Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna
Manuale tecnico di tiro con l'arco per istruttori FIARC

Prima Pubblicazione settembre 1991

Vittorio Brizzi - Edoardo Ferraro
MANUALE DI TIRO CON L'ARCO

Indice espanso |Scuola nazionale FIARC di Tiro con l'Arco di YR | Fiarc WebSite

Cap.6

IL COMPOUND ALL'OPERA

L'evoluzione dell'arco è stata influenzata drammaticamente dalla moderna tecnologia. Il compound, frutto dell'inventiva di Wilbur Allen, nasce come idea nel 1966. La necessità di colpire in modo sicuro, e a distanza la preda, servì da stimolo a questo eclettico inventore, e lo spinse ad ideare una vera e propria macchina dotata di carrucole eccentriche in grado di demoltiplicare lo sforzo una volta raggiunta la trazione all'allungo dell'arciere. La caratteristica di un siffatto sistema, conseguentemente, ridusse la forte accelerazione della freccia tipica dell'arco tradizionale, e quindi permise l'utilizzo di freccie di "spine" inferiore, quindi più leggere e più veloci.
Attraverso studi successivi, che portarono all'ottimizzazione della geometria degli eccentrici (vere e proprie camme esasperate nel prototipo) l'energia accumulata risultò notevolmente superiore, a parità di carico massimo, di un analogo tradizionale, ricurvo o diritto che fosse.
Per il primo modello, realizzato in casa, in due giorni, Allen utilizzò quercia saturata con fibra di vetro per i flettenti, e tavole di pino pressate per il riser. Incernierando appropriatamente i flettenti all'impugnatura per consentire la regolazione del carico, e costruendo gli eccentrici in legno, Allen segnò la pietra miliare nella storia dell'arcieria moderna. Ideando il compound, probabilmente inconsapevole (per la verità ma non troppo, in quanto fece immediatamente brevettare la sua opera bruciando sul tempo i diversi "concorrenti" che ci stavano studiando sopra!) del grande sviluppo che avrebbe avuto in futuro.
Sostanzialmente, non molto è cambiato al giorno d'oggi dalla sua geniale idea. Il compound ha passato un periodo di "gigantismo" che ha visto il moltiplicarsi di carrucole, pulegge e rimandi di cavo degni di una vera barca a vela. Dopo tutta questa rindondanza, il nostro è tornato alla semplicità, si fa per dire, con i soli due eccentrici collegati alle estremità dei flettenti. Il vero sviluppo è avvenuto nei materiali, dell'impugnatura in lega di alluminio, magnesio e leghe aerodinamiche superleggere e resistentissime, sofisticando i sistemi di fabbricazione nella fusione delle stesse, e sui flettenti, con incredibili combinazioni di legno, fibra di vetro, e ultimamente carbonio. Le camme eccentriche, dalla plastica si sono evolute in accurate geometrie progettate con il computer e i cavi in acciaio hanno conosciuto il cambio con il fast-flight. Tutto per esasperare velocità e precisione.
La vera rivoluzione c'è stata quindi sul mercato. Dagli anni '70 si è registrato negli U.S.A. un incredibile aumento degli appassionati di arcieria, spinti dalla bramosia venatoria, e in piccola percentuale, sportiva. Il compound è un attrezzo decisamente vantaggioso per chi desidera raggiungere buoni risultati in breve tempo.
Un carico che viene demoltiplicato oggi anche al 35% (un arco da 60 libbre teso, superato il picco, è come un archetto scuola!) permette di scagliare frecce velocissime e precise con un periodo di training decisamente ridotto. Chi non può assiduamente allenarsi, per suoi motivi, non perde la mano, e si diverte. Cosa decisamente improponibile con un arco tradizionale di pari libbraggio.
Un'altra cosa è la ricerca della precisione esasperata in ambito sportivo. Giustamente chi sceglie questa via chiede di più, sia alla tecnologia, che alla tecnica, ed in proporzione, come disciplina nulla differisce alle altre "olimpicizzate". Solo i bersagli sono più piccoli. Oggi, la grande maggioranza di archi venduti nel mondo sono proprio loro, i compound.

6/1 MECCANICA DEL FUNZIONAMENTO DEGLI ECCENTRICI

La meccanica della carrucola eccentrica del compound è riconducibile a quella della carrucola semplice, che è una vera e propria leva di primo genere, ma con il fulcro, cioè l'asse di rotazione, non posizionato nel centro geometrico della ruota, cioè eccentrico.

6/1-1 Leve

Per capire come funziona la macchina compound è necessario rinverdire alcune nozioni sulle leve.
Esistono leve di primo, secondo e terzo genere. Le leve di primo genere sono quelle che hanno il fulcro (il perno su cui ruota la leva) tra la potenza (il punto su cui si esercita la forza) e la resistenza (il peso da spostare). Le leve di secondo genere hanno la resistenza tra il fulcro e la potenza, le leve di terzo genere hanno la potenza tra fulcro e resistenza. Evidentemente la condizione per l`equilibrio delle due forze(potenza e resistenza), e quindi per l'equilibrio della leva, è quella stessa di un sistema di due forze che tendono a produrre una rotazione intorno ad un punto (in questo caso il nostro fulcro) od un asse fisso. Il momento della resistenza (forza moltiplicata il suo braccio) deve uguagliare il momento della potenza, rispetto al fulcro.

La carrucola (o puleggia) è una ruota libera che può ruotare intorno ad un perno. Lungo la suo scanalatura vi alloggia il cavo. Nella carrucola di primo genere, alle estremità dei due cavi sono collegate potenza e resistenza. Ovviamente, visto che in una carrucola semplice il fulcro è posizionato al centro, il braccio di leva è uguale, sia per la potenza che per la resistenza. Le due forze devono quindi essere uguali per avere uguale momento, perchè sussista equilibrio. Nel nostro caso, trattiamo proprio con carrucole di primo genere, ma con una lieve ma sostanziale differenza.
Il fulcro non è nel centro geometrico della carrucola. Se così non fosse, non si avrebbe alcun effetto "compound". Per meglio addentrarci nei meandri del problema, è utile ricondurre ogni nostro ragionamento al modello più semplice di compound, per intenderci quello ad eccentrici circolari, con la carrucola alla quale è collegata la corda del medesimo raggio di quella a cui è collegato il cavo che agisce sul flettente opposto.
Questi tipi di compound, estremamente primitivi rispetto a quelli moderni, sostanzialmente non ne differiscono per quel che riguarda la logica di funzionamento.
Il funzionamento di un compound a camme ellittiche "high energy" o a camme modificate semiellittiche si scosta da esso solo per l'andamento del grafico di trazione, quindi solo in modo quantitativo, non nella logica tout court.
Per semplificare ulteriormente, consideriamo il nostro arco costituito da una carrucola fissa in alto e da un flettente mobile in basso, come da disegno. Questa fantasiosa rappresentazione spiega agevolmente metà del lavoro, ma qualitativamente è indicativa.
Per piegare il flettente superiore bisogna esercitare una forza. La caratteristica "utile" di una carrucola semplice, leva di primo grado, è solo quella di rendere possibile una variazione dell'orientazione della retta d'azione delle forze. In questo modo l'angolo variabile della corda che viene tratta durante la trazione è ininfluente ai fini della risultante.
Nel primo caso, con la carrucola concentrica non si ha alcun effetto "compound", nel senso che il flettente - resistenza si piega proporzionalmente all'entità della forza - potenza applicata.
In pratica abbiamo un flettente d'arco tradizionale con un cavo ed una carrucola in più.

Cosa succede se poniamo il perno di rotazione della nostra carrucola spostato rispetto al centro geometrico della stessa? otterremo due "raggi", non uno unico come prima, due veri e propri bracci di leva. Come tutte le leve che si rispettano, avremo un braccio di potenza (quello a cui è collegata la nostra potenza, cioè la corda dell'arco) ed un braccio di resistenza (quello a cui è collegata la nostra resistenza, il nostro peso da sollevare, cioè il flettente opposto alla carrucola). Se l'orientazione della nostra carrucola eccentrica è corretta, nella posizione iniziale, il braccio di resistenza sarà ridotto al minimo della lunghezza. Come risultato la leva presenterà il massimo svantaggio, se il peso, cioè la resistenza da vincere fosse di valore costante. La realtà ci presenta invece un peso che cresce ed un braccio di leva di potenza che cresce pure esso, a scapito di quello di resistenza.
La combinazione di questi due effetti è proprio il nostro "effetto compound". Il rapporto tra braccio di potenza e braccio di resistenza del nostro eccentrico è ciò che definisce il "let-off" del nostro arco compound. Più alta è l'eccentricità, cioè più alta è la differenza di lunghezza tra i due bracci, più alta sarà la nostra percentuale di riduzione del carico all'allungo definito. Nei compound moderni le carrucole eccentriche su ogni flettente sono due, accoppiate. Una, più grossa, alla quale è collegata la corda vera e propria dell'arco, è quella su cui è misurato il braccio di potenza. Per comodità la definiremo come eccentrico di Potenza. L'altra, quella da cui parte il cavo collegato al flettente opposto, quindi alla nostra resistenza, la chiameremo eccentrico, o camma, di resistenza.
Naturalmente il nostro ragionamento eseguito su una sola camma, e flettente,si complica praticamente se si considera l'arco in toto, ma non varia concettualmente in sostanza. Tendendo la corda si mette in moto il sistema formato da due eccentrici contemporaneamente che agiscono su i flettenti in maniera simmetrica. la sinergia assoluta di questa meccanica che fa "l'effetto compound".
Un diverso profilo degli eccentrici modifica la progressione del carico ottenuta durante l'operazione di trazione, ma concettualmente non modifica alcunchè del presente ragionamento.
6/2 LA SCELTA DEL COMPOUND Non sempre il compound più costoso è il migliore. Mi spiego: ogni tiratore è fatto come natura l'ha voluto, come le sue caratteristiche di stile sono e come la sua psicologia attiva certi meccanismi che lo fanno essere più o meno preciso. Come orientarsi allora nella scelta di modelli, di tutte le marche prestigiose esistenti? Per provvedere all'esigenza di ognuno di comparare tra loro diversi prodotti, la A.M.O. (American Manifacturers Organization) ha stabilito un copione di regole per quest'uso. Tutti i test che compaiono sulle riviste specializzate seguono questo criterio; gli archi sono rigorosamente settati in questo modo:

  • 60 libbre di carico di picco,
  • 30 pollici di allungo,
  • 540 grani di peso di freccia.
  •  

Il diagramma di trazione com'è stato spiegato nel capitolo 2/5-1 rappresenta un valido specchio di efficienza statica, può spiegare il tipo di reazione che i nostri muscoli avranno nel tenderlo ed egregiamente racconta come l'energia viene immagazzinata. Il test di velocità, che viene fatto lanciando una freccia attraverso un cronografo (od altro sistema balistico di misurazione di velocità) all'uscita dell'arco (1 mt.) ci dice ovviamente quanto va veloce la nostra freccia. un sistema molto pragmatico per sapere "il più veloce", e purtroppo molto spesso questo segnale fuorvia tanti acquirenti con la vocazione della formula 1.
Comunque con semplici calcoli si ottiene l'energia cinetica della freccia (come si è visto) e quindi il rendimento. Al giorno d'oggi i compound sono caratterizzati tutti da un alto rendimento dinamico, proprio grazie a quella tecnologia che permette l'uso di "materiali mobili" sempre più leggeri e resistenti. un buon sistema per comprare, ma non per comparare. Si, è vero che la velocità di uscita è diretta conseguenza dell'energia immagazzinata e della percentuale della stessa elargita direttamente alla freccia in uscita, è vero anche che è molto difficile avere alte velocità di uscita e bassa energia dissipata.
Molto difficilmente alti rendimenti vengono associati ad archi esasperatamente veloci, e di conseguenza tutta la parte di energia che non viene spesa per la propulsione della nostra freccia, si ripercuote sul tiratore, sia come vibrazioni, torsioni e shock, sia in rumore (il vero "anticaccia" del Bowhunter). Quindi tutto ciò va contro alla precisione del tiro. Quando si sceglie il compound, ovviamente bisogna tenere presente le proprie esigenze di carico e caratteristiche di allungo. La stragrande maggioranza dei compound sul mercato hanno la possibilità di essere regolati in un intervallo di 2,3 ed anche 4 pollici nell'allungo. Il carico di picco deve essere facilmente superato senza obbligare a ridicole ed anche pericolose contorsioni durante la trazione.
Teniamo presente l'uso a cui è destinato: norme FITA impongono il limite massimo delle 60 libbre per il tiro alla targa; per la caccia, e qui parliamo italiano quindi ci riferiamo alla nostra selvaggina, è ridicolo superare le 80 libbre!!
Peggio ancora, chi utilizza rilasci meccanici non dovrebbe mai caricare puntando la freccia verso l'alto; caricamento che viene sovente utilizzato da chi e ostinatamente convinto che bisogna tendere pesi massimi. E passiamo al sistema propulsore, cavi ed eccentrici, il vero motore di sparo del nostro arco.

Non è una novità che tutte le case del reame chiamino con altisonanti terminologie le proprie rotelle; spesso confondono le idee. Potremmo quindi riassumere la caratteristica base:

  • A Eccentrici circolari (round Wheels)
  • B Camme modificate
  • C Camme ad alta energia (High Energy)
  •  


Si può dire che la freccia della storia del compound ha seguito un bizzarro itinerario: se il proto-compound di Allen possedeva delle camme ad eccentricità esasperata (delle vere e proprie High Energy) il flusso evolutivo si portò su eccentrici circolari, non abbandonando del tutto le sopradette. Un brusco picco di riflesso alla fine degli anni '70 inizio '80 portò alla esasperazione delle High Energy, compiuterizzando il loro progetto ed arricchendole nell'elaborazione costruttiva con leghe sempre più resistenti e leggere.

Poi la vera evoluzione, con le camme "modificate". Improvvisamente ci si rese conto che le alte energie immagazzinate con gli alti schiacciamenti nel profilo dell'eccentrico portavano ad un risultato negativo per ciò che riguardava la precisione. Ecco quindi la nuova generazione di eccentrici, sempre più grandi ma con profilo "misto", in cui i vantaggi di morbidezza degli eccentrici circolari si combinavano con la rude velocità delle camme estreme. Mai un cambio riuscì così bene in arcieria. Archi veloci, ma gradualmente morbidi da tendere, (le camme estreme, come si può notare dal grafico indicato possiedono dei veri e propri gradini durante la trazione) e soprattutto alto rendimento con minori dissipazioni (negative) di energia.
Come è vero che gli archi (C) immagazzinano più energia (esemplificando un sistema (C) pari a 60 libbre di carico di picco equivale ad un (A) di 80 ed un (B) di 70 è anche vero che necessitano aste più rigide e in definitiva più pesanti). Tutti fattori da tenere ben presenti! Se analizziamo i tre grafici di trazione, (60 libbre di picco) agevolmente notiamo quanto segue:
A) Crescita rapida, il picco viene raggiunto approssimativamente a metà dell'allungo e permane su valori simili nell'intorno di 1 pollice, decrescita simmetrica, valle di circa 1 pollice di larghezza.Il "muro" è ben evidente e ha una rapida crescita.

C) Crescita ancora più rapida che in (A); il picco è raggiunto molto prima (se in (A) intorno a 20", in (C) circa ogni 14"~15") e i valori di carico permangono per diversi pollici scostandosi ben di poco da tale valore. La decrescita è molto svelta, la valle è molto più stretta rendendo più stabile il sistema ed un corretto dimensionamento dell'allungo.
Questa crescita - picco - decrescita di carico ha come conseguenza, come si è detto, un alta accelerazione, e spesso come vibrazioni ed energia mal dissipata. Se si opta per un compound a camme più la loro eccentricità è elevata più si acutizzano questi fenomeni. Si ha l'impressione di avere tra le mani un vero e proprio cannoncino, compreso il rinculo. Sono più difficili e "affaticanti" nella tensione, sono molto meno ottimizzati per quello che riaguarda il rendimento. Sono molto veloci però; rispetto ad una categoria (A), il test A.M.O. generalmente dimostra un incremento di velocità pari a 15~20 fps in più.

B) evidente dalla figura come il "panettone" di energia sia maggiore che in (A). La crescita iniziale è moderatamente più rapida, il picco è raggiunto prima rispetto al modello a rotelle semplici, (14"~19") e i valori dell'intorno del picco raggiunto sui 17 sono di poco inferiori; la valle è moderatamente stretta, ma il muro, ed il suo tratto simmetricamente opposto sono un po' più dolci che in (C). Si può senz'altro dire che il compromesso raggiunto con questo sistema sia il più vantaggioso, sia in termini di accumulo e restituzione energetica, e soprattutto più gradevole ed agevole in trazione.

6/3 RIDUZIONE DEL CARICO DI TRAZIONE, O "LET-OFF"

Il disegno dell'eccentrico e il let-off sono dati costruttivi propri di ogni modello. La riduzione del carico dipende in totalità dall'eccentricità della camma (cioè la distanza tra l'asse di rotazione ed il limite del profilo della stessa). Attualmente sono sempre più rari i compound con una riduzione di carico minore del 50%, mentre con l'avvento del rilascio meccanico si è vista la proliferazione di quelli con valori prossimi al 60-70%. La grande maggioranza è ancora sul 60%.
Comparando due archi con il medesimo carico di picco, quello con let-off maggiore possiede una minor capacità di immagazzinamento di energia. Let-off del 60-70-75% portano ad una riduzione del carico così brusca che possono indurre a cattivi rilasci, ovviamente se effettuati con le dita.

6/4 VELOCITA' DELLE FRECCE

Spesso solo a ciò lo sprovveduto acquirente anela e il commerciante enfatizza. Il più delle volte come la realtà dimostra, coglie nel segno e vende. Non esiste solo quello, anzi spesso è un criterio fuorviante di valutazione e pure male interpretabile. Mi spiego: i test seri A.M.O. vengono fatti per comparare, quindi creare uno schema di valutazione comune per archi che hanno 30" di allungo e 60 libbre di carico. E chi non ha le braccia così lunghe? E chi non vuol tirare con un tale carico? Può liberamente estrapolare una valutazione anche per il suo caso, "comparabile" con gli altri attrezzi in vetrina?
Un arco che tira 218 fps (A.M.O.) rispetto ad uno che risulta 209 fps (A.M.O.) conserva il suo primato sicuramente anche se differiamo dallo standard e ci adeguiamo ad un allungo e carico inferiore (o superiore). Vediamo quali fattori entrano in gioco nella valutazione corretta della velocità.

6/4-1 Il peso di trazione

Approssimativamente, influenza la velocità 1~3/4 fps per libbra, aggiunta o sottratta (questo con frecce non estreme nell'ambito ragionevole della tabella Easton, vedi comunque capitolo 6/9-6).

6/4-2 La lunghezza di spinta

il tratto lungo il quale viene esercitata la fase di spinta sulla freccia; in altre parole è la somma dei "pacchetti" di energia potenziale elastica accumulata durante la trazione e distribuita conseguentemente al rilascio. ovvio che maggiore sarà questa somma, maggiore sarà l'energia, cioè maggiore sarà l'allungo e minore il brace- height (distanza corda arco) maggiore sarà questo valore. L'allungo proprio dell'arco è determinato dal disegno dello stesso, dalla lunghezza della corda, dal diametro dell'eccentrico e dal suo disegno e dalla lunghezza dei cavi.
Sempre approssimativamente, ogni pollice aggiunto ai 30 canonici aggiunge 5 fps alla velocità di test. Così li toglie per ogni pollice sottratto. Non è però un guadagno lineare, in quanto aumentando l'allungo rispetto allo standard di riferimento, in misura notevole (es 3 pollici) si crea un problema di "spine" dell'asta, che richiede sezioni e conseguentemente pesi superiori, e quindi il guadagno in fps è minore.

6/4-3 Peso della freccia

Ogni 25 grani aggiunti decrementano la velocità standard di circa 4 fps. L'aumento del peso in punta però non dimentichiamo, influenza lo spine della freccia, richiedendo aste più rigide, più grosse ... ed il problema si fa quindi sempre più "pesante"! Se vogliamo paragonare due archi di uguale energia immagazzinata ed uguale allungo, chi possiede efficienza maggiore avrà logicamente una freccia più veloce. Una differenza di efficienza del 10% può significare fino a 15 fps di velocità in più.

6/5 RELAZIONE TRA CAVI, CORDE E ALLUNGO

Per aumentare l'allungo dell'arco bisogna aumentare la lunghezza del cavo intorno alla ruota e per diminuire l'allungo bisogna duminuire la lunghezza del cavo. Per diminuire la lunghezza del cavo intorno alla carrucola si può fare una delle seguenti operazioni.
La maniera più semplice ed ecomomica è comprare una corda più corta. Se la corda è di un pollice più corta, si sottrae mezzo pollice da ogni ruota. Il risultato sarà che mezzo pollice di cavo in meno sarà arrotolato su ciascuna ruota. L'esempio di un pollice è leggermente eccessivo,ma serve allo scopo. In realtà, se si dovesse fare una modifica così grossa, si dovrebbe passare ad un'altra misura di ruota. Una modifica di un ottavo di pollice in meno del diametro della ruota farà modificare l'allungo di quasi un pollice.
Un'alternativa all'accorciamento dell'allungo dell'arco è cambiare il cavo di prolunga su ciascuna ruota. Questo è il cavo che va dalla ruota all'ancora della corda. Dopo aver attaccato questo cavo alla corda, accorciare il cavo di prolunga equivale ad accorciare la corda. Cambiare entrambe le prolunghe inferiori e superiori dello stesso valore ed assicurarsi che quando lo si è fatto entrambe abbiano la stessa lunghezza. Accorciando il cavo di prolunga di un ottavo di pollice, si accorcia l'allungo di tre ottavi di pollice. Se si deve accorciarlo di più di un pollice prendere la misura di ruota appena inferiore. Per aumentare l'allungo dell'arco, si deve aumentare la lunghezza della corda o del cavo di prolunga. L'aumento di lunghezza della corda di un ottavo di pollice produrrà l'aumento di tre ottavi di pollice nell'allungo. Se si deve aumentarlo di più di un pollice utilizzare la misura di ruota appena superiore. Non bisogna dimenticare di modificare i cavi di prolunga dello stesso valore.
Aumentando l'allungo di un arco con il metodo sopra descritto, si può creare una complicazione. Se si lascia arrotolare troppo il cavo intorno alla ruota può avvenire una sovrapposizione di cavi. Questo vuol dire che il cavo è avvolto completamente intorno alla carrucola e si sta sovrapponendo a se stesso come mostrato in figura. L'effetto negativo di questa sovrapposizione sulla resa della freccia è veramente notevole. Se non si corregge la situazione, ne può derivare un consumo e danneggiamento del cavo. Cambiare l'allungo modificando la lunghezza della corda e del cavo è il miglior modo per apportare piccole regolazioni dell'allungo, ma è utile solo per modifiche entro il pollice.
La possibilità di una buona messa a punto dipenderà dall'avere o meno il giusto allungo. Tirare dal centro della valle è un dovere in senso assoluto per una buona messa a punto.

6/6 IL MIRINO

Ne esistono moltissimi modelli, ma, essenzialmente, sono tutti uguali e rispondono allo stesso tipo di regolazione. Normalmente sugli archi scuola si monta un unico "pin" che puo' scorrere in alto e in basso lungo una slitta e che può "uscire" o "rientrare" a sinistra e a destra avvitando o svitando lo stesso "pin". La regolazione si effettua seguendo l'errore. Se la rosata (almeno tre frecce) impatterà alta, (provare più volte) il "pin" va portato piu' in alto, se impatterà a sinistra il "pin" va portato a sinistra e così via.

da ricordare che un'accurata regolazione è sempre il frutto di una "media". Trovata la giusta posizione del "pin" si procederà, poi, a microregolazioni fino a trovare la posizione che permette di ottenere costantemente l'impatto desiderato. Poichè, generalmente, l'allievo alle prime armi non possiede ancora una tecnica stabilizzata sono da sconsigliare vistose correzioni del mirino di giorno in giorno, che non sono indice di un errato posizionamento del "pin", ma di una tecnica ancora approssimativa e non consolidata.
Il regolamento FIARC consente di utilizzare un mirino con un massimo di 5 punti di mira fissi, che non possono cioè essere spostati durante lo svolgimento di una gara, e di una lunghezza massima di 5 pollici misurata dalla faccia esterna della finestra dell'arco al "pin" piu' lontano.
Normalmente assieme al mirino viene utilizzato un ulteriore punto di riferimento costituito dalla "zero peep" o da un "kisser button" Il regolamento consente l'utilizzo di uno soltanto di questi riferimenti. La "zero peep", di metallo o di plastica, è costituito da un dischetto che si inserisce nella corda provvisto di un foro centrale. Posizionandola ad un'altezza opportuna ad arco carico giunge davanti all'occhio del tiratore che traguarda il mirino attraverso il foro della "peep".
La "peep" si presenta sempre con il foro su un piano frontale parallelo a quello dell'occhio, grazie ad un elastico che si fissa alla "peep" o alla corda da una parte e ai cavi o al flettente superiore dall'altra.
Il "kisser" è un dischetto di plastica o un anello fatto con filo da serving che fissato ad altezza opportuna sulla corda, ad arco in trazione arriva fra le labbra del tiratore sempre allo stesso punto. L'utilità di un secondo punto di riferimento è intuitiva per il miglioramento della precisione e della costanza del gesto.

6/7 LO STABILIZZATORE

Normalmente si tende a richiedere allo stabilizzatore la soluzione di problemi abbastanza diversi.
La sua funzione primaria rimane, ovviamente, quella di stabilizzare, di contrastare e neutralizzare le tendenze rotatorie dell'arco sia sul piano verticale che su quello orizzontale. Possiamo chiamarlo effetto "deriva" per analogia con il lavoro che una deriva effettua sulla stabilizzazione di una barca.
Più lo stabilizzatore sarà lungo e di peso adeguato e più sarà evidente questo effetto.
Nel regolamento FIARC e IFAA esistono limitazioni di lunghezza e di foggia. Lo stabilizzatore dovrà essere costituito da uno o più pezzi montati coassialmente, il tutto non più lungo di 12 pollici, si dovrà ricercare quindi un buon compromesso fra lunghezza e peso in modo tale che l'arco risulti bilanciato in fase dinamica.
Con una stabilizzazione troppo leggera l'arco tenderà a "saltare" verso l'alto, con una stabilizzazione troppo pesante riscontreremo un impatto basso delle frecce per la tendenza dell'arco a ruotare precocemente verso il basso. Non esiste quindi una "ricetta" valida per tutti.
Lunghezza e peso andranno ricerati e combinati individualmente secondo le geometrie dell'arco, il peso, il libbraggio, la percentuale di riduzione, lo stile di tiro.

Per lo più gli stabilizzatori in commercio consentono di raggiungere dei buoni compromessi con l'aggiunta di pesi avvitabili in punta all'asta o con lo spostamento di un peso che scorre lungo l'asta stessa. L'altra funzione che, di solito, si ricerca nello stabilizzatore è quella "ammortizzante". Flettenti e corda, in chiusura, tendono a sorpassare la posizione che normalmente hanno in stato di quiete, generando una serie di assestamenti fino al ritorno alla iniziale configurazione. Queste vibrazioni si propagano al riser che comincia a lavorare in controfase con i flettenti. Il tentativo è quello di "portare fuori dall'arco" queste vibrazioni con l'ausilio dello stabilizzatore-ammortizzatore, per lo meno per il tempo di uscita delle frecce. Non è facile dare un giudizio sulla validità delle soluzioni che sono proposte con gli stabilizzatori-ammortizzatori. per lo meno molto difficile quantificare la loro efficacia. Le soluzioni, comunque, che offre il mercato consistono in stabilizzatori- ammortizzatori costituiti da un peso che scorre sull'asta contrastato da due molle il tutto rinchiuso a bagno d'olio in un involucro di materiale plastico o di alluminio. Altro tipo reperibile in commercio è uno stabilizzatore- ammortizzatore che rinchiude al suo interno una capsula piena di mercurio, mercurio che "rompendosi" dovrebbe assorbire le vibrazioni, un modernissimo ritorno all'antico.

6/8 IL REST, TECNICA ED EVOLUZIONE

La costante evoluzione dell'arcieria ha portato, in questi ultimi anni, all'ampliamento ed alla messa a punto di una gammma di accessori sempre più specializzati e sofisticati. Su di un arco longbow o ricurvo le poche regolarizzazioni possibili sono date dal numero dei giri della corda, dal posizionamento del punto di incocco e dalla variazione laterale del punto di appoggio della freccia sull'arco, nei moderni archi compound, sui quali è possibile agire in molteplici modi che vanno dalla regolazione del carico a quella dell'allungo, alla fasatura degli eccentrici, alla regolazione del punto di incocco e a quella del bottone di pressione, le performances date da una maggiore versatilità e da una taratura micrometrica permettono all'arciere di aumentare il rendimento e la precisione del proprio attrezzo in maniera eclatante.
Uno degli ammenicoli più rimaneggiati e sofisticati è senza dubbio il rest (appoggia freccia), che va considerato a tutti gli effetti la causa o la cura di molti dei difetti riscontrabili nell'errato volo di una freccia. Nelle categorie Fiarc "longbow" e "istintivo venatorio" l'appoggio della freccia è rappresentato dal tappetino che ricopre la parte bassa della finestra o dell'apposito incavo, al solo scopo di non fare strisciare la freccia direttamente sull'arco; va da se che un corretto dimensionamento dell'asta e l'abilità dell'arciere sono praticamente le uniche cose che portano a buoni risultati. Sugli archi compound e su molti ricurvi, se dotati dell'apposita boccola filettata, è possibile il montaggio di rest meccanici più o meno complicati, con o senza bottone di pressione, allo scopo di avere maggiore controllo possibile su tutte le variabili implicite nell'attrezzo meccanico.

6/8-1 Rest in gomma

Gli unici rest che il mercato proponeva, sino a non molto tempo fa, erano i classici tipi di gomma (fig. A), molto semplici ma robusti, o, tutt'al più, i modelli con supporto a scostamento laterale con ritorno automatico (lamella di richiamo in acciaio armonico) che, se usati unitamente a un buon bottone di pressione possono dare un buon risultato con una spesa molto contenuta.
Fra i rest più moderni e sofisticati adatti al tiro da caccia, possiamo individuare tre diverse metodologie di lavoro meccanico: rest a supporto fisso con assorbimento degli spostamenti basato sulla deformazione elastica del supporto stesso (a molla fig. C, a lamelle fig. D e simili), rest con scostamento laterale del supporto di solito a scomparsa totale (fig. B, fig. E), il rest ad abbattimento, dove il supporto vero e proprio si abbassa su sollecitazione dell'asta della freccia o delle penne (fig. F, fig. G) il primo tipo, robusto e durevole, ha i grossi vantaggi di non avere necessità di manutenzione e di una taratura piuttosto semplice: avendo come supporto sia sull'asse verticale che su quello orizzontale del materiale elastico con un modulo di elasticità meccanicamente preimpostato (fig. C, D), la regolazione del volo della freccia si fa semplicemente spostando lateralmente tutto il blocco di posizionamento in maniera da andare a cercare il "center shot" richiesto dall'asta prescelta; è chiaro che se lo spine è sbagliato, seppur di poco, non ci sarà una grande possibilità di recupero come si potrebbe avere con un bottone di pressione.
Sul modello a lamelle (fig. D) l'impennaggio non interferisce in nessun modo con il supporto e quindi il materiale delle penne sarà indifferente. Mentre sullo springie (fig. C) le penne in plastica, specialmente se materiale particolarmente rigido, possono causare un salto della freccia.
Si consiglia di ricoprire le lamelle o la molla con una guaina termorestringente, reperibile in qualsiasi negozio di componentistica elettronica in vari diametri, allo scopo di evitare vibrazioni e fastidiosi cigolii causati dallo sfregamento dell'asta sul metallo nudo. I modelli di gomma (fig. A), ancora usati perchè robustissimi ed economici, hanno lo svantaggio di avere una grossa interferenza con l'impennaggio; in alcuni casi la penna naturale potrà ovviare a molti inconvenienti.
Per la regolazione laterale è previsto un foro per il bottone di pressione, ma molto spesso il rest va spessorato con biadesivo perchè insufficientemente lungo. Questo rest, data la sua particolare robustezza, è consigliabile per la pesca. Il suo montaggio sui più recenti compound dotati di finestra tagliata è molto difficoltoso ed è sconsigliabile per la precarietà del risultato.

6/8-2 Flipper

Il flipper rest (fig. B) ha invece doti di funzionalità inaspettate, vista la sua economicità e l'aspetto esiguo; il piccolo braccio di supporto, di massa bassissima, rientra sotto il berger appena l'asta crea un certo attrito scorrendo lasciando la freccia svincolata verticalmente. Dato che la durezza della molla di richiamo del braccio è pretarata dalla casa su valori molto bassi, quindi non offre resistenza allo scorrimento, rimmarrà da tarare solamente il bottone di pressione, il che rende la messa a punto più semplice e veloce.
Il neo di questo rest è la fragilità del gruppo molla di fissaggio e ritorno che, se impigliato il braccio di un rametto o nei vestiti si gira all'indietro, rompendo la piastrina suddetta.
Anche per questo rest esistono difficoltà di fissaggio nel caso di archi a finestra tagliata. Il rest raffigurato in fig. E non è altro che la versione più raffinata del già citato flipper; il fissaggio meccanico al berger, con rinvio regolabile sia verticalmente che lateralmente rendono questo rest adatto al montaggio su qualsiasi tipo di arco.
Dotato di regolazione della durezza della molla di richiamo del braccio questo rest, molto più massiccio del flipper, non presenta gli inconvenienti di fragilità peculiari di quest'ultimo e garantisce un'ottima resa; la traslazione laterale e la possibilità di regolare l'inclinazione del perno di supporto del braccio consentono un "tuning" molto preciso. Data la "sparizione totale" non esistono vere controindicazioni a nessun tipo di impennaggio; andrà tenuto presente, andando a caccia, che sia per questo che per il precedente, il procedere con la freccia incoccata è pericoloso in quanto, in seguito ad un urto contro un ramo dal basso in alto, il fragile braccio del rest potrebbe piegarsi.

6/8-3 Rest ad abbattimento

Il modello raffigurato in fig. F è il più classico esempio di rest "ad abbattimento" e forse il più versatile, anche se a taratura non semplicissima. La sua azione si basa sull'abbassamento del supporto dietro sollecitazione dell'asta che ci "batte" sopra; naturalmente la molla di contrasto, regolabile, dovrà essere tarata su valori medio-morbidi, altrimenti non sarà sufficientemente sensibile. Il lavoro sull'asse orizzontale andrà affidato ancora una volta ad un bottone di pressione di buona qualità, ponendo molta attenzione sul posizionamento del braccio di supporto; ad esempio la figura mostrata in fig. F1 è errata in quanto non consentirà spostamenti laterali della freccia annullando il lavoro del berger.
La regolazione meccanica di fine corsa andrà registrata in maniera da portare l'asta a metà circa del bottone di pressione (fig. F), cosa importante perchè la freccia non scivoli sopra o sotto di esso. Dato che nessuna delle penne tocca in nessun punto il rest, il tipo di impennaggio è assolutamente indifferente.
Anche in questo caso il braccio andrà ricoperto con una guaina termorestringente che eviterà rumori fastidiosi (e controproducenti a caccia). La grande versatilità di questo rest, date le possibilità di regolazione su tutti gli assi, può aiutare molto in caso, ad esempio, si monti una punta da caccia con conseguente spostamento del baricentro e tendenza "a cadere" della freccia: un paio di giri di indurimento alla molla del supporto dovrebbero ovviare ad ogni inconveniente.

6/8-4 Rest per lo sgancio meccanico

Il rest in fig. G è stato studiato appositamente per l'uso di sgancio meccanico e non prevede l'uso di bottone di pressione, dato che uno sgancio non viziato dalle dita ed uno spine corretto dell'asta dovrebbero dare come risultato un'uscita dall'arco perfettamente pulita; anche qui la regolazione richiesta, il center shot, si ottiene traslando lateralmente l'astina di supporto dei perni reggifreccia. L'impennaggio per questo particolare tipo di rest, va orientato come in figura, con la maestra verticale verso il basso e non più orizzontale; questo servirà ad evitare che la penna normalmente obliqua in basso a destra batta contro il braccino di destra (per arcieri mancini il contrario).
Nei tipi di rest "ad abbattimento", dove quindi vi è una rotazione di un perno metallico di una certa massa nella sua sede, da nuovi, la rotazione del perno stesso è piuttosto difficoltosa, dato l'accoppiamento industriale fatto probabilmente solo per foratura; si consiglia perciò se necessario, di ripassare le estremità del perno con paglietta metallica sino che la rotazione non migliori; qualche goccia di lubrificante al teflon completerà l'opera. Tenete sempre presente che il migliore dei rest non servirà a nulla se non è messo a punto nel contesto di una perfetta taratura dell'arco.

6/9-1 Uso e taratura del rest tecnologico

necessario porre estrema attenzione su tutte le variabili della messa a punto per evitare un risultato globale poco soddisfacente. intuibile che se ciò non avviene l'insieme non potrà rendere al massimo, ma in percentuale sempre più bassa quanti sono i particolari trascurati. Il concetto di "resa" meccanica esprime in pratica il rapporto tra l'energia immagazzinata e quella restituita (nel nostro caso alla freccia); la resa è tanto maggiore quanti meno attriti, disassamenti meccanici e interferenze esistono nel gruppo di lavoro freccia-arco. Tipico esempio, molto frequente, di errato utilizzo e uso di un arco potente e veloce con frecce leggere e sottili, ma spesso, di spine troppo basso; dopo lunghe fatiche l'asta potrà anche impattare, per sommi capi, nel punto desiderato, ma l'enorme flessione subita al rilascio (denunciata da una scodata verso l'esterno più o meno ampia) farà si che una buona percentuale dell'energia trasmessa dalla corda alla freccia, invece che venire totalemente utilizzara dalla stessa per volare su di una retta immaginaria fra la punta ed il bersaglio, venga parzialmente dispersa nel descrivere una curva e nel presentare, per un certo periodo, tutto il fianco alla resistenza dell'aria.

6/9-2 La scelta dell'asta

Va da se che prima di lavorare sul rest è importante avere già scelto un'asta la più compatibile possibile con l'arco; a questo proposito bisogna tenere presente che per le recenti generazioni di archi compound veloci e corti, equipaggiati con ipercams, fast-flight ed altre innovazioni sostanziali, la tabella Easton di scelta dell'asta non è più assolutamente affidabile in quanto, probabilmente i diagrammi di carico utilizzati come base di calcolo sono quelli di archi Hoyt (ditta consociata alla Easton U.S.A.); non sono quindi solamente il picco ed il let-off, intesi come valori, a determinare la scelta ma è lo sviluppo grafico del carico (quindi il "modo" in cui l'energia viene restituita) ad indurre parametri diversi.
Le operazioni preliminari da compiere sull'arco sono: montare prima della taratura definitiva qualunque ammenniccolo (silenziatori, faretra, stabilizzatori, ecc.) per non trovarsi con dei baricentri spostati dopo che la taratura sia già effettuata; portare il libbraggio dell'arco a quello desiderato quindi regolare i tiller a zero (uguali fra loro) lavorando sui bulloni dei flettenti; montare il rest posizionandolo inizialmente (o muovendo il bottone di pressione) in maniera che il centro verticale della sezione dell'asta sia sovrapposto alla linea immaginaria passante fra la corda e il suo punto di proiezione perpendicolare alla faccia interna dei flettenti ("center shot", il centro geometrico di lavoro dell'arco); posizionare il braccio del rest in maniera che il berger risulti sul centro dell'asta); fissare provvisoriamente il punto di incocco in maniera che la freccia sia (nel caso di tiro infradito) un paio di millimetri alta di cocca fino a circa 6mm (nel caso di tiro con dita sotto la freccia) rispetto all'angolo di 90<198> formato con la corda.

6/9-3 Preregolazione della molla

La molla di regolazione del berger sarà inizialmente a metà durezza (grano a metà corsa) e, nel caso di rest ad abbattimento verticale, la molla di contrasto del braccio sarà piuttosto morbida (il minimo di durezza perchè la freccia non riesca a muovere il braccio solo incoccandola ed appoggiandola, più qualche gr. di precarica). Ora è necessario un accenno al funzionamento meccanico dell'arco: una freccia "rigida" in assoluto, se sganciata tramite uno sgancio meccanico da un arco tenuto in morsa percorrerà la traiettoria passante fra corda, verticale di mezzeria dell'asta e bersaglio, senza deviazioni ne flessioni; nella realtà invece ogni asta è caratterizzata da un proprio "spine" o coefficiente di flessibilità il cui modulo è direttamente proporzionale allo spessore ed al diametro.

6/9-4 Sollecitazioni della freccia al rilascio

Al rilascio della corda l'improvvisa spinta avrà quindi l'effetto di fare flettere l'asta con una serie di piegamenti decrescenti col proprio asse orizzontale (fig. 1) e di imporle, sul piano verticale, un'unica grossa flessione verso il basso , dovuta al ritorno alla posizione iniziale sulla corda e quindi del punto d'incocco nelle varie fasi dell'allungo, rispetto ad un ipotetico arco vincolato in posizione fissa (fig. 3). Il bottone di pressione (berger, dal nome dell'inventore) ha il compito di assorbire ed assecondare i movimenti sul piano orizzontale compiuti dalla freccia in uscita; in assenza di questo, non esiste altra regolazione che il posizionamento (distanza dal riser) e l'eventuale variazione di elasticità dell'asta prescelta lasciando più o meno lunga la parte che sporge davanti al rest (l'asta si ammorbidirà in proporzione alla lunghezza di questo "disavanzo"), tenendo conto che, naturalmente, la freccia subirà un aumento di peso.
Per ciò che riguarda la sollecitazione sul piano verticale la concezione strutturale dei diversi rest differenzia notevolmente il tipo di lavoro da essi compiuto. Un rest di gomma farà semplicemente da appoggio fisso sul quale l'asta scorrerà strisciando e quindi la regolazione verticale del volo verrà fatta solamente agendo sul pundo d'incocco.
Un rest modello "flipper" o similari (braccio a scomparsa laterale) ha l'ottima prerogativa di non entrare quasi più in contatto con l'asta quando questa lo sollecita fortemente (ad esempio al passaggio delle penne), però richiede una taratura molto ben fatta, quasi sempre agendo sul tiller del flettente inferiore, specialmente se l'arciere sgancia con le dita e magari tutte sotto l'asta, senza scordare che questo tipo di rest è molto affidabile ma delicato e danneggiabile.
Lo springie rest (rest a molla) ed i modelli a lamelle elastiche non hanno parti basculanti o mobili ma "seguono", grazie alla propria elasticità intrinseca, i movimenti della freccia; il classico rest ad abbattimento verticale che oltre a non interferire con la penna bassa accompagna, restandone sempre a contatto, ogni movimento dell'asta e quindi agendo sulla molla preposta, si potrà regolare direttamente la forza di reazione del braccio e conseguentemente l'uscita della freccia senza modificare l'inclinazione dell'asta. Il concetto è quindi che, se un rest come nel primo esempio, non possiede vere possibilità di regolazione, si dovrà lavorare esclusivamente su punto di incocco. Mentre un buon rest ad abbattimento, se opportunatamente lubrificato e quindi reso sensibile (si può inserire un cuscinetto ad aghi invece della bronziana in dotazione) dà adito all'avere un punto di incocco settato a "zero" (orizzontale) o di poco più alto, quindi un lavoro meccanico dell'attrezzo più ortodosso, ed una regolazione molto veloce nel caso di uso di punte di peso diverso (se più pesanti o più lunghe come nel caso di lame da caccia, la molla andrà indurita leggermente) senza intervenire sul punto di incocco.
La fig. 2 mostra chiaramente che è la parte finale dell'asta, nella zona di impennaggio, quella che esercita maggior pressione sull'appoggio della freccia e quindi si può dedurre che: se la reazione del rest è troppo debole (molla scarica) la freccia riuscirà a spostare di molto il braccio verso il basso assumendo così una posizione di partenza più bassa di quella predeterminata; se invece il braccio di supporto è troppo rigido la freccia salterà con la coda verso l'alto. lampante l'analogia di funzionamento con il lavoro compiuto sul piano orizzontale, dal berger.

6/10 LO SGANCIO MECCANICO

Per pulito che possa essere il vostro rilascio creerete sempre interferenze alla traiettoria della corda che a sua volta le trasferirà alla freccia generando il famoso "paradosso". Per avere un'uscita dalla corda e quindi della freccia senza o quasi interferenze sono nati gli sganci meccanici che sono, poi, la versione moderna e tecnologica di attrezzi antichissimi. Esistono sostanzialmente tre tipi di sgancio:

  • a) a cordino (rope releases);
  • b) a ganasce (clipper releases);
  • c) triggerless o rilasci senza grilletto a scatto.
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I rilasci a cordino come dice il nome sono costituiti da un dispositivo di sgancio che rilascia un cordino in nylon che trattiene la corda dell'arco. probabilmente il sistema più "morbido" e senza interferenze per rilasciare la corda. lo sgancio preferito per il tiro FITA.
Lo sgancio a "ganasce" è costituito da teste meccaniche che si chiudono attorno alla corda bloccandola. il tipo preferito per il tiro di campagna e per la caccia per la sua velocità di applicazione alla corda. I triggerless vengono messi in azione non premendo il grilletto ma ruotando il complesso della testa o variando l'angolo testa - corpo del meccanismo. Sono sganci che consentono, forse, la dinamica di tiro più corretta. Tutte queste tipologie di rilascio a loro volta si possono suddividere in diverse categorie a seconda della forma, del tipo di impugnatura, del dito usato per premere il dispositivo di sgancio.
Avremo quindi sganci cosiddetti a "T" da indice, da pollice, da mignolo che vengono impegnati e trattenuti dalla mano. Molto utilizzati, specialmente per il tiro di campagna, gli sganci da polso, trattenuti cioè al polso del tiratore da una fascia, mentre la mano impegna in modo rilassato il corpo dello sgancio. La trazione della corda viene eseguita dal polso e dal braccio, mano e dita rilassate per uno sgancio pulito e senza problemi. La scelta del tipo di sgancio è condizionata dal tiro che si intende praticare (tiro FITA, tiro di campagna, caccia), all'interno di queste tipologie la scelta sarà prettamente individuale.

Sarà necessario provarne più di uno, in pratica per trovare quello che più si adatta allo stile di tiro, alla morfologia, alla sensibilità e alle sensazioni dell'arciere.
Utilizzando uno sgancio meccanico sarà opportuno adottare una tecnica di tipo dinamico, proprio come per il tiro con le dita, e concentrarsi sull'azione di tiro piuttosto che sullo sgancio. Ci si abitua in fretta alla sensazione di esplosione improvvisa e quasi a sorpresa. Il lavoro da effettuare è sull'azione del dito che utilizza il "trigger". Qualsiasi azione percepita, di scatto o violenta porterà a cattivi risultati. Se si riuscirà a premere con dolcezza e progressione il dispositivo di sgancio si avranno ben presto risultati difficilmente raggiungibili con le dita.
I rest utilizzati con lo sgancio meccanico sono rest ad abbattimento verticale dalle foggie più svariate, ma sostanzialmente costituiti da due braccioli su cuui appoggia la freccia, non necessitando, per la forte riduzione del paradosso, di un bottone che ammortizzi i movimewnti laterali. Nel caso dello sgancio l'ammortizzazione avviene grazie ad una molla, o all'elasticità dei braccioli o ad un berger, sul piano verticale. L'impennatura della freccia è montata con la penna indice in alto.
L'utilizzo di uno sgancio meccanico, naturalmente, dovrà portare a raddoppiare la prudenza e a mettere in atto rigorose misure di sicurezza, da evitare assolutamente il caricamento dall'alto.

6/11 SISTEMI DI MESSA A PUNTO DEL COMPOUND

Per la messa a punto (da eseguire tirando a 45 mt con aste non impennate su di un battifreccia posto all'altezza delle spalle) ci si potrà aiutare, nell'analisi del volo e dell'impatto, con la tabella "A"; caso per caso sono state indicate le eventuali modifiche da apportare.
Tutte le prove della suddetta tabella saranno da eseguire con aste non impennate ma tagliate alla misura definitiva; nella tabella "B" viene illustrato un metodo di controllo o di verifica della taratura, una volta eseguita.
Se nelle prove con aste non impennate avrete ottenuto un impatto soddisfacente ma il controllo con aste impennate evidenzierà un certo errore, procedete alla correzione direttamente con frecce complete tarando il tiro a 10 mt sino a che la freccia non impatti su di una verticale segnata ed eventualmente aiutandovi, per le distanze più lunghe, con un unico mirino anch'esso regolato con precisione sui 10 metri. Il metodo di taratura ad "asta spennata" non è applicabile a frecce equipaggiate con lame da caccia in quanto queste, opponendo resistenza all'aria lateralmente e venendo a mancare l'effetto timone delle penne, trascinerebbero letteralmente fuori traiettoria tutta la freccia compiendo ampie curve in volo. In questo caso è consigliabile la messa apunto eseguita tirando frecce complete attraverso un foglio di carta posto a 5 m ed analizzandone il foro di attraversamento.

6/12 IL TEST DELLA CARTA

Dopo aver montato sull'arco tutti gli accessori che si intendono utilizzare, aver determinato il center shot, il punto di incocco, misurato il tiller, regolato la pressione del bottone si può procedere ad alcuni test che ci aiuteranno nella taratura. Per eseguire il "paper test" posizionare un battifreccia all'altezza delle spalle, davanti al battifreccia ad un metro o poco più bisogna sospendere un foglio di carta o a un semplice filo da biancheria o ancor meglio inserito in un telaio di legno o altri materiali che lo tengano ben teso.
Iniziando a tirare da una distanza di due metri e mezzo dal foglio e man mano arretrando, leggiamo i segni lasciati dalle frecce sulla carta ed effettuiamo le eventuali e opportune correzioni.


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  Gli Autori:
Vittorio Brizzi - e-mail: studionet@vbrizzi.dsnet.it,
Edoardo Ferraro - e-mail: edo_simon@yahoo.com.