Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna
Manuale tecnico di tiro con l'arco per istruttori FIARC

Prima Pubblicazione settembre 1991

Vittorio Brizzi - Edoardo Ferraro
MANUALE DI TIRO CON L'ARCO

Indice espanso |Scuola nazionale FIARC di Tiro con l'Arco di YR | Fiarc WebSite

Cap.8

LE FASI DELLA COORDINAZIONE

 

8/1 LA COORDINAZIONE GLOBALE GREZZA

la fase iniziale del processo di apprendimento.

Comprende il periodo che va dalla rappresentazione del movimento da apprendere e dell'attrezzatura su cui applicarlo fino all'esecuzione, anche se imperfetta del gesto. L'allievo si crea la prima rappresentazione grezza e approssimativa del movimento da compiere.

 

Caratteristiche di questa fase sono:

  • L'uso impreciso della forza, in genere l'allievo tende ad impiegare più forza del necessario.
  • L'uso errato o comunque incompleto della muscolatura da coinvolgere per il gesto corretto (nella fattispecie per il tiro con l'arco, lo scarso utilizzo della muscolatura dorsale).
  • Un impreciso o errato movimento angolare delle articolazioni.
  • Frammentazione dell'azione globale.
  • Rigidità del movimento (mancanza di omogeneità, fluidità, ritmo).
  • Scarsa ampiezza di movimento.
  • Contrazione della muscolatura agonista e antagonista nel tentativo di ridurre i gradi di libertà articolare, per raggiungere una maggiore precisione.- Lentezza di esecuzione.
  • - Mancanza di precisione.
  • - Indecisione e, a volte, una specie di timore del gesto da compiere.

L'allievo, in questa prima fase, si forma una rappresentazione del movimento in base alla informazioni verbali dell'istruttore e alle dimostrazioni del gesto che esso darà, ponendo il tutto in rapporto alle proprie esperienze motorie.

L'utilizzo degli analizzatori sensoriali in questo stadio privilegia l'analizzatore ottico. Le informazioni di ritorno riguardano il risultato, mentre tutte le altre informazioni sensoriali sullo svolgimento del movimento rimangono in secondo piano e, o non sono recipite, o sono recepite confusamente, comprese quelle importantissime fornite dall'analizzatore cinestetico.

In effetti le informazioni arrivano e in gran quantità, ma l'allievo non è ancora in grado di elaborarle, o meglio la sua capacità di elaborarle a livello centrale è strettamente correlata alla sua esperienza motoria, ricca o povera che sia. Un atleta esperto, ad esempio, sarà molto facilitato nell'apprendere un nuovo movimento, nei confronti di un principiante o di un soggetto sedentario.

8/1-1 Comprensione del movimento da apprendere

"La comprensione del compito di movimento include una prima comprensione mentale della nuova esecuzione motoria, oggetto dell'apprendimento. La formulazione verbale del compito e la dimostrazione creano nell'allievo una prima rappresentazione grezza del movimento.....lo stadio della coordinazione grezza viene raggiunto dopo alcuni esercizi" (Meinel).

Il compito deve essere assegnato in modo preciso e comprensibile, sia verbalmente, sia con la dimostrazione.

Procedere per tappe fissando un obiettivo alla volta. Quando ci si è accertati che l'allievo ha ben compreso quel che deve fare procedere subito invitandolo a fare i primi tentativi.

Ci si deve sforzare di mettere l'allievo in condizioni di riuscire nella prima, anche se imperfetta, esecuzione del movimento, senza sovraccaricarlo di consigli e senza ossessionarlo con continui suggerimenti e correzioni. L'allievo, infatti, troverà grande difficoltà ad applicarsi a più problemi contemporaneamente (mentre starà concentrando i propri sforzi nell'aprire l'arco, non riuscirà anche a controllare il rilassamento del polso, la posizione della mano sull'impugnatura, l'extrarotazione del gomito, la corretta posizione della spalla...ecc.). E'importante aver presente tutto questo e comportarsi di conseguenza, senza fretta. Sarebbe solo dannosa al processo di apprendimento. E' da evitare in modo tassativo un sovraccarico di compiti motori che non potrebbero, comunque essere svolti. Correzioni, indicazioni, suggerimenti, vanno riferiti a quel particolare allievo in quel particolare stadio di apprendimento in modo che l'allievo possa collegarli alle sensazioni motorie che è in grado di elaborare in quel momento. La coordinazione globale grezza si acquisisce in modo relativamente facile e in tempi brevi avendo presente quanto sopra esposto.

8/2 COORDINAZIONE SETTORIALE O CONTROLLO SEGMENTARIO

una zona di confine, una fase intermedia in cui è possibile suscitare sensazioni motorie corrette, anche propriocettive, ma non ancora tutte correlate fra loro, cosa che avviene nella successiva fase della coordinazione fine. <201> opportuno dare, in questa fase, la precedenza agli apprendimenti che possono trovare riscontro nell'esperienza motoria di cui già dispone l'allievo. Si possono quindi introdurre esercizi che lavorino sull'equilibrio (presa di contatto con il suolo), messa a punto delle linee di forza, assi e piani ecc..

Appropriazione, quindi, di propriocezioni che sono ala base di tecniche fondamentali, ma che si riallacciano, in fondo, a sensazioni preesistenti nell'esperienza motoria dell'allievo. In questo stadio, con i suggerimenti dell'istruttore, migliora a livello centrale la capacità propriocettiva, iniziano ad evidenziarsi le sensazioni più vicine al proprio vissuto. Un po' come se si aprissero nuovi canali di comunicazione.

L'attenzione non è più dominata dal solo risultato (riuscire ad aprire l'arco, lasciar partire la freccia e vedere dove va a finire). Si padroneggiano spezzoni corretti di movimento senza, tuttavia, riuscire a interconnetterli in un movimento completo e fluido. Vengono analizzate correttamente aree di sensazioni, pur senza utilizzare la ricchezza informativa ed espressiva che si conquista con la coordinazione fine. Permangono la maggior parte dei problemi caratteristici della coordinazione grezza.

L'istruttore sempre procedendo per gradi e affrontando un problema alla volta, può insistere su talune correzioni, e l'allievo sarà in grado di percepire gli errori e in ultima analisi, anche se confusamente, una serie di situazioni di movimento corrette. Situazioni, per ora, analizzate come una serie di posizioni statiche, quasi una sequenza di movimenti vista frammentariamente, fotogramma per fotogramma.

Nella fase immediatamente succesiva si interconnetteranno in una sequenza dinamica, quella del movimento corretto.

8/3 COORDINAZIONE FINE

lo stadio in cui l'allievo giunge a padroneggiare il gesto ed a eseguirlo correttamente senza grossi errori. <201> lo stadio in cui è in grado di recepire a livello cosciente la grande massa di informazioni sensoriali, soprattutto propriocettive (analizzatore cinestetico). "Con lo stadio della coordinazione fine viene raggiunto un grado più elevato di coordinazione fra forze, movimenti parziali e fasi del movimento, ed il decorso del movimento diventa più armonico e continuo. Scompaiono i movimenti sinergici, inutili e scomposti. Il controllo dell'intera esecuzione motoria aumenta e diventa più preciso e razionale (Meinel).

La coordinazione fine è carattarizzata da:

  • Un appropriato impiego della forza.
  • Un'adeguata ampiezza di movimento.
  • Fluidità.
  • Precisione e costanza (le esecuzioni sono simili l'una all'altra).
  • Ritmo esecutivo corretto.

avvenuto che le informazioni sensoriali sono decifrate sempre più correttamente. L'allievo è in grado di usufruire di una quantità maggiore di informazione e di interpretarle in modo qualitativamente migliore. In questo modo l'allievo è in grado di percepire, comprendere, controllare anche i particolari del movimento che non riesce a vedere. Mentre prima era predominante l'informazione sul risultato, ora vengono elaborate anche le informazioni nell'esecuzione del movimento. Durante questa fase si sviluppa una "rappresentazione di dettagli" molto particolareggiata sulla quale si può intervenire per correggere e sistemare il gesto tecnico corretto.

In questa fase l'allievo può apportare correzioni alla sua esecuzione per renderla più corrispondente al programma, ma è anche in grado di anticipare variazioni al programma, se prevede che questo possa venire disturbato da mutamenti ambientali. Da quanto appena visto possiamo derivare alcune considerazioni didattiche. L'attenzione dell'allievo verrà attirata sulle particolarità dell'esecuzione, al contrario che per la fase di coordinazione grezza. <201> questo il momento della messa a punto fine. Sarà necessario porre molta attenzione al linguaggio e alla terminologia utilizzati. In questo momento sarà infatti il principale strumento di comunicazione fra istruttore e allievo. Si dovrà inoltre stimolare l'allievo ad esprimere verbalmente le sensazioni che ormai recepisce sullo svolgimento del movimento. <201> possibile che si verifichi un temporaneo arresto dei miglioramenti in questa fase che questo desti preoccupazioni.

A volte si registra addirittura un regresso, seguito, comunque, da decisi miglioramenti. Si tratta della cosiddetta fase di plateau. "Si può supporre che il processo di apprendimento continui nei processi complessi di coordinazione sensomotoria, anche se nell'esecuzione del movimento non si vede nessun cambiamento. Perciò la formazione di un plateau esprime soltanto una stasi apparente" (Meinel). <201> inoltre il momento opportuno per rafforzare a motivazione che, secondo Aniochin agisce come filtro delle informazioni, decide cioè quali informazioni vanno recepite ed elaborate nel processo di apprendimento.

Oltre a questa funzione il rafforzamento della motivazione ha grande importanza per il futuro arcieristico dell'allievo. Può succedere, infatti, che allievi poco dotati ma fortemente motivati arrivino alla fase delle coordinazioni fine con molta fatica e molto lentamente, ma una volta arrivati procedano con sicurezza ottenendo buoni risultati e continuino a tirare proprio grazie alla loro forte motivazione. Altri allievi più evoluti sul piano motorio ma meno motivati avranno conquiste molto più rapide e più facili, ma sovente, al conseguimento di una tecnica discreta, se non avranno acquisito motivazioni più forti smetteranno di tirare. Le fasi successive a questa tappa del processo di apprendimento non riguarderanno certamente più il nostro allievo di un corso di base, ciò nonostante è opportuno che l'istruttore le conosca, anche se molto schematicamente.

8/4 STABILIZZAZIONE DELLA COORDINAZIONE FINE

la fase in cui il tiratore acquisisce le "capacità di poter utilizzare efficacemente il movimento nelle condizioni continuamente mutevoli della gara, sulle quali rientrano anche le variazioni delle condizioni del terreno, quelle del clima ecc..." (Mainel). E aggiungeremmo i condizionamenti psicologici molto importanti riguardanti il risultato che emergono durante una competizione. <201> proprio il caso di ricordare che nelle nostre gare, poi, ogni freccia è diversa dall'altra. Tutte egualmente importanti. In realtà non ci troviamo di fronte ad un diverso tipo di coordinazione ma ad un aumento delle capacità di adattamento alle più diverse situazioni di disturbo.

Il movimento è preciso e costante nonostante il variare delle condizioni e dei problemi da affrontare il ritmo esecutivo (organizzazioni delle contrazioni e delle decontrazioni muscolari secondo la sequenza cronologicamente corretta richiesta dal movimento da eseguire) è perfettamente a punto o addirittura personalizzato. Solo in queste condizioni si può giungere all'automazione del gesto. "Con l'aumento della stabilità della coordinazione fine non è più necessario che l'attenzione dell'allievo e quindi il suo controllo sensomotorio cosciente siano rivolti all'esecuzione globale del movimento" (Meinel).

Attenzione però che quando si verifichino discrepanze nei risultati si reinserisce il controllo della coscienza. Aniochin parlò di afferenze complementari di riserva che si innestano e si disinnestano e che quindi fanno supporre esistere sempre a livello subliminare e prendere parte quando necessario alla regolazione del movimento. E per Berstein "i sistemi automatici non sono puramente autonomi, ma sono collegati alla coscienza. La coscienza può dare inizio alla loro attività, la può regolare, rafforzare, reprimere." La sottrazione del movimento al livello della coscienza pone in evidenza altre componenti importanti.

  • -La volitività e la finalizzazione del gesto (io e il bersaglio, io e gli antagonisti, ecc...).<R>
  • -La fantasia espressiva e creativa nella ricerca delle soluzioni di tiro.

8/5 MAESTRIA

Ultima e difficilmente raggiungibile fase dell'espressione motoria. <201> un processo teoricamente senza fine nel quale ha grande importanza la creatività dell'atleta che a questo livello interpreta la tecnica acquisita, introducendo varianti personali e veri e propri "salti tecnici" che spesso potranno creare, a loro volta, una nuova tecnica e una nuova scuola.

8/6 DISTURBI DELLA COORDINAZIONE

Molti possono essere gli elemeti di disturbo del processo coordinativo, a qualsiasi livello di sviluppo sia giunto. Naturalmente sono più dannosi a livelli bassi di coordinazione e maggiormente controllabili ai livelli più evoluti. Gli elementi di disturbo possono, essenzialmente, essere imputati a cause di tipo squisitamete psicologico o a cause di tipo fisico. Vediamone alcune.

  • - Carenza di motivazione.
  • - Scarsa concentrazione.
  • - Paura dell'insuccesso o del giudizio negativo di altri.
  • - Insufficiente fiducia in se stessi o nell'attrezzatura.
  • - Disturbi di tipo ambientale.
  • - Eccessivo libbraggio dell'arco. Secondo Farfel la precisione dei movimenti articolari viene disturbata quando la tensione muscolare supera il 70% della forza massima.
  • - Fatica. C. Gallozzi e F. Amodio riportano di studi che mettono in evidenza la relazione fra l'affaticamento e la concentrazione di ammoniaca ematica. Tale concentrazione sarebbe causa di disturbi al cervelletto che è responsabile del controllo del movimento.

Attraverso gli organi di senso ci pervengono continuamente informazioni sull'ambiente esterno (informazioni estrocettive) e informazioni dal nostro corpo (informazioni propriocettive). Tutta questa massa di informazioni percorrendo le vie nervose afferenti giunge al nostro cervello che analizza, sceglie, decide, organizza e ordina l'esecuzione del movimento, strutturando il progetto motorio a seconda dei fini che si propone di raggiungere. L'ordine di esecuzione attraverso alle vie nervose efferenti giunge alla muscolatura volontaria e il movimento si compie. Ma, nel compiersi, continuano a giungere al cervello dagli organi di senso attraverso alle vie afferenti (afferrenza di ritorno, reafferenza, feed-back) informazioni sull'esecuzione del movimento. Queste informazioni vengono confrontate con l'originale progetto motorio e, nel caso se ne discostino, possono partire ordini di correzione che attraverso alle vie nervose efferenti raggiungono le muscolature. A movimento compiuto ancora attraverso alle vie nervose afferenti giungono le informazioni sul risultato. Questo andirivieni di stimoli ci evidenzia con chiarezza le strette e incessanti relazioni che ci sono tra noi e il nostro corpo, tra noi e l'ambiente e tra noi e il nostro corpo nell'ambiente.

Possiamo ora approfondire le problematiche di quella che abbiamo chiamato organizzazione del movimento ampliandone il concetto.

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  Gli Autori:
Vittorio Brizzi - e-mail: studionet@vbrizzi.dsnet.it,
Edoardo Ferraro - e-mail: studionet@vbrizzi.dsnet.it.