Cap. 3
DINAMICA DELLA FRECCIA
.
3/1 CONSIDERAZIONI INIZIALI
È ovvio che un arco ben strutturato, con tutte le carte in
regola ed i requisiti necessari, senza la freccia appropriata non rende affatto. Un grande
capo pellerossa diceva così a proposito del problema: "ogni arco è un buon arco,
l'importante è che la freccia sia dritta" (CRAZY HORSE). E la
freccia non deve solo essere dritta.
I fattori che pesano sulla dinamica della freccia sono
numerosi.Naturalmente affrontandoli separatamente è possibile comprendere come la loro
combinazione determini comportamenti così vari nella pratica.
3/1-1 Lo spine
Spine è una parola inglese che significa "spina dorsale",
e che, come al solito, sottintende multiformi significanze.
Può interpretarsi come flessibilità, capacità di flettersi, elasticità e resilienza.
La sua misura però è di carattere eminentemente statico.
Viene ottenuta misurando la flessione dell'asta vincolata su due
supporti posti a mezzo pollice dalle estremità con un peso di circa due libbre (1,94)
gravante al centro. Il valore è in millesimi di pollice.
La flessibilità dell'asta rappresenta un fattore estremamente
importante nel rapporto arco-freccia. Risulterà chiaro dopo aver affrontato il problema
seguente.
3/1-2 Il paradosso dell'arciere
È uno dei problemi "mistici" più complessi che mai siamo
stati affrontati in uno studio analitico sulla dimanica del volo della freccia. Ogni
manuale grossolanamente riporta grafici più o meno particolareggiati che più che
chiarire le idee le ottenebrano. Il primo vero lavoro serio (e unico) risale al 1930
grazie a Clarence N. Hickman, estroso ed eclettico scienziato che assieme a Klopsteg e
Nagler, gettò le basi dell'arcieria scientifica.
Nel 1930 gli archi, pressochè tutti, non erano finestrati cioè, il
loro grado di "center shot" era molto diverso dagli archi oggi in commercio. La
divergenza tra piano virtuale e di scorrimento della corda e linea di mira (corrispondente
al prolungamento della freccia) era molto più accentuata. Di conseguenza l'effetto che
ora andremo ad analizzare era magnificato. Hickman riprese con una cinepresa in grado di
registrare 2000 fotogrammi al secondo l'intera sequenza del rilascio - uscita della
freccia dall'arco. Verificò come la freccia, dopo svariate oscillazioni lentamente
stabilizzasse il suo moto lungo una traiettoria che corrispondeva alla linea di mira. Il
grafico in figura dimostra ciò.
L'arco, mediamente impiega 1/250 di secondo a chiudersi, dal momento
del rilascio. Durante quest'intervallo la freccia dovrebbe subire un ciclo di tre
"curvature" complete, sempre con la corda connessa alla cocca. La corda stessa
(abbiamo parlato, fino ad ora, di piano virtuale di scorrimento) percorre una traiettoria
sinusoidale smorzata, in virtù del fatto che un rilascio normale, per quanto ben fatto,
è sempre un'azione che implica una risultante tra una coppia di forze non in asse. La
corda possiederà questa traiettoria sinusoidale più o meno accentuata in funzione del
rilascio più o meno buono (con il rilascio meccanico, e con una buona tecnica, le
oscillazioni si riducono).
Di conseguenza il risultato tra un'azione di spinta non solidale con
il piano di scorrimento ed un vettore di spinta (la corda) che percorre una traiettoria
sinusoidale smorzata, è ben visibile nelle oscillazioni della freccia. Il problema,
nell'accoppiare arco e freccia, è quindi quello di trovare un'asta con un grado di
flessibilità dinamica (spine) adeguato, cioè con una frequenza propria di oscillazione
appropriata in modo da deflettersi quel tanto che basta a compensare questo squilibrio e
rettificare il suo vettore di moto lungo la traiettoria individuata nella linea di mira.
In altre parole, la freccia deve piegarsi, e reagire all'impulso
dato dalla corda in movimento, in maniera controllata e controllabile. Non c'è quindi
solo il problema della flessibilità dell'asta esaminato da un punto di vista statico. È
un problema dinamico. Le tabelle, ben interpretate danno una classificazione delle aste
sottoforma di "spine" statico, come già detto. Non è assolutamente detto che
due aste con lo stesso spine (deflessione statica) abbiano un uguale comportamento
dinamico, se di diverso materiale costituente. Il legno reagisce in maniera ben diversa, e
tra i legni stessi esistono numerose differenze.
Tornando al nostro fenomeno, il suo vero aspetto
"paradossale" è individuabile proprio in questa indefinibilità assoluta di
padroneggiare contemporaneamente tante variabili in gioco. Abbiamo detto che la freccia
"mediamente" oscilla, visto l'impulso dato dal moto sinusoidale della corda e
l'angolazione tra essa e la linea di mira, per tre volte prima dell'uscita della cocca
dalla corda. Ciò mediamente avviene sempre.
Per vedere la tripla oscillazione della freccia scoccata: Scarica animazione AVI (17Kb) (cliccare QUI per maggiori delucidazioni sulle animazioni), oppure
Visualizza figura 2 (una volta visualizzata,
consigliamo di stamparla con il comando nel menu File / Stampa o File / Print).
I fattori in gioco sono:
a) distanza corda-arco -> entità spazio temporale ->durata
dell'impulso;
b) grado di "center shot" -> deviazione tra i piani di
mira e i scorrimento;
c) diametro dell'asta -> fattore aggravante il punto b);
d) spine dell'asta -> frequenza propria di oscillazione dell'asta
in funzione del materiale;
e) carico e distribuzione dello stesso durante la corsa della corda
-> impulso ed accelerazione della freccia
f) materiale costituente la corda -> elasticità intrinseca che
influenza il punto di distacco tra corda e cocca;
Presupponendo un'azione di tiro in sintonia con le linee ed i piani
di forza che vengono a svilupparsi durante la trazione, questi 6 fattori combinati
conducono all'effetto terminale, cioè l'impatto sul bersaglio.
Analizziamo ognuno di essi:
a) Distanza arco-corda
(brace height).
Generalmente è una dimensione determinabile durante la messa a punto preliminare di ogni
arco ricurvo. Il suo giusto calibraggio implica un arco silenzioso e con scarse
vibrazioni. Se la distanza è alta si avrà un carico terminale all'allungo più alto di
quello per cui l'arco è stato costruito.
In compenso l'intervallo tempo/spazio per il quale corda e freccia saranno solidali sarà
minore.
L'effetto sarà di un arco con minore energia immagazzinata. Però con tolleranze
superiori nei confronti dei diversi spine di freccia. Saranno archi meno problematici (a
volte) più stabili, ma meno veloci.
Con un "brace" più corto, l'effetto opposto. Maggiore energia accumulata,
maggiore velocità di uscita, maggiori vibrazioni, maggiori difficoltà nel trovare aste
adeguate (la freccia interagirà con la corda per più tempo); é da ricercare il giusto
compromesso.
b) Grado di "center
shot".
I moderni archi dispongono di finestarature in grado di portare la freccia molto prossima
al centro dell'arco dove passa la linea verticale complanare al piano virtuale di
scorrimento della corda. (vedi paragrafo 2/4-6).
Più vi è libertà nelle possibilità di correggere il C.S. più è possibile operare
compensazioni, quindi più vi è tolleranza nella scelta della freccia (le correzioni si
porteranno con il bottone di pressione).
Negli archi ricurvi (e longbow) da caccia dove non è possibile, o non si vuole montare il
bottone di pressione (berger button) bisognerà agire spessorando il piatto di finestra
laterale.
In ogni caso le divergenze (anche se minime) tra asse di freccia e linea centrale dell
arco deve esistere, perchè se no è impossibile compensare le oscillazioni
prodotte nel movimento della corda comunicatesi alla freccia.
c) Diametro freccia.
È, come indicato, un fattore aggravante il problema b). Più la freccia è grossa, più
il suo asse si discosta dall'asse centrale di scorrimento corda.
d) Spine dell'asta
(vedi paragrafo 3/1-1).
e) Carico e distribuzione
dello stesso durante la corsa della corda.
Risulta chiaro a questo punto, come l'andamento del grafico di
trazione di un arco possa rivelarci comportamenti intrinseci del
fenomeno dinamico.
Due archi di egual carico possono richiedere aste con "spine"
differenti se gli incrementi di carico per unità di allungo sono
diversi tra loro. Se è presente "stack" nel momento
terminale della trazione di un arco, si dovranno usare aste più
rigide anche se l'EEP accumulata è uguale o inferiore all'altro.
La freccia subirà, in questo caso, accelerazione superiore nel
momento in cui la sua lunghezza libera di inflessione è massima.
f) Materiale costituente la corda.
La corda è della massima importanza. Il dacron B50 e B66 in commercio possiede
elasticità (nota 1) in misura tale da
consentire un accompagnamento della freccia ben oltre il punto "0" o distanza
arco corda (brace). In un arco da caccia, su 8" di brace heigth, ~4" sono
percorsi in chiusura con la cocca ancora inferita sulla corda.
Quest'accompagnamento "smorza" la velocità di uscita, della freccia dato che la
corda è in frenata. Più la frenata è brusca, più l'energia è comunicata per intero ed
efficacemente alla freccia.
Le corde in kevlar, ed in fast flight, sono utilizzate proprio in virtù della loro
indeformabilità. La corsa della corda risulta mutata in fase ed in traiettoria. Viene
così minimizzato il fenomento della sinusoidalità e di conseguenza anche lo
"spine" è meno accentuato (d'altro canto, visto il pacchetto energetico più
cospicuo, la freccia è più sollecitata anche se più assialmente). Dal punto di vista
del problema "spine" si potrebbero utilizzare paradossalmente aste più
flessibili (nota 2) . Lo stesso diametro della
corda può accentuare i suoi movimenti sinusoidali al rilascio.
3/1-3 Conclusioni
Tutti questi fattori, anzi le loro combinazioni, determinano
svariate reazioni. Il fattore umano, poi, gioca probabilmente al 50%. Diversi rilasci,
diversi assetti, implicano diverse reazioni. Lavorando poi nel campo della fisica delle
altre energie (archi da caccia) molto spesso l'influenza umana va ben oltre.
L'effetto terminale (l'impatto) è sensibilmente influenzato da
tutto questo cocktail di interazioni, ed è difficile dipanare l'intricata matassa per
giungere a conclusioni valide per tutti. Se si considera il punto di impatto di una
freccia ben impennata sul bersaglio scagliata da un arco da caccia ricurvo o longbow
finestrato "medio", la giusta freccia deve volare seguendo una traiettoria
solidale con il piano verticale in cui occhio dominante, asse freccia e verticale del
bersaglio siano solidali.
Se gli impatti avvengono a destra o a sinistra di tale linea
verticale, lo "spine" non è adeguato. Se consideriamo valido il modello del
"paradosso" raffigurato (fig. 5-1), il "momento della verità" è
rappresentato dalla fase 1 e 3, nel momento in cui punta prima e la coda della freccia
passano più vicine al piatto verticale della finestra dell'arco.
Sono questi gli istanti nella sequenza temporale degli eventi in cui
il grado di flessibilità (sempre considerando lo "spine" statico come
indicazione valida per il fenomeno in realtà dinamico; l'alluminio segue la regola, il
legno non sempre) (nota 3) dell'asta può
influenzare la traiettoria che si verrà a figurare successivamente.
Se la freccia è morbida, l'inflessione iniziale
(1), la sua risposta (2), e la controrisposta (3) saranno più accentuate, ed in tempi
"fuori fase" di conseguenza nell'istante (1) la prima parte della freccia
toccherà più violentemente il piatto e devierà verso sinistra. Una freccia più rigida
sarà affetta dal problema opposto (il berger button capovolge il problema) la coda
urterà contro il piatto spostando la traiettoria verso destra.
È un problema di frequenza di oscillazione, quindi, come abbiamo
detto lo "spine dinamico" della freccia può essere influenzato anche
modificandone la lunghezza ed il baricentro.
Accorciando la lunghezza dell'asta, si aumenta la rigidità.
Utilizzando frecce più lunghe si ha uno spine maggiore. Aumentando il peso in punta, la
freccia diventerà più morbida. Alleggerendo la punta si ottiene l'effetto contrario.
3/2 PESO DELLA FRECCIA
Per peso della freccia si intende usualmente la somma delle masse
dell'asta, punta, cocca ed impennaggio. Ovviamente non sempre frecce pesanti sono più
rigide di quelle leggere. Una modificazione del peso della freccia causa inevitabilmente
variazioni nella balistica, cioè nel punto di impatto sulla verticale. Per effetto della
resistenza dell'aria, più la velocità é alta, più la gravità fa la parte del leone. I
primi 30 metri generalmente sono i meno influenzati dalla caduta gravitazionale; a parità
di velocità. Più la freccia è pesante, maggiormente mantiene la sua velocità. Per le
relazioni peso freccia-velocità-penetrazione vedi capitolo 4/2 e seguenti.
In ogni caso una freccia pesante è più stabile, penetra meglio
l'aria ed è meno influenzabile dal vento (od altri ostacoli). Conviene in pratica
utilizzarele frecce più pesanti che permettono traiettorie più "realistiche"
alle distanze massime a cui si tira.
3/3 BILANCIAMENTO
Il baricentro di una freccia non dovrebbe mai essere a meno del 5%
della lunghezza totale verso la punta (vedi figura). Per avere una freccia stabile, su una
lunghezza di 28" (28"+9/16" totali) il baricentro deve essere perciò come
minimo a 1 1/2" dal centro verso la punta (38 mm.). Il baricentro può essere
modificato aumentando il peso della punta o delle penne; non dimentichiamo però che così
si modifica anche lo "spine" dinamico.partita. Essendo un fenomeno eminentemente
dinamico la misura statica dello "spine" si rivela quindi insufficiente.
3/4 IMPENNAGGIO
Nel tiro di campagna alla nostra maniera, l'impennaggio è molto
importante perchè deve stabilizzare frecce pesanti scagliate da archi molto forti. Le
prerogative stesse del tiro venatorio conducono ad un dimensionamento considerevole
dell'impennaggio, vista la dinamica dei tiri che si svolgono normalmente, su bersagli
mobili e nei tiri a tempo.
Gli impennaggi possono essere di plastica (e per essi è necessario il rest) o in penna
naturale.
La querelle continua su quale natura di impennaggio
sia la migliore non ha via d'uscita. Le penne naturali sono molto
più leggere di quelle sintetiche, possiedono un avvitamento "naturale"
per la loro struttura in cui una faccia è più scivolosa aerodinamicamente
dell'altra, anche se poste diritte sull'asta, quindi stabilizzano
meglio il volo. Per conto sono più deteriorabili, e con l'umidità
diventano inutilizzabili. Nei primi 30 metri di traiettoria, a
parità di peso d'asta e superficie di penna, sono più veloci (per
la loro leggerezza). Successivamente hanno un maggiore calo di
velocità e la penna di plastica alle lunghissime distanze ha il
sopravvento. Dipende dalle esigenze di chi tira (vedi
capitolo 4/3 Test comparativi).
L'avvitamento destrorso o sinistrorso, non ha alcuna influenza sul
tiro, sempre se l'arco è ben a punto. Le penne possono essere poste sull'asta in modo
elicoidale ben evidente: se si utilizzano punte da caccia è praticamente molto utile.
Attenzione a rispettare l'elicoidarietà naturale.
Come si riconosce quest'elicoidarietà naturale? basta impugnare la
penna nella parte più alta terminale con il lato da incollare verso il basso. Se la penna
piega naturalmente a destra, vuol dire che la sua curva è sinistrorsa, e come tale deve
essere incollata.
Se l'elicoidarietà è accentuata si possono
venire a creare seri problemi al passaggio della coda dalla freccia
sul piatto di finestra (fase 3 terminale) (vedi
tav.5-1). Se l'asta è dello "spine" giusto, l'effetto
può essere minimizzato ruotando la cocca in modo da aumentare
la "clearance" al passaggio (vedi
figura).
Se l'arco è progettato per il tiro tradizionale, generalmente il
piatto orizzontale della finestra è ridotto al minimo di larghezza, proprio per
minimizzare il problema.
NOTE
(1) In effetti, anche il
dacron è indeformabile. In realtà la treccia del dacron (per questioni di attrito tra i
singoli refoli) è "piena d'aria", cioè vi sono spazi vuoti che si vanno a
colmare nell'azione di chiusura e che giustificano la deformazione. (RITORNA)
(2) Generalmente dalle case
costruttrici vengono consigliate aste piú rigide e pesanti per meglio assorbire
energiadall'arco. (RITORNA)
(3) Non é detto che a
paritá di sezione di freccia in legno si abbiano le medesime risposte dinamiche di spine
sotto la sollecitazione della corda in movimento, e nei momenti successivi di volo. E' un
problema di resilienza dal latino "resilire", cioé rimbalzare.
Resilienza puó essere definita come la capacitá che ha il materiale nel
"resistere" e reagire ad una brusca sollecitazione. La compattezza delle fibre,
la densitá e la quantitá d'acqua presente nelle stesse (cioé la loro stagionatura) sono
tutti fattori che influenzano questa reazione, e possoono facilmente variare da asta ad
asta, anche della medesima partita. Essendo un fenomeno eminentemente dinamico, la misura
statica dello "spine" si rivela quindi insufficiente.
(RITORNA)
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