Indice espanso |Scuola nazionale FIARC di Tiro con l'Arco di YR | Fiarc WebSite
Cap.6
IL COMPOUND ALL'OPERA
L'evoluzione dell'arco è stata influenzata drammaticamente dalla
moderna tecnologia. Il compound, frutto dell'inventiva di Wilbur Allen, nasce come idea
nel 1966. La necessità di colpire in modo sicuro, e a distanza la preda, servì da
stimolo a questo eclettico inventore, e lo spinse ad ideare una vera e propria macchina
dotata di carrucole eccentriche in grado di demoltiplicare lo sforzo una volta raggiunta
la trazione all'allungo dell'arciere. La caratteristica di un siffatto sistema,
conseguentemente, ridusse la forte accelerazione della freccia tipica dell'arco
tradizionale, e quindi permise l'utilizzo di freccie di "spine" inferiore,
quindi più leggere e più veloci.
Attraverso studi successivi, che portarono all'ottimizzazione della geometria degli
eccentrici (vere e proprie camme esasperate nel prototipo) l'energia accumulata risultò
notevolmente superiore, a parità di carico massimo, di un analogo tradizionale, ricurvo o
diritto che fosse.
Per il primo modello, realizzato in casa, in due giorni, Allen utilizzò quercia saturata
con fibra di vetro per i flettenti, e tavole di pino pressate per il riser. Incernierando
appropriatamente i flettenti all'impugnatura per consentire la regolazione del carico, e
costruendo gli eccentrici in legno, Allen segnò la pietra miliare nella storia
dell'arcieria moderna. Ideando il compound, probabilmente inconsapevole (per la verità ma
non troppo, in quanto fece immediatamente brevettare la sua opera bruciando sul tempo i
diversi "concorrenti" che ci stavano studiando sopra!) del grande sviluppo che
avrebbe avuto in futuro.
Sostanzialmente, non molto è cambiato al giorno d'oggi dalla sua geniale idea. Il
compound ha passato un periodo di "gigantismo" che ha visto il moltiplicarsi di
carrucole, pulegge e rimandi di cavo degni di una vera barca a vela. Dopo tutta questa
rindondanza, il nostro è tornato alla semplicità, si fa per dire, con i soli due
eccentrici collegati alle estremità dei flettenti. Il vero sviluppo è avvenuto nei
materiali, dell'impugnatura in lega di alluminio, magnesio e leghe aerodinamiche
superleggere e resistentissime, sofisticando i sistemi di fabbricazione nella fusione
delle stesse, e sui flettenti, con incredibili combinazioni di legno, fibra di vetro, e
ultimamente carbonio. Le camme eccentriche, dalla plastica si sono evolute in accurate
geometrie progettate con il computer e i cavi in acciaio hanno conosciuto il cambio con il
fast-flight. Tutto per esasperare velocità e precisione.
La vera rivoluzione c'è stata quindi sul mercato. Dagli anni '70 si è registrato negli
U.S.A. un incredibile aumento degli appassionati di arcieria, spinti dalla bramosia
venatoria, e in piccola percentuale, sportiva. Il compound è un attrezzo decisamente
vantaggioso per chi desidera raggiungere buoni risultati in breve tempo.
Un carico che viene demoltiplicato oggi anche al 35% (un arco da 60 libbre teso, superato
il picco, è come un archetto scuola!) permette di scagliare frecce velocissime e precise
con un periodo di training decisamente ridotto. Chi non può assiduamente allenarsi, per
suoi motivi, non perde la mano, e si diverte. Cosa decisamente improponibile con un arco
tradizionale di pari libbraggio.
Un'altra cosa è la ricerca della precisione esasperata in ambito sportivo. Giustamente
chi sceglie questa via chiede di più, sia alla tecnologia, che alla tecnica, ed in
proporzione, come disciplina nulla differisce alle altre "olimpicizzate". Solo i
bersagli sono più piccoli. Oggi, la grande maggioranza di archi venduti nel mondo sono
proprio loro, i compound.
6/1 MECCANICA DEL FUNZIONAMENTO DEGLI ECCENTRICI
La meccanica della carrucola eccentrica del compound è
riconducibile a quella della carrucola semplice, che è una vera e propria leva di primo
genere, ma con il fulcro, cioè l'asse di rotazione, non posizionato nel centro geometrico
della ruota, cioè eccentrico.
6/1-1 Leve
Per capire come funziona la macchina compound
è necessario rinverdire alcune nozioni sulle leve.
Esistono leve di primo, secondo e terzo genere. Le leve di primo
genere sono quelle che hanno il fulcro (il perno su cui ruota
la leva) tra la potenza (il punto su cui si esercita la forza)
e la resistenza (il peso da spostare). Le leve di secondo genere
hanno la resistenza tra il fulcro e la potenza, le leve di terzo
genere hanno la potenza tra fulcro e resistenza. Evidentemente
la condizione per l`equilibrio delle due forze(potenza e resistenza),
e quindi per l'equilibrio della leva, è quella stessa di un sistema
di due forze che tendono a produrre una rotazione intorno ad un
punto (in questo caso il nostro fulcro) od un asse fisso. Il momento
della resistenza (forza moltiplicata il suo braccio) deve uguagliare
il momento della potenza, rispetto al fulcro.
La carrucola (o puleggia) è una ruota libera che può ruotare intorno
ad un perno. Lungo la suo scanalatura vi alloggia il cavo. Nella
carrucola di primo genere, alle estremità dei due cavi sono collegate
potenza e resistenza. Ovviamente, visto che in una carrucola semplice
il fulcro è posizionato al centro, il braccio di leva è uguale,
sia per la potenza che per la resistenza. Le due forze devono
quindi essere uguali per avere uguale momento, perchè sussista
equilibrio. Nel nostro caso, trattiamo proprio con carrucole di
primo genere, ma con una lieve ma sostanziale differenza.
Il fulcro non è nel centro geometrico della carrucola. Se così
non fosse, non si avrebbe alcun effetto "compound".
Per meglio addentrarci nei meandri del problema, è utile ricondurre
ogni nostro ragionamento al modello più semplice di compound,
per intenderci quello ad eccentrici circolari, con la carrucola
alla quale è collegata la corda del medesimo raggio di quella
a cui è collegato il cavo che agisce sul flettente opposto.
Questi tipi di compound, estremamente primitivi rispetto a quelli
moderni, sostanzialmente non ne differiscono per quel che riguarda
la logica di funzionamento.
Il funzionamento di un compound a camme ellittiche "high
energy" o a camme modificate semiellittiche si scosta da
esso solo per l'andamento del grafico di trazione, quindi solo
in modo quantitativo, non nella logica tout court.
Per semplificare ulteriormente, consideriamo il nostro arco costituito
da una carrucola fissa in alto e da un flettente mobile in basso,
come da disegno. Questa fantasiosa rappresentazione spiega agevolmente
metà del lavoro, ma qualitativamente è indicativa.
Per piegare il flettente superiore bisogna esercitare una forza.
La caratteristica "utile" di una carrucola semplice,
leva di primo grado, è solo quella di rendere possibile una variazione
dell'orientazione della retta d'azione delle forze. In questo
modo l'angolo variabile della corda che viene tratta durante la
trazione è ininfluente ai fini della risultante.
Nel primo caso, con la carrucola concentrica non si ha alcun effetto
"compound", nel senso che il flettente - resistenza
si piega proporzionalmente all'entità della forza - potenza applicata.
In pratica abbiamo un flettente d'arco tradizionale con un cavo
ed una carrucola in più.
Cosa succede se poniamo il perno di rotazione della nostra carrucola
spostato rispetto al centro geometrico della stessa? otterremo due "raggi", non
uno unico come prima, due veri e propri bracci di leva. Come tutte le leve che si
rispettano, avremo un braccio di potenza (quello a cui è collegata la nostra potenza,
cioè la corda dell'arco) ed un braccio di resistenza (quello a cui è collegata la nostra
resistenza, il nostro peso da sollevare, cioè il flettente opposto alla carrucola). Se
l'orientazione della nostra carrucola eccentrica è corretta, nella posizione iniziale, il
braccio di resistenza sarà ridotto al minimo della lunghezza. Come risultato la leva
presenterà il massimo svantaggio, se il peso, cioè la resistenza da vincere fosse di
valore costante. La realtà ci presenta invece un peso che cresce ed un braccio di leva di
potenza che cresce pure esso, a scapito di quello di resistenza.
La combinazione di questi due effetti è proprio il nostro "effetto compound".
Il rapporto tra braccio di potenza e braccio di resistenza del nostro eccentrico è ciò
che definisce il "let-off" del nostro arco compound. Più alta è
l'eccentricità, cioè più alta è la differenza di lunghezza tra i due bracci, più alta
sarà la nostra percentuale di riduzione del carico all'allungo definito. Nei compound
moderni le carrucole eccentriche su ogni flettente sono due, accoppiate. Una, più grossa,
alla quale è collegata la corda vera e propria dell'arco, è quella su cui è misurato il
braccio di potenza. Per comodità la definiremo come eccentrico di Potenza. L'altra,
quella da cui parte il cavo collegato al flettente opposto, quindi alla nostra resistenza,
la chiameremo eccentrico, o camma, di resistenza.
Naturalmente il nostro ragionamento eseguito su una sola camma, e flettente,si complica
praticamente se si considera l'arco in toto, ma non varia concettualmente in sostanza.
Tendendo la corda si mette in moto il sistema formato da due eccentrici contemporaneamente
che agiscono su i flettenti in maniera simmetrica. la sinergia assoluta di questa
meccanica che fa "l'effetto compound".
Un diverso profilo degli eccentrici modifica la progressione del carico ottenuta durante
l'operazione di trazione, ma concettualmente non modifica alcunchè del presente
ragionamento.
6/2 LA SCELTA DEL COMPOUND Non sempre il compound più costoso è il
migliore. Mi spiego: ogni tiratore è fatto come natura l'ha voluto, come le sue
caratteristiche di stile sono e come la sua psicologia attiva certi meccanismi che lo
fanno essere più o meno preciso. Come orientarsi allora nella scelta di modelli, di tutte
le marche prestigiose esistenti? Per provvedere all'esigenza di ognuno di comparare tra
loro diversi prodotti, la A.M.O. (American Manifacturers Organization) ha stabilito un
copione di regole per quest'uso. Tutti i test che compaiono sulle riviste specializzate
seguono questo criterio; gli archi sono rigorosamente settati in questo modo:
- 60 libbre di carico di picco,
- 30 pollici di allungo,
- 540 grani di peso di freccia.
-
Il diagramma di trazione com'è stato spiegato nel capitolo 2/5-1
rappresenta un valido specchio di efficienza statica, può spiegare il tipo di reazione
che i nostri muscoli avranno nel tenderlo ed egregiamente racconta come l'energia viene
immagazzinata. Il test di velocità, che viene fatto lanciando una freccia attraverso un
cronografo (od altro sistema balistico di misurazione di velocità) all'uscita dell'arco
(1 mt.) ci dice ovviamente quanto va veloce la nostra freccia. un sistema molto pragmatico
per sapere "il più veloce", e purtroppo molto spesso questo segnale fuorvia
tanti acquirenti con la vocazione della formula 1.
Comunque con semplici calcoli si ottiene l'energia cinetica della freccia (come si è
visto) e quindi il rendimento. Al giorno d'oggi i compound sono caratterizzati tutti da un
alto rendimento dinamico, proprio grazie a quella tecnologia che permette l'uso di
"materiali mobili" sempre più leggeri e resistenti. un buon sistema per
comprare, ma non per comparare. Si, è vero che la velocità di uscita è diretta
conseguenza dell'energia immagazzinata e della percentuale della stessa elargita
direttamente alla freccia in uscita, è vero anche che è molto difficile avere alte
velocità di uscita e bassa energia dissipata.
Molto difficilmente alti rendimenti vengono associati ad archi esasperatamente veloci, e
di conseguenza tutta la parte di energia che non viene spesa per la propulsione della
nostra freccia, si ripercuote sul tiratore, sia come vibrazioni, torsioni e shock, sia in
rumore (il vero "anticaccia" del Bowhunter). Quindi tutto ciò va contro alla
precisione del tiro. Quando si sceglie il compound, ovviamente bisogna tenere presente le
proprie esigenze di carico e caratteristiche di allungo. La stragrande maggioranza dei
compound sul mercato hanno la possibilità di essere regolati in un intervallo di 2,3 ed
anche 4 pollici nell'allungo. Il carico di picco deve essere facilmente superato senza
obbligare a ridicole ed anche pericolose contorsioni durante la trazione.
Teniamo presente l'uso a cui è destinato: norme FITA impongono il limite massimo delle 60
libbre per il tiro alla targa; per la caccia, e qui parliamo italiano quindi ci riferiamo
alla nostra selvaggina, è ridicolo superare le 80 libbre!!
Peggio ancora, chi utilizza rilasci meccanici non dovrebbe mai caricare puntando la
freccia verso l'alto; caricamento che viene sovente utilizzato da chi e ostinatamente
convinto che bisogna tendere pesi massimi. E passiamo al sistema propulsore, cavi ed
eccentrici, il vero motore di sparo del nostro arco.
Non è una novità che tutte le case del reame chiamino con
altisonanti terminologie le proprie rotelle; spesso confondono le idee. Potremmo quindi
riassumere la caratteristica base:
- A Eccentrici circolari (round Wheels)
- B Camme modificate
- C Camme ad alta energia (High Energy)
-
Si può dire che la freccia della storia del compound ha seguito
un bizzarro itinerario: se il proto-compound di Allen possedeva
delle camme ad eccentricità esasperata (delle vere e proprie High
Energy) il flusso evolutivo si portò su eccentrici circolari,
non abbandonando del tutto le sopradette. Un brusco picco di riflesso
alla fine degli anni '70 inizio '80 portò alla esasperazione delle
High Energy, compiuterizzando il loro progetto ed arricchendole
nell'elaborazione costruttiva con leghe sempre più resistenti
e leggere.
Poi la vera evoluzione, con le camme "modificate". Improvvisamente
ci si rese conto che le alte energie immagazzinate con gli alti
schiacciamenti nel profilo dell'eccentrico portavano ad un risultato
negativo per ciò che riguardava la precisione. Ecco quindi la
nuova generazione di eccentrici, sempre più grandi ma con profilo
"misto", in cui i vantaggi di morbidezza degli eccentrici
circolari si combinavano con la rude velocità delle camme estreme.
Mai un cambio riuscì così bene in arcieria. Archi veloci, ma gradualmente
morbidi da tendere, (le camme estreme, come si può notare dal
grafico indicato possiedono dei veri e propri gradini durante
la trazione) e soprattutto alto rendimento con minori dissipazioni
(negative) di energia.
Come è vero che gli archi (C) immagazzinano più energia (esemplificando
un sistema (C) pari a 60 libbre di carico di picco equivale ad
un (A) di 80 ed un (B) di 70 è anche vero che necessitano aste
più rigide e in definitiva più pesanti). Tutti fattori da tenere
ben presenti! Se analizziamo i tre grafici di trazione, (60 libbre
di picco) agevolmente notiamo quanto segue:
A) Crescita rapida, il picco viene raggiunto approssimativamente
a metà dell'allungo e permane su valori simili nell'intorno di
1 pollice, decrescita simmetrica, valle di circa 1 pollice di
larghezza.Il "muro" è ben evidente e ha una rapida crescita.
C) Crescita ancora più rapida che in (A); il picco è
raggiunto molto prima (se in (A) intorno a 20", in (C) circa ogni 14"~15")
e i valori di carico permangono per diversi pollici scostandosi ben di poco da tale
valore. La decrescita è molto svelta, la valle è molto più stretta rendendo più
stabile il sistema ed un corretto dimensionamento dell'allungo.
Questa crescita - picco - decrescita di carico ha come conseguenza, come si è detto, un
alta accelerazione, e spesso come vibrazioni ed energia mal dissipata. Se si opta per un
compound a camme più la loro eccentricità è elevata più si acutizzano questi fenomeni.
Si ha l'impressione di avere tra le mani un vero e proprio cannoncino, compreso il
rinculo. Sono più difficili e "affaticanti" nella tensione, sono molto meno
ottimizzati per quello che riaguarda il rendimento. Sono molto veloci però; rispetto ad
una categoria (A), il test A.M.O. generalmente dimostra un incremento di velocità pari a
15~20 fps in più.
B) evidente dalla
figura come il "panettone" di energia sia maggiore che
in (A). La crescita iniziale è moderatamente più rapida, il picco
è raggiunto prima rispetto al modello a rotelle semplici, (14"~19")
e i valori dell'intorno del picco raggiunto sui 17 sono di poco
inferiori; la valle è moderatamente stretta, ma il muro, ed il
suo tratto simmetricamente opposto sono un po' più dolci che in
(C). Si può senz'altro dire che il compromesso raggiunto con questo
sistema sia il più vantaggioso, sia in termini di accumulo e restituzione
energetica, e soprattutto più gradevole ed agevole in trazione.
6/3 RIDUZIONE DEL CARICO DI TRAZIONE, O
"LET-OFF"
Il disegno dell'eccentrico e il let-off sono dati costruttivi
propri di ogni modello. La riduzione del carico dipende in totalità dall'eccentricità
della camma (cioè la distanza tra l'asse di rotazione ed il limite del profilo della
stessa). Attualmente sono sempre più rari i compound con una riduzione di carico minore
del 50%, mentre con l'avvento del rilascio meccanico si è vista la proliferazione di
quelli con valori prossimi al 60-70%. La grande maggioranza è ancora sul 60%.
Comparando due archi con il medesimo carico di picco, quello con let-off maggiore possiede
una minor capacità di immagazzinamento di energia. Let-off del 60-70-75% portano ad una
riduzione del carico così brusca che possono indurre a cattivi rilasci, ovviamente se
effettuati con le dita.
6/4 VELOCITA' DELLE FRECCE
Spesso solo a ciò lo sprovveduto acquirente anela e il
commerciante enfatizza. Il più delle volte come la realtà dimostra, coglie nel segno e
vende. Non esiste solo quello, anzi spesso è un criterio fuorviante di valutazione e pure
male interpretabile. Mi spiego: i test seri A.M.O. vengono fatti per comparare, quindi
creare uno schema di valutazione comune per archi che hanno 30" di allungo e 60
libbre di carico. E chi non ha le braccia così lunghe? E chi non vuol tirare con un tale
carico? Può liberamente estrapolare una valutazione anche per il suo caso,
"comparabile" con gli altri attrezzi in vetrina?
Un arco che tira 218 fps (A.M.O.) rispetto ad uno che risulta 209 fps (A.M.O.) conserva il
suo primato sicuramente anche se differiamo dallo standard e ci adeguiamo ad un allungo e
carico inferiore (o superiore). Vediamo quali fattori entrano in gioco nella valutazione
corretta della velocità.
6/4-1 Il peso di trazione
Approssimativamente, influenza la velocità 1~3/4 fps per
libbra, aggiunta o sottratta (questo con frecce non estreme nell'ambito ragionevole della
tabella Easton, vedi comunque capitolo 6/9-6).
6/4-2 La lunghezza di spinta
il tratto lungo il quale viene esercitata la fase di spinta
sulla freccia; in altre parole è la somma dei "pacchetti" di energia potenziale
elastica accumulata durante la trazione e distribuita conseguentemente al rilascio. ovvio
che maggiore sarà questa somma, maggiore sarà l'energia, cioè maggiore sarà l'allungo
e minore il brace- height (distanza corda arco) maggiore sarà questo valore. L'allungo
proprio dell'arco è determinato dal disegno dello stesso, dalla lunghezza della corda,
dal diametro dell'eccentrico e dal suo disegno e dalla lunghezza dei cavi.
Sempre approssimativamente, ogni pollice aggiunto ai 30 canonici aggiunge 5 fps alla
velocità di test. Così li toglie per ogni pollice sottratto. Non è però un guadagno
lineare, in quanto aumentando l'allungo rispetto allo standard di riferimento, in misura
notevole (es 3 pollici) si crea un problema di "spine" dell'asta, che richiede
sezioni e conseguentemente pesi superiori, e quindi il guadagno in fps è minore.
6/4-3 Peso della freccia
Ogni 25 grani aggiunti decrementano la velocità standard di
circa 4 fps. L'aumento del peso in punta però non dimentichiamo, influenza lo spine della
freccia, richiedendo aste più rigide, più grosse ... ed il problema si fa quindi sempre
più "pesante"! Se vogliamo paragonare due archi di uguale energia immagazzinata
ed uguale allungo, chi possiede efficienza maggiore avrà logicamente una freccia più
veloce. Una differenza di efficienza del 10% può significare fino a 15 fps di velocità
in più.
6/5 RELAZIONE TRA CAVI, CORDE E ALLUNGO
Per aumentare l'allungo dell'arco
bisogna aumentare la lunghezza del cavo intorno alla ruota e per
diminuire l'allungo bisogna duminuire la lunghezza del cavo.
Per diminuire la lunghezza del cavo intorno alla carrucola si
può fare una delle seguenti operazioni.
La maniera più semplice ed ecomomica è comprare una corda più
corta. Se la corda è di un pollice più corta, si sottrae mezzo
pollice da ogni ruota. Il risultato sarà che mezzo pollice di
cavo in meno sarà arrotolato su ciascuna ruota. L'esempio di un
pollice è leggermente eccessivo,ma serve allo scopo. In realtà,
se si dovesse fare una modifica così grossa, si dovrebbe passare
ad un'altra misura di ruota. Una modifica di un ottavo di pollice
in meno del diametro della ruota farà modificare l'allungo di
quasi un pollice.
Un'alternativa all'accorciamento dell'allungo dell'arco è cambiare
il cavo di prolunga su ciascuna ruota. Questo è il cavo che va
dalla ruota all'ancora della corda. Dopo aver attaccato questo
cavo alla corda, accorciare il cavo di prolunga equivale ad accorciare
la corda. Cambiare entrambe le prolunghe inferiori e superiori
dello stesso valore ed assicurarsi che quando lo si è fatto entrambe
abbiano la stessa lunghezza. Accorciando il cavo di prolunga di
un ottavo di pollice, si accorcia l'allungo di tre ottavi di pollice.
Se si deve accorciarlo di più di un pollice prendere la misura
di ruota appena inferiore. Per aumentare l'allungo dell'arco,
si deve aumentare la lunghezza della corda o del cavo di prolunga.
L'aumento di lunghezza della corda di un ottavo di pollice produrrà
l'aumento di tre ottavi di pollice nell'allungo. Se si deve aumentarlo
di più di un pollice utilizzare la misura di ruota appena superiore.
Non bisogna dimenticare di modificare i cavi di prolunga dello
stesso valore.
Aumentando l'allungo di un arco con il metodo sopra descritto,
si può creare una complicazione. Se si lascia arrotolare troppo
il cavo intorno alla ruota può avvenire una sovrapposizione di
cavi. Questo vuol dire che il cavo è avvolto completamente intorno
alla carrucola e si sta sovrapponendo a se stesso come mostrato
in figura. L'effetto negativo di questa sovrapposizione sulla
resa della freccia è veramente notevole. Se non si corregge la
situazione, ne può derivare un consumo e danneggiamento del cavo.
Cambiare l'allungo modificando la lunghezza della corda e del
cavo è il miglior modo per apportare piccole regolazioni dell'allungo,
ma è utile solo per modifiche entro il pollice.
La possibilità di una buona messa a punto dipenderà dall'avere
o meno il giusto allungo. Tirare dal centro della valle è un dovere
in senso assoluto per una buona messa a punto.
6/6 IL MIRINO
Ne esistono moltissimi modelli, ma, essenzialmente,
sono tutti uguali e rispondono allo stesso tipo di regolazione.
Normalmente sugli archi scuola si monta un unico "pin"
che puo' scorrere in alto e in basso lungo una slitta e che può
"uscire" o "rientrare" a sinistra e a destra
avvitando o svitando lo stesso "pin". La regolazione
si effettua seguendo l'errore. Se la rosata (almeno tre frecce)
impatterà alta, (provare più volte) il "pin" va portato
piu' in alto, se impatterà a sinistra il "pin" va portato
a sinistra e così via.
da ricordare che un'accurata regolazione è sempre il frutto di
una "media". Trovata la giusta posizione del "pin"
si procederà, poi, a microregolazioni fino a trovare la posizione
che permette di ottenere costantemente l'impatto desiderato. Poichè,
generalmente, l'allievo alle prime armi non possiede ancora una
tecnica stabilizzata sono da sconsigliare vistose correzioni del
mirino di giorno in giorno, che non sono indice di un errato posizionamento
del "pin", ma di una tecnica ancora approssimativa e
non consolidata.
Il regolamento FIARC consente di utilizzare un mirino con un massimo
di 5 punti di mira fissi, che non possono cioè essere spostati
durante lo svolgimento di una gara, e di una lunghezza massima
di 5 pollici misurata dalla faccia esterna della finestra dell'arco
al "pin" piu' lontano.
Normalmente assieme al mirino viene utilizzato un ulteriore punto
di riferimento costituito dalla "zero peep" o da un
"kisser button" Il regolamento consente l'utilizzo di
uno soltanto di questi riferimenti. La "zero peep",
di metallo o di plastica, è costituito da un dischetto che si
inserisce nella corda provvisto di un foro centrale. Posizionandola
ad un'altezza opportuna ad arco carico giunge davanti all'occhio
del tiratore che traguarda il mirino attraverso il foro della
"peep".
La "peep" si presenta sempre con il foro su un piano
frontale parallelo a quello dell'occhio, grazie ad un elastico
che si fissa alla "peep" o alla corda da una parte e
ai cavi o al flettente superiore dall'altra.
Il "kisser" è un dischetto di plastica o un anello fatto
con filo da serving che fissato ad altezza opportuna sulla corda,
ad arco in trazione arriva fra le labbra del tiratore sempre allo
stesso punto. L'utilità di un secondo punto di riferimento è intuitiva
per il miglioramento della precisione e della costanza del gesto.
6/7 LO STABILIZZATORE
Normalmente si tende a richiedere allo stabilizzatore
la soluzione di problemi abbastanza diversi.
La sua funzione primaria rimane, ovviamente, quella di stabilizzare,
di contrastare e neutralizzare le tendenze rotatorie dell'arco
sia sul piano verticale che su quello orizzontale. Possiamo chiamarlo
effetto "deriva" per analogia con il lavoro che una
deriva effettua sulla stabilizzazione di una barca.
Più lo stabilizzatore sarà lungo e di peso adeguato e più sarà
evidente questo effetto.
Nel regolamento FIARC e IFAA esistono limitazioni di lunghezza
e di foggia. Lo stabilizzatore dovrà essere costituito da uno
o più pezzi montati coassialmente, il tutto non più lungo di 12
pollici, si dovrà ricercare quindi un buon compromesso fra lunghezza
e peso in modo tale che l'arco risulti bilanciato in fase dinamica.
Con una stabilizzazione troppo leggera l'arco tenderà a "saltare"
verso l'alto, con una stabilizzazione troppo pesante riscontreremo
un impatto basso delle frecce per la tendenza dell'arco a ruotare
precocemente verso il basso. Non esiste quindi una "ricetta"
valida per tutti.
Lunghezza e peso andranno ricerati e combinati individualmente
secondo le geometrie dell'arco, il peso, il libbraggio, la percentuale
di riduzione, lo stile di tiro.
Per lo più gli stabilizzatori in commercio consentono di raggiungere
dei buoni compromessi con l'aggiunta di pesi avvitabili in punta
all'asta o con lo spostamento di un peso che scorre lungo l'asta
stessa. L'altra funzione che, di solito, si ricerca nello stabilizzatore
è quella "ammortizzante". Flettenti e corda, in chiusura,
tendono a sorpassare la posizione che normalmente hanno in stato
di quiete, generando una serie di assestamenti fino al ritorno
alla iniziale configurazione. Queste vibrazioni si propagano al
riser che comincia a lavorare in controfase con i flettenti. Il
tentativo è quello di "portare fuori dall'arco" queste
vibrazioni con l'ausilio dello stabilizzatore-ammortizzatore,
per lo meno per il tempo di uscita delle frecce. Non è facile
dare un giudizio sulla validità delle soluzioni che sono proposte
con gli stabilizzatori-ammortizzatori. per lo meno molto difficile
quantificare la loro efficacia. Le soluzioni, comunque, che offre
il mercato consistono in stabilizzatori- ammortizzatori costituiti
da un peso che scorre sull'asta contrastato da due molle il tutto
rinchiuso a bagno d'olio in un involucro di materiale plastico
o di alluminio. Altro tipo reperibile in commercio è uno stabilizzatore-
ammortizzatore che rinchiude al suo interno una capsula piena
di mercurio, mercurio che "rompendosi" dovrebbe assorbire
le vibrazioni, un modernissimo ritorno all'antico.
6/8 IL REST, TECNICA ED EVOLUZIONE
La costante evoluzione dell'arcieria ha portato, in questi
ultimi anni, all'ampliamento ed alla messa a punto di una gammma di accessori sempre più
specializzati e sofisticati. Su di un arco longbow o ricurvo le poche regolarizzazioni
possibili sono date dal numero dei giri della corda, dal posizionamento del punto di
incocco e dalla variazione laterale del punto di appoggio della freccia sull'arco, nei
moderni archi compound, sui quali è possibile agire in molteplici modi che vanno dalla
regolazione del carico a quella dell'allungo, alla fasatura degli eccentrici, alla
regolazione del punto di incocco e a quella del bottone di pressione, le performances date
da una maggiore versatilità e da una taratura micrometrica permettono all'arciere di
aumentare il rendimento e la precisione del proprio attrezzo in maniera eclatante.
Uno degli ammenicoli più rimaneggiati e sofisticati è senza dubbio il rest (appoggia
freccia), che va considerato a tutti gli effetti la causa o la cura di molti dei difetti
riscontrabili nell'errato volo di una freccia. Nelle categorie Fiarc "longbow" e
"istintivo venatorio" l'appoggio della freccia è rappresentato dal tappetino
che ricopre la parte bassa della finestra o dell'apposito incavo, al solo scopo di non
fare strisciare la freccia direttamente sull'arco; va da se che un corretto
dimensionamento dell'asta e l'abilità dell'arciere sono praticamente le uniche cose che
portano a buoni risultati. Sugli archi compound e su molti ricurvi, se dotati
dell'apposita boccola filettata, è possibile il montaggio di rest meccanici più o meno
complicati, con o senza bottone di pressione, allo scopo di avere maggiore controllo
possibile su tutte le variabili implicite nell'attrezzo meccanico.
6/8-1 Rest in gomma
Gli unici rest che il mercato proponeva, sino
a non molto tempo fa, erano i classici tipi di gomma (fig.
A), molto semplici ma robusti, o, tutt'al più, i modelli con
supporto a scostamento laterale con ritorno automatico (lamella
di richiamo in acciaio armonico) che, se usati unitamente a un
buon bottone di pressione possono dare un buon risultato con una
spesa molto contenuta.
Fra i rest più moderni e sofisticati adatti al tiro da caccia,
possiamo individuare tre diverse metodologie di lavoro meccanico:
rest a supporto fisso con assorbimento degli spostamenti basato
sulla deformazione elastica del supporto stesso (a
molla fig. C, a lamelle fig. D e simili), rest con scostamento
laterale del supporto di solito a scomparsa totale (fig.
B, fig. E), il rest ad abbattimento, dove il supporto vero
e proprio si abbassa su sollecitazione dell'asta della freccia
o delle penne (fig.
F, fig. G) il primo tipo, robusto e durevole, ha i grossi
vantaggi di non avere necessità di manutenzione e di una taratura
piuttosto semplice: avendo come supporto sia sull'asse verticale
che su quello orizzontale del materiale elastico con un modulo
di elasticità meccanicamente preimpostato (fig.
C, D), la regolazione del volo della freccia si fa semplicemente
spostando lateralmente tutto il blocco di posizionamento in maniera
da andare a cercare il "center shot" richiesto dall'asta
prescelta; è chiaro che se lo spine è sbagliato, seppur di poco,
non ci sarà una grande possibilità di recupero come si potrebbe
avere con un bottone di pressione.
Sul modello a lamelle (fig.
D) l'impennaggio non interferisce in nessun modo con il supporto
e quindi il materiale delle penne sarà indifferente. Mentre sullo
springie (fig. C)
le penne in plastica, specialmente se materiale particolarmente
rigido, possono causare un salto della freccia.
Si consiglia di ricoprire le lamelle o la molla con una guaina
termorestringente, reperibile in qualsiasi negozio di componentistica
elettronica in vari diametri, allo scopo di evitare vibrazioni
e fastidiosi cigolii causati dallo sfregamento dell'asta sul metallo
nudo. I modelli di gomma (fig.
A), ancora usati perchè robustissimi ed economici, hanno lo
svantaggio di avere una grossa interferenza con l'impennaggio;
in alcuni casi la penna naturale potrà ovviare a molti inconvenienti.
Per la regolazione laterale è previsto un foro per il bottone di pressione, ma molto
spesso il rest va spessorato con biadesivo perchè insufficientemente lungo. Questo rest,
data la sua particolare robustezza, è consigliabile per la pesca. Il suo montaggio sui
più recenti compound dotati di finestra tagliata è molto difficoltoso ed è
sconsigliabile per la precarietà del risultato.
6/8-2 Flipper
Il flipper rest (fig.
B) ha invece doti di funzionalità inaspettate, vista la sua
economicità e l'aspetto esiguo; il piccolo braccio di supporto,
di massa bassissima, rientra sotto il berger appena l'asta crea
un certo attrito scorrendo lasciando la freccia svincolata verticalmente.
Dato che la durezza della molla di richiamo del braccio è pretarata
dalla casa su valori molto bassi, quindi non offre resistenza
allo scorrimento, rimmarrà da tarare solamente il bottone di pressione,
il che rende la messa a punto più semplice e veloce.
Il neo di questo rest è la fragilità del gruppo molla di fissaggio e ritorno che, se
impigliato il braccio di un rametto o nei vestiti si gira all'indietro, rompendo la
piastrina suddetta.
Anche per questo rest esistono difficoltà di fissaggio nel caso di archi a finestra
tagliata. Il rest raffigurato in fig. E non è altro che la versione più raffinata del
già citato flipper; il fissaggio meccanico al berger, con rinvio regolabile sia
verticalmente che lateralmente rendono questo rest adatto al montaggio su qualsiasi tipo
di arco.
Dotato di regolazione della durezza della molla di richiamo del braccio questo rest, molto
più massiccio del flipper, non presenta gli inconvenienti di fragilità peculiari di
quest'ultimo e garantisce un'ottima resa; la traslazione laterale e la possibilità di
regolare l'inclinazione del perno di supporto del braccio consentono un "tuning"
molto preciso. Data la "sparizione totale" non esistono vere controindicazioni a
nessun tipo di impennaggio; andrà tenuto presente, andando a caccia, che sia per questo
che per il precedente, il procedere con la freccia incoccata è pericoloso in quanto, in
seguito ad un urto contro un ramo dal basso in alto, il fragile braccio del rest potrebbe
piegarsi.
6/8-3 Rest ad abbattimento
Il modello raffigurato in fig.
F è il più classico esempio di rest "ad abbattimento"
e forse il più versatile, anche se a taratura non semplicissima.
La sua azione si basa sull'abbassamento del supporto dietro sollecitazione
dell'asta che ci "batte" sopra; naturalmente la molla
di contrasto, regolabile, dovrà essere tarata su valori medio-morbidi,
altrimenti non sarà sufficientemente sensibile. Il lavoro sull'asse
orizzontale andrà affidato ancora una volta ad un bottone di pressione
di buona qualità, ponendo molta attenzione sul posizionamento
del braccio di supporto; ad esempio la figura mostrata in fig.
F1 è errata in quanto non consentirà spostamenti laterali
della freccia annullando il lavoro del berger.
La regolazione meccanica di fine corsa andrà registrata in maniera
da portare l'asta a metà circa del bottone di pressione (fig.
F), cosa importante perchè la freccia non scivoli sopra o
sotto di esso. Dato che nessuna delle penne tocca in nessun punto
il rest, il tipo di impennaggio è assolutamente indifferente.
Anche in questo caso il braccio andrà ricoperto con una guaina termorestringente che
eviterà rumori fastidiosi (e controproducenti a caccia). La grande versatilità di questo
rest, date le possibilità di regolazione su tutti gli assi, può aiutare molto in caso,
ad esempio, si monti una punta da caccia con conseguente spostamento del baricentro e
tendenza "a cadere" della freccia: un paio di giri di indurimento alla molla del
supporto dovrebbero ovviare ad ogni inconveniente.
6/8-4 Rest per lo sgancio meccanico
Il rest in
fig. G è stato studiato appositamente per l'uso di sgancio
meccanico e non prevede l'uso di bottone di pressione, dato che
uno sgancio non viziato dalle dita ed uno spine corretto dell'asta
dovrebbero dare come risultato un'uscita dall'arco perfettamente
pulita; anche qui la regolazione richiesta, il center shot, si
ottiene traslando lateralmente l'astina di supporto dei perni
reggifreccia. L'impennaggio per questo particolare tipo di rest,
va orientato come in figura, con la maestra verticale verso il
basso e non più orizzontale; questo servirà ad evitare che la
penna normalmente obliqua in basso a destra batta contro il braccino
di destra (per arcieri mancini il contrario).
Nei tipi di rest "ad abbattimento", dove quindi vi è una rotazione di un perno
metallico di una certa massa nella sua sede, da nuovi, la rotazione del perno stesso è
piuttosto difficoltosa, dato l'accoppiamento industriale fatto probabilmente solo per
foratura; si consiglia perciò se necessario, di ripassare le estremità del perno con
paglietta metallica sino che la rotazione non migliori; qualche goccia di lubrificante al
teflon completerà l'opera. Tenete sempre presente che il migliore dei rest non servirà a
nulla se non è messo a punto nel contesto di una perfetta taratura dell'arco.
6/9-1 Uso e taratura del rest tecnologico
necessario porre estrema attenzione su tutte le variabili della
messa a punto per evitare un risultato globale poco soddisfacente. intuibile che se ciò
non avviene l'insieme non potrà rendere al massimo, ma in percentuale sempre più bassa
quanti sono i particolari trascurati. Il concetto di "resa" meccanica esprime in
pratica il rapporto tra l'energia immagazzinata e quella restituita (nel nostro caso alla
freccia); la resa è tanto maggiore quanti meno attriti, disassamenti meccanici e
interferenze esistono nel gruppo di lavoro freccia-arco. Tipico esempio, molto frequente,
di errato utilizzo e uso di un arco potente e veloce con frecce leggere e sottili, ma
spesso, di spine troppo basso; dopo lunghe fatiche l'asta potrà anche impattare, per
sommi capi, nel punto desiderato, ma l'enorme flessione subita al rilascio (denunciata da
una scodata verso l'esterno più o meno ampia) farà si che una buona percentuale
dell'energia trasmessa dalla corda alla freccia, invece che venire totalemente utilizzara
dalla stessa per volare su di una retta immaginaria fra la punta ed il bersaglio, venga
parzialmente dispersa nel descrivere una curva e nel presentare, per un certo periodo,
tutto il fianco alla resistenza dell'aria.
6/9-2 La scelta dell'asta
Va da se che prima di lavorare sul rest è importante avere già
scelto un'asta la più compatibile possibile con l'arco; a questo proposito bisogna tenere
presente che per le recenti generazioni di archi compound veloci e corti, equipaggiati con
ipercams, fast-flight ed altre innovazioni sostanziali, la tabella Easton di scelta
dell'asta non è più assolutamente affidabile in quanto, probabilmente i diagrammi di
carico utilizzati come base di calcolo sono quelli di archi Hoyt (ditta consociata alla
Easton U.S.A.); non sono quindi solamente il picco ed il let-off, intesi come valori, a
determinare la scelta ma è lo sviluppo grafico del carico (quindi il "modo" in
cui l'energia viene restituita) ad indurre parametri diversi.
Le operazioni preliminari da compiere sull'arco sono: montare prima della taratura
definitiva qualunque ammenniccolo (silenziatori, faretra, stabilizzatori, ecc.) per non
trovarsi con dei baricentri spostati dopo che la taratura sia già effettuata; portare il
libbraggio dell'arco a quello desiderato quindi regolare i tiller a zero (uguali fra loro)
lavorando sui bulloni dei flettenti; montare il rest posizionandolo inizialmente (o
muovendo il bottone di pressione) in maniera che il centro verticale della sezione
dell'asta sia sovrapposto alla linea immaginaria passante fra la corda e il suo punto di
proiezione perpendicolare alla faccia interna dei flettenti ("center shot", il
centro geometrico di lavoro dell'arco); posizionare il braccio del rest in maniera che il
berger risulti sul centro dell'asta); fissare provvisoriamente il punto di incocco in
maniera che la freccia sia (nel caso di tiro infradito) un paio di millimetri alta di
cocca fino a circa 6mm (nel caso di tiro con dita sotto la freccia) rispetto all'angolo di
90<198> formato con la corda.
6/9-3 Preregolazione della molla
La molla di regolazione del berger sarà inizialmente a metà
durezza (grano a metà corsa) e, nel caso di rest ad abbattimento verticale, la molla di
contrasto del braccio sarà piuttosto morbida (il minimo di durezza perchè la freccia non
riesca a muovere il braccio solo incoccandola ed appoggiandola, più qualche gr. di
precarica). Ora è necessario un accenno al funzionamento meccanico dell'arco: una freccia
"rigida" in assoluto, se sganciata tramite uno sgancio meccanico da un arco
tenuto in morsa percorrerà la traiettoria passante fra corda, verticale di mezzeria
dell'asta e bersaglio, senza deviazioni ne flessioni; nella realtà invece ogni asta è
caratterizzata da un proprio "spine" o coefficiente di flessibilità il cui
modulo è direttamente proporzionale allo spessore ed al diametro.
6/9-4 Sollecitazioni della freccia al rilascio
Al rilascio della corda l'improvvisa spinta
avrà quindi l'effetto di fare flettere l'asta con una serie di
piegamenti decrescenti col proprio asse orizzontale (fig.
1) e di imporle, sul piano verticale, un'unica grossa flessione
verso il basso , dovuta al ritorno alla posizione iniziale sulla
corda e quindi del punto d'incocco nelle varie fasi dell'allungo,
rispetto ad un ipotetico arco vincolato in posizione fissa (fig.
3). Il bottone di pressione (berger, dal nome dell'inventore)
ha il compito di assorbire ed assecondare i movimenti sul piano
orizzontale compiuti dalla freccia in uscita; in assenza di questo,
non esiste altra regolazione che il posizionamento (distanza dal
riser) e l'eventuale variazione di elasticità dell'asta prescelta
lasciando più o meno lunga la parte che sporge davanti al rest
(l'asta si ammorbidirà in proporzione alla lunghezza di questo
"disavanzo"), tenendo conto che, naturalmente, la freccia
subirà un aumento di peso.
Per ciò che riguarda la sollecitazione sul piano verticale la concezione strutturale dei
diversi rest differenzia notevolmente il tipo di lavoro da essi compiuto. Un rest di gomma
farà semplicemente da appoggio fisso sul quale l'asta scorrerà strisciando e quindi la
regolazione verticale del volo verrà fatta solamente agendo sul pundo d'incocco.
Un rest modello "flipper" o similari (braccio a scomparsa laterale) ha l'ottima
prerogativa di non entrare quasi più in contatto con l'asta quando questa lo sollecita
fortemente (ad esempio al passaggio delle penne), però richiede una taratura molto ben
fatta, quasi sempre agendo sul tiller del flettente inferiore, specialmente se l'arciere
sgancia con le dita e magari tutte sotto l'asta, senza scordare che questo tipo di rest è
molto affidabile ma delicato e danneggiabile.
Lo springie rest (rest a molla) ed i modelli a lamelle elastiche non hanno parti
basculanti o mobili ma "seguono", grazie alla propria elasticità intrinseca, i
movimenti della freccia; il classico rest ad abbattimento verticale che oltre a non
interferire con la penna bassa accompagna, restandone sempre a contatto, ogni movimento
dell'asta e quindi agendo sulla molla preposta, si potrà regolare direttamente la forza
di reazione del braccio e conseguentemente l'uscita della freccia senza modificare
l'inclinazione dell'asta. Il concetto è quindi che, se un rest come nel primo esempio,
non possiede vere possibilità di regolazione, si dovrà lavorare esclusivamente su punto
di incocco. Mentre un buon rest ad abbattimento, se opportunatamente lubrificato e quindi
reso sensibile (si può inserire un cuscinetto ad aghi invece della bronziana in
dotazione) dà adito all'avere un punto di incocco settato a "zero"
(orizzontale) o di poco più alto, quindi un lavoro meccanico dell'attrezzo più
ortodosso, ed una regolazione molto veloce nel caso di uso di punte di peso diverso (se
più pesanti o più lunghe come nel caso di lame da caccia, la molla andrà indurita
leggermente) senza intervenire sul punto di incocco.
La fig. 2 mostra
chiaramente che è la parte finale dell'asta, nella zona di impennaggio,
quella che esercita maggior pressione sull'appoggio della freccia
e quindi si può dedurre che: se la reazione del rest è troppo
debole (molla scarica) la freccia riuscirà a spostare di molto
il braccio verso il basso assumendo così una posizione di partenza
più bassa di quella predeterminata; se invece il braccio di supporto
è troppo rigido la freccia salterà con la coda verso l'alto. lampante
l'analogia di funzionamento con il lavoro compiuto sul piano orizzontale,
dal berger.
6/10 LO SGANCIO MECCANICO
Per pulito che possa essere il vostro rilascio creerete sempre
interferenze alla traiettoria della corda che a sua volta le trasferirà alla freccia
generando il famoso "paradosso". Per avere un'uscita dalla corda e quindi della
freccia senza o quasi interferenze sono nati gli sganci meccanici che sono, poi, la
versione moderna e tecnologica di attrezzi antichissimi. Esistono sostanzialmente tre tipi
di sgancio:
- a) a cordino (rope releases);
- b) a ganasce (clipper releases);
- c) triggerless o rilasci senza grilletto a scatto.
-
I rilasci a cordino come dice il nome sono costituiti
da un dispositivo di sgancio che rilascia un cordino in nylon
che trattiene la corda dell'arco. probabilmente il sistema più
"morbido" e senza interferenze per rilasciare la corda.
lo sgancio preferito per il tiro FITA.
Lo sgancio a "ganasce" è costituito da teste meccaniche
che si chiudono attorno alla corda bloccandola. il tipo preferito
per il tiro di campagna e per la caccia per la sua velocità di
applicazione alla corda. I triggerless vengono messi in azione
non premendo il grilletto ma ruotando il complesso della testa
o variando l'angolo testa - corpo del meccanismo. Sono sganci
che consentono, forse, la dinamica di tiro più corretta. Tutte
queste tipologie di rilascio a loro volta si possono suddividere
in diverse categorie a seconda della forma, del tipo di impugnatura,
del dito usato per premere il dispositivo di sgancio.
Avremo quindi sganci cosiddetti a "T" da indice, da
pollice, da mignolo che vengono impegnati e trattenuti dalla mano.
Molto utilizzati, specialmente per il tiro di campagna, gli sganci
da polso, trattenuti cioè al polso del tiratore da una fascia,
mentre la mano impegna in modo rilassato il corpo dello sgancio.
La trazione della corda viene eseguita dal polso e dal braccio,
mano e dita rilassate per uno sgancio pulito e senza problemi.
La scelta del tipo di sgancio è condizionata dal tiro che si intende
praticare (tiro FITA, tiro di campagna, caccia), all'interno di
queste tipologie la scelta sarà prettamente individuale.
Sarà necessario provarne più di uno, in pratica
per trovare quello che più si adatta allo stile di tiro, alla
morfologia, alla sensibilità e alle sensazioni dell'arciere.
Utilizzando uno sgancio meccanico sarà opportuno adottare una
tecnica di tipo dinamico, proprio come per il tiro con le dita,
e concentrarsi sull'azione di tiro piuttosto che sullo sgancio.
Ci si abitua in fretta alla sensazione di esplosione improvvisa
e quasi a sorpresa. Il lavoro da effettuare è sull'azione del
dito che utilizza il "trigger". Qualsiasi azione percepita,
di scatto o violenta porterà a cattivi risultati. Se si riuscirà
a premere con dolcezza e progressione il dispositivo di sgancio
si avranno ben presto risultati difficilmente raggiungibili con
le dita.
I rest utilizzati con lo sgancio meccanico sono rest ad abbattimento
verticale dalle foggie più svariate, ma sostanzialmente costituiti
da due braccioli su cuui appoggia la freccia, non necessitando,
per la forte riduzione del paradosso, di un bottone che ammortizzi
i movimewnti laterali. Nel caso dello sgancio l'ammortizzazione
avviene grazie ad una molla, o all'elasticità dei braccioli o
ad un berger, sul piano verticale. L'impennatura della freccia
è montata con la penna indice in alto.
L'utilizzo di uno sgancio meccanico, naturalmente, dovrà portare
a raddoppiare la prudenza e a mettere in atto rigorose misure
di sicurezza, da evitare assolutamente il caricamento dall'alto.
6/11 SISTEMI DI MESSA A PUNTO DEL COMPOUND
Per la messa a punto (da eseguire tirando
a 45 mt con aste non impennate su di un battifreccia posto all'altezza
delle spalle) ci si potrà aiutare, nell'analisi del volo e dell'impatto,
con la tabella "A";
caso per caso sono state indicate le eventuali modifiche da apportare.
Tutte le prove della suddetta tabella saranno da eseguire con
aste non impennate ma tagliate alla misura definitiva; nella tabella
"B" viene illustrato un metodo di controllo o di
verifica della taratura, una volta eseguita.
Se nelle prove con aste non impennate avrete ottenuto un impatto soddisfacente ma il
controllo con aste impennate evidenzierà un certo errore, procedete alla correzione
direttamente con frecce complete tarando il tiro a 10 mt sino a che la freccia non impatti
su di una verticale segnata ed eventualmente aiutandovi, per le distanze più lunghe, con
un unico mirino anch'esso regolato con precisione sui 10 metri. Il metodo di taratura ad
"asta spennata" non è applicabile a frecce equipaggiate con lame da caccia in
quanto queste, opponendo resistenza all'aria lateralmente e venendo a mancare l'effetto
timone delle penne, trascinerebbero letteralmente fuori traiettoria tutta la freccia
compiendo ampie curve in volo. In questo caso è consigliabile la messa apunto eseguita
tirando frecce complete attraverso un foglio di carta posto a 5 m ed analizzandone il foro
di attraversamento.
6/12 IL TEST DELLA CARTA
Dopo aver montato sull'arco tutti gli accessori
che si intendono utilizzare, aver determinato il center shot,
il punto di incocco, misurato il tiller, regolato la pressione
del bottone si può procedere ad alcuni test che ci aiuteranno
nella taratura. Per eseguire il "paper test" posizionare
un battifreccia all'altezza delle spalle, davanti al battifreccia
ad un metro o poco più bisogna sospendere un foglio di carta o
a un semplice filo da biancheria o ancor meglio inserito in un
telaio di legno o altri materiali che lo tengano ben teso.
Iniziando a tirare da una distanza di due metri e mezzo dal foglio
e man mano arretrando, leggiamo i segni lasciati dalle frecce
sulla carta ed effettuiamo le eventuali e opportune correzioni.
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