà terra con 50 ft.lbs. di E. cinetica e 0 di E.potenziale. Questo in linea di principio. Come abbiamo detto, le forze di attrito tra le componenti del sistema arco freccia, gli attriti aerodinamici, modificano questo comportamento ideale.
Épossibile determinare il rendimento dell'arco misurando l'energia potenziale elastica accumulata durante la trazione e comparare essa con l'energia cinetica della freccia in volo, in altre parole calcolare il rapporto tra E.cinetica della freccia e E.potenziale dell'arco. Più il rapporto si avvicina a 1 meglio è, ovviamente.

2/4 DISEGNO DELL'ARCO

Considerando un gran numero di foggie d'arco esistenti in commercio, è molto importante per l'istruttore avere in mente una chiara idea dei vantaggi che ogni linea comporta. Certe geometrie costruttive possono complicare la vita ad alcuni mentre ad altri viceversa possono render più agevole l'opera. Un arco non è migliore di un altro solo perchè lo usa il campione. Alcuni possono ben controllare archi veloci e scalcianti ed altri possono raggiungere buone prestazioni solo con archi più stabili e lenti. Lunghezza, massa, larghezza dei flettenti sono fattori che anche ad un'analisi grossolana ci possono dire tanto.

2/4-1 Lunghezza

La lunghezza di un arco ricurvo viene misurata sul dorso, dal punto in cui la corda è inferita sul tip quando l'arco è carico. Detta misura prosegue attraverso il centro dell'arco (fig. 4) e termina sull'altro tip. Questo risponde alle norme A.M.O.. Naturalmente viene presa ad arco scarico. Questa lunghezza d'arco determina a grandi linee l'angolo che la corda creerà all'aggancio. Come risulta ovvio, in base all'allungo dell'arciere, questo dato ci fornirà indicazioni sulla possibilità di "pinching" cioè di rilascio disagevole causato da un angolo troppo acuto.
Teorie ben note vorrebbero per un arco da tiro angoli all'aggancio compresi tra 125 e 135 gradi, mentre per archi da tiro di campagna e da caccia angoli inferiori a 125 gradi ma mai oltre i 110 gradi.
Non si può valutare a priori, in base alla lunghezza dell'arco, quale angolo formerà la corda all'aggancio. Non esiste una precisa relazione tra angolo, lunghezza dell'arco ed allungo, considerando i differenti disegni costruttivi. In ogni caso, angoli inferiori a 110 gradi sono tipici da rilascio meccanico. Parlando di angoli, un altro parametro importante nella scelta della lunghezza d'arco corretta è dato dalla misura che l'angolo della corda sottende, una volta che l'arco è teso, con la tangente alla curva (più propriamente alla ricurvatura) nel punto in cui la corda è inferita. (fig. 5). Quest'angolo dovrebbe essere compreso tra 25gradi e 45gradi, un angolo minore significa una scarsa utilizzazione dei vantaggi della geometria del ricurvo. Un angolo superiore a 45gradi testimonia una forzata tensione dell'arco oltre i limiti di stress.
Non dimentichiamo che angoli inferiori a 25gradi sono caratteristici di una tensione scarsamente sfruttata, cioè una tensione che non ha raggiunto la caduta degli incrementi caratteristica dell'ultima parte del grafico di trazione. Tutto ciò apparirà più chiaro alla lettura del capitolo riguardante l'analisi dei grafici di trazione.

La lunghezza dell'arco influenza ovviamente la sua velocità di chiusura. Per essere più precisi, è il rapporto tra la parte inerte, cioè l'impugnatura rigida, ed i flettenti ad essere responsabile delle differenze di velocità tra archi di uguale carico e diversa lunghezza. Un arco corto è generalmente più veloce.
La maggior inerzia dei flettenti, nell'arco lungo, e la loro minore corsa implica una minore velocità di uscita della freccia. A parità di lunghezza d'arco, una lunghezza maggiore dei flettenti implica minore stress agli stessi, ma anche minore energia accumulata.
Un'impugnatura più lunga, e flettenti corti, implicano allo stesso allungo una maggiore "piegatura" e quindi una maggiore energia elastica accumulata.
É il giusto bilanciamento di tutti questi fattori a fare sì che un arco sia veloce e non abbia troppe vibrazioni. Ecco perchè un arco lungo generalmente risulta più stabile di uno corto, ma anche meno veloce.


2/4-2 Spessore e larghezza dei flettenti

Lo spessore dei flettenti è funzione del disegno costruttivo dell'arco. In ogni caso, spessore e larghezza devono essere considerati insieme.
Sono i due fattori che determinano il flusso del diagramma di trazione e l'accumulo di energia. Quando il flettente è di spessore uniforme e di larghezza scarsa, si hanno forti tensioni vicino alla giunzione con la parte inerte (il riser) e scarse sollecitazioni al-l'estremità ricurva. Un arco siffatto avrà ben scarse prestazioni e scalcierà.
L'ideale è la ricerca di una rastrematura bilanciata, sia in spessore che in larghezza del flettente, facendo però attenzione a non indebolire l'estremità ricurva; il decremento di spessore medio va da 0.002" a 0.006" per pollice di lunghezza del flettente, partendo dalla giunzione con l'impugnatura inerte. Negli archi "Custom" spesso si registrano decrementi ben superiori fino a 0.010" pollice di lunghezza. L'alta rastrematura nello spessore generalmente è indice di uniformità di incrementi di carico durante la trazione.

2/4-3 Composizione dei flettenti

Nei moderni archi compositi, i flettenti sono dei sandwich di fiberglass con un cuore di legno od altro materiale, in grado di mediare le tremende forze di taglio che si sviluppano durante la trazione tra gli strati.
Il rapporto tra gli spessori degli strati componenti determina le caratteristiche dell'arco in grande misura. La percentuale di fiberglass, a parità di spessore, determina la vocazione dell'attrezzo. Ad esempio, su 6mm. totali di spessore, se sono presenti 2 strati di fibra di 7/10mm. ed il cuore di 4,6mm. si avrà caratteristicamente un arco da tiro in grado di accelerare frecce di peso contenuto, 250+400 grani; viceversa, se il legno occupa solo 4mm. si avrà un forte arco da caccia in grado di accellerare frecce pesanti da 500 a 800 grani, pur rimanendo nei 6mm. di spessore totale.(fig. 6)
Può essere utile riferimento la seguente tabella in cui ad ogni spessore di fibra viene associato il carico approssimato. Un ogni caso bisogna tenere ben presente che altri fattori influenzano la precisa definizione del carico, primo fra tutti la geometria dell'insieme.

Fiberglass mm. Peso dell'arco in lbs.

0,7
1,0
1,27
1,54

20-40
35-55
50-70
65-85

2/4-4 I flettenti: distribuzione dello stress

Molto spesso lo studio della distribuzione dello stress viene sottovalutato nella progettazione dei flettenti. Buona parte delle rotture avvengono proprio per questo motivo. Un alto stress localizzato in una singola area determina disuniformità nella trazione e vibrazioni negative al rilascio, e la vita stessa dell'attrezzo ne viene pregiudicata.
Rendere uniforme il più possibile ogni sforzo in tutta la struttura è difficile, ma non impossibile. I punti dove più spesso si registrano picchi di stress sono la giunzione del flettente con il riser e il punto massimo della controcurvatura, verso l'estremità del flettente.
Se risulta impossibile ridurre questi picchi caratteristici di alto stress, in ogni modo bisogna rendere il più possibile dolce il passaggio tra l'uno e l'altro, essendo di segno opposto.

2/4-5 Disegno dei flettenti

Spessessore, larghezza, lunghezza e composizione del flettente determinano come abbiamo visto proprietà ben definite dell'arco. Ma questo in un'analisi qualitativa come quella che stiamo operando, rappresenta solo il punto di partenza. Il disegno dei flettenti, o meglio la geometria dell'arco (da scarico) è l'informazione più preziosa che ci può venire in aiuto se dobbiamo valutare ad occhio un qualsiasi arco. Si può generalizzare catalogando le forme d'arco più consuete in 6 modelli diversi:

Arco a flettenti diritti: in origine quasi tutti gli archi piatti possedevano questo profilo. Sono tutte strutture ragionevolmente stabili, ma sono caratteristici per avere uno stack, cioè un aumento di carico nell'ultima parte della trazione, non lineare. Sono archi a basso immagazzinamento di energia, e relativamente contenuti stress naturali.

Impugnatura riflessa: è un disegno studiato per avere maggiore energia immagazzinata. L'impugnatura devia dalla retta in modo da aumentare la corsa dei flettenti, prestressandoli.

Flettenti riflessi: logicamente analogo al precedente modello, in questo caso sono i flettenti ad essere angolati in avanti. In questi due ultimi modelli viene si aumentata l'energia immagazzinata, ma anche la tendenza allo stack si drammatizza, con conseguenti sgradevoli effetti. La stabilità di questo modello è paragonabile a quello a flettenti diritti, a meno che la sezione inerte (impugnatura) non sia troppo grande. In tale caso l'arco diventa poco stabile.

Ricurvo passivo: sostanzialmente un arco dritto con le estremità rigide piegate all'avanti; un grosso cambiamento che trasforma l'azione di trazione diretta in un'azione mediata da un sistema di leve, i due tips rigidi, appunto. Questo cambiamento porta ad un arco con una capacità di immagazzinare energia decisamente superiore, ma porta ad avere una sensibilità maggiore del 25% negli effetti negativi torsionali dell'arco.
La tendenza allo stack diminuisce, in quanto questo sistema di leve fa sì che l'arco si comporti come un arco più corto nella prima fase della trazione, e come un arco più lungo al momento che la corda ha lasciato la convessità ricurva.
Con l'arco non teso, la corda è tangente all'arco nel punto di giunzione dei flettenti con l'estremità ricurva rigida. A tutti gli effetti si può considerare l'arco lungo solo dal punto A1 al punto A2. Dal momento che l'arco è teso per più di due terzi, la corda lascia l'estremità della convessità ricurva, non è più tangente, e l'arco si sviluppa in tutta la sua lunghezza.
Questa transizione porta ad un ben evidente effetto sull'incremento del carico (riducendo lo stack) e sull'accumulo di energia. Il problema sussiste al rilascio: dopo un terzo della corsa della corda, la freccia subisce una brusca spinta, proprio pochi istanti prima che essa la lasci: ne deriva una perturbazione negativa proprio nel momento più delicato, quando un piccolo spostamento, una piccola torsione del polso, può provocare un pessimo effetto sulla taiettoria.

Ricurvo attivo: è l'ottimizzazione del modello precedente. In esso i problemi legati alla disuniformità nei tempi della corsa della corda sono risolti in quanto non vi è giunzione rigida tra flettenti ed i tips ricurvi. Il flettente è ricurvo senza soluzione di continuità, ed a meno di avere rastremature esagerate verso l'estremità dei flettenti, la stabilità è senz'altro superiore rispetto al modello precedente.

Limbs deflessi: è un sistema per esaltare maggiormente le caratteristiche della geometria ricurva, porta minori sollecitazioni alla parte diritta del flettente, e permette al braccio di leva ricurvo una maggiore escursione. Conseguenza immediata è un incremento di stabilità.

Impugnatura deflessa: in un arco ricurvo, un sistema per valutare il grado di sensibilità alle torsioni trasmettibili all'impugnatura è quello di prolungare idealmente la linea della faccia anteriore dei flettenti in prossimità dell'inserzione di questi sul riser, e verificare il suo punto d'incontro. Se cade esattamente sul pivot point, la geometria è neutra, cioè non esistono effetti negativi o positivi. Se il punto d'incontro cade anteriormente, (verso il tiratore) l'effetto è negativo nei confronti della stabilità.
Viceversa se il punto cade posteriormente al "pivot point", l'arco è meno sensibile agli effetti torsionali.
L'impugnatura deflessa esalta queste attitudini, rendendo possibile la costruzione di archi veloci facilmente controllabili. L'angolo di deflessione viene misurato tra i prolungamenti delle facce anteriori dei limbs. É facile trovare archi ricurvi da caccia con angoli di deflessione dell'impugnatura pari a 30gradi.

2/4-6 Grado di "center shot"

Tradurre "center shot" in due parole ed essere così chiari come lo è per gli americani nella loro lingua non è semplice. Letteralmente significa "centro del tiro", ma il concetto che la parola originale sottintende va ben oltre. Comunque il center shot evoca tutto un concetto legato al fatto che una volta gli archi non erano finestrati, e quindi il piano di scorrimento della corda, al rilascio, era divergente dall'asse della freccia in maniera notevole.
Partendo da questa considerazione, per "grado di center shot" intendiamo questa divergenza, cioè di quanto l'asta della freccia si scosta dal piano di scorrimento (virtuale) della corda. Anche nei moderni archi dotati di finestratura, il "center shot" non è sempre perfettamente allineato con il piano di scorrimento della corda, a meno che non si parli di archi da tiro predisposti per il montaggio del bottone di pressione, o addirittura strutturati per ospitare l'overdraw.
Come verrà analizzato in dettaglio nel paragrafo dedicato alla dinamica della freccia, il moto della corda al rilascio non è solidale con il piano, per l'appunto virtuale, che risulta sotteso dalla stessa e il centro longitudinale dell'arco teso.
Di conseguenza, come risulta difficoltosa la messa a punto di un arco privo di finestra, è altrettanto complesso operare con un arco in cui il center shot è uguale a zero, cioè con la freccia complanare al piano di scorrimento virtuale della corda; (naturalmente se non abbiamo intenzione di montare il "berger button!").
Generalmente gli archi in commercio possiedono un "grado di center shot" pari a circa 3mm., di divergenza tra il centro longitudinale dell'arco e la linea virtuale di scorrimento della corda.

2/4-7 Disegno dell'impugnatura

Il punto di pressione della mano dell'arco sull'impugnatura determina reazioni ben evidenti sul punto di impatto della freccia sul bersaglio. Purtroppo è molto difficile, per un istruttore, vedere con chiarezza la tendenza dell'allievo, se non cercando di interpretare i risultati sul bersaglio; ciò può avvenire solamente quando egli è in grado di realizzare una seppur minima rosata.
Fermo restando che ogni lavoro eseguito nel rispetto delle linee di forza generate nel sistema arco-arciere è sicuramente il migliore, molto spesso "l'ortopedia" dell'impugnatura, quindi la sua non neutralità, può correggere difetti biomeccanici.


Dividiamo ed affrontiamo le quattro orientazioni spaziali che portano a quattro reazioni dinamiche ben definite.
Pressione sul piano orizzontale: generalmente queste pressioni trasmesse non concordamente alla linea di forza nel operare la trazione generano torsioni.
Tenendo come asse neutro l'asse longitudinale dell'arco, le pressioni che tendono a creare una coppia destrogira le definiremo "positive", quelle levogire "negative".
Se l'impugnatura è studiata in modo da avere l'asse geometrico coincidente con l'asse neutro non vi saranno torsioni di nessun genere, se l'azione di tiro avviene concordemente allo sviluppo delle linee di forza sul piano verticale virtuale di scorrimento della corda.
Vi sono archi che escono di fabbrica con impugnature positive, e non sempre è un difetto. Una rotazione positiva indotta dalla conformazione dell'impugnatura può aiutare quando si utilizzano penne di plastica rigide o di grandi dimensioni, in quanto facilita lo scorrimento della parte terminale dell'asta al passaggio contro la finestra.
Ricordiamo che in quell'istante la freccia è già staccata dalla corda, e la sua traiettoria è già determinata. Lo spostamento (rotazione) avviene quindi in una delicatissima fase temporale.

Pressioni sul piano verticale: questo tipo di pressione genera uno stress sui flettenti; se la pressione è orientata verso il basso, il flettente inferiore sarà più sollecitato.
Generalmente questo è il difetto più comune; chi tende a ciò deve utilizzare una grip alta. E' un difetto che si ripercuote sulla traiettoria della freccia causando impatti distribuiti lungo l'asse verticale.Oltretutto una assimmetria nella tensione dei flettenti causa una perdita di rendimento dell'attrezzo.

2/4-8 Allineamento di tutta la struttura longitudinale

É una doverosa verifica che grossolanamente, può essere operata preliminarmente. Se l'allineamento è scarso l'arco non rende.
La corda deve tagliare in due il flettente sovrapponendosi alla mezzeria dell'arco, e ciò può essere verificato tenendo un tip in mano (l'arco è incordato) mentre l'altra estremità poggia per terra. In questo modo è facile verificare se la corda passa per la metà del flettente inferiore; ribaltando l'arco si verifica l'altro flettente.


Note

La forza di taglio si genera quando due superfici diverse tentano di scorrere tra loro e non possono perchè sono incollate.)(R)

Resilienza:(proprietà elastica dei materiali, dipendente dalla loro capacità di ritornare alla posizione di partenza una volta deformati)(R)

Isteresi: dal punto di vista fisico è il ritardo con il quale un fenomeno si manifesta rispetto all'azione delle cause che lo producono, in relazione con le trasformazioni precedentemente subite dal materiale sottoposto allo stress. Un corpo soggetto ad una sellecitazione si deforma, (il flettente). Se la sollecitazione è debole e graduale, la deformazione si manifesta proporzionale alla forza, e non c'è isteresi. Se invece la sollecitazione è forte, la deformazione scompare con un certo ritardo dal corpo deformato, e quindi l'energia spesa non viene resa totalmente (al rilascio) dalle fibre del flettente.)(R)

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  Gli Autori:
Vittorio Brizzi - e-mail: studionet@vbrizzi.dsnet.it,
Edoardo Ferraro - e-mail: edo_simon@yahoo.com.