"Alcuni anni fa, dall'idea di condividere testi, concetti ed esperienze nel campo della spiritualità e dell'esoterismo veniva creato un sito come recipiente raccoglitore di tali informazioni.
Questo sito nasceva per permettere uno scambio di testi tra persone anche distanti tra loro, ma pur sempre di una cerchia ristretta e selezionata accumunata dalla stessa ricerca in ambito spirituale.
In questi anni il sito è diventato sempre piu' vasto e completo grazie alla collaborazione delle persone che erano a conoscenza della sua esistenza. E' stato deciso quindi di rendere pubbliche le sue pagine e il forum annesso per permettere a tutti di usufruire del nostro lavoro e di aiutarci nella nostra ricerca."


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La Civiltà Ipogea 
...Seconda Parte

LA LAVORAZIONE
Andando ad esaminare più particolareggiatamente la lavorazione ci troviamo, ad esempio a necropoli della Banditaccia a Cerveteri, alla presenza di un pozzo (come altri centinaia nel territorio e migliaia nel mondo), provvisto di pedarole, quindi originariamente ispezionabile o comunque percorribile, ma per arrivare dove? Sicuramente non è di servizio alle tombe, in quanto non vi accede e prosegue molto più in profondità, dando sicuramente l'accesso ad ambienti ipogei tuttora inesplorati.. D'altronde è stato appurato che non era neanche un pozzo per l'acqua. Tali pozzi (stessa tipologia) sono presenti in quasi tutto il pianeta ed alcuni (es. Cappadocia) sono profondi anche parecchie decine di metri. Ora, lo scavo di tali pozzi con strumenti manuali di epoca storica non risulterebbe possibile per vari motivi. Innanzitutto bisogna considerare la tipologia dello scavo che si presenta come una graffiatura regolare che scende elicoidalmente in senso orario. Basterebbe questa considerazione per escludere un intervento manuale con l'uso del piccone. Il senso destrorso della graffiatura potrebbe essere stato eseguito solo da un operaio mancino e non penso sia accettabile e ragionevole pensare che tale pozzo, per tutta la sua profondità e gli altri pozzi simili siano stati eseguiti esclusivamente da una popolazione di mancini! Risulta invece "stranamente" del tutto simile alla tipologia di scavo che riscontriamo con l'uso di trivellatrici meccaniche. La stessa ampiezza del pozzo (circa 60 cm.) avrebbe consentito solo ad uno scavatore di eseguire l'opera, ma per scavare un pozzo sono assolutamente necessarie due cose: aria e luce. Quando si arriva ad una certa profondità (già dopo 4 o 5 mt.) manca la luce necessaria per lo scavo, luce che si poteva ottenere solo con l'ausilio di torce le quali però, a causa del ridotto spazio disponibile, avrebbero solo contribuito a bruciare il poco ossigeno disponibile portando lo scavatore ad una rapida morte per asfissia. Non si sono inoltre trovate tracce di supporti per torce né tracce di bruciature sulle pareti, per cui il loro uso (oltre che non accettabile) non è dimostrabile. Una traccia molto particolare, che sembra confermare l'uso di una qualche apparecchiature meccanica, la troviamo sulla parete di una tomba, della stessa necropoli, poco considerata . Il chiaro andamento circolare di tale traccia e la regolarità dei solchi, escludono nel modo più assoluto l'utilizzo del piccone o dello scalpello, è invece una chiara traccia lasciata da una macchina provvista di punta rotante, esattamente lo stesso tipo di segno che rilasciano le moderne fresatrici. Ma il sito risale, ufficialmente, tra l'VIII ed il VI sec. a.C.!

LA DATAZIONE
Ci troviamo spesso di fronte a gallerie e cunicoli che, stranamente non portano da nessuna parte o che si perdono nel vuoto. Ma a che serve una galleria? Normalmente si costruisce una galleria per collegamento o per servizio, ma queste considerate non erano sicuramente di adduzione e non sono neanche di collegamento, almeno attualmente. Gallerie simili avrebbero senso solo se fossero stati presenti altri ambienti, ora scomparsi a causa dell'erosione e del rifacimento del sito da parte degli Etruschi. Facendo riferimento a quest'ultima ipotesi è significativo il cunicolo, che possiamo notare all'inizio sulla destra del percorso della Via degli Inferi alla banditaccia , il quale risulta chiaramente scoperto dalla parete tagliata al fine di ricavare le tombe rupestri, quindi è senz'altro antecedente. Altre gallerie altrettanto anomale sono presenti nel territorio. Una esemplicativa può essere quella che si affaccia nel vuoto lungo la parete di fronte ad Orte  facente parte di una piccola chiesa rupestre. Tale galleria non avrebbe alcun senso ad esistere volendola allacciare ad epoca e vicende storicamente note. Non è adduttrice idrica né ha senso come collegamento di eventuali ambienti interni (non risulta sia stata esplorata) con qualche altra zona, visto che si affaccia sul vuoto. L'unica possibilità a dare senso all'esistenza di tale cunicolo, è quella che facesse parte di un antico collegamento ad ambienti che però adesso non esistono più ma che probabilmente erano presenti nell'area ora occupata dal vallone. Comincia così ad affacciarsi un'ipotesi di valutazione per la sua antichità. Se tale cunicolo era anticamente sotterraneo (come tanti altri identici per tipologia e che attualmente lo sono), lo era quando la vallata ancora non esisteva e quindi era occupata dal terreno che oggi risulta dilavato dai millenni di erosione e cedimenti che hanno portato alla morfologia attuale del territorio. Tale genesi geologica del territorio ha cominciato ad attuarsi quando, circa 50.000 anni fa, hanno smesso di eruttare i vulcani le cui eruzioni hanno caratterizzato la base sulla quale si è poi andata a costruire la morfologia che caratterizza l'attuale territorio del centro Italia, è da allora che è cominciata l'orogenesi del territorio. Siccome attualmente il cunicolo considerato si trova ad una cinquantina di metri dal fondo del vallone bisogna chiedersi: quanto ci hanno messo la naturale erosione e dilavamento a scavare il territorio tanto da scoprire in tal modo il cunicolo? Una valutazione sommaria potrebbe farlo risalire fra i 25.000 ed i 35.000 anni fa. Una conferma a quanto sopra affermato può venire dall'analisi di un sito molto particolare nei pressi di Bomarzo. Qui troviamo una serie di grotte artificiali, ora aperte verso il vuoto della vallata sottostante.
Tali "grotte" sono molto simili a quelle normalmente attribuite agli Etruschi per fini sepolcrali ma hanno delle caratteristiche del tutto peculiari.
Possiamo notare innanzitutto la caratteristica che abbiamo già osservato a Civita Castellana: tali cavità artificiali sono aperte verso il vallone sottostante e, ipotesi ovvia, è che si siano scoperti a seguito di erosioni e smottamenti del terreno. Al che la domanda è la stessa: quanto tempo fa? Tornano anche qui ad emergere prepotentemente ipotesi pre-storiche. Notiamo inoltre che la stessa lavorazione del sito è del tutto anomala, presentando anche una sezione semicircolare , mentre gli Etruschi costruivano e scavavano in opera quadrata, per cui l'eventuale attribuzione di opere simili al popolo etrusco sarebbe completamente da rivedere.

LA DESTINAZIONE
Una particolare tipologia è data dal fatto che sono presenti all'interno dei "letti" circolari e un letto circolare non può avere alcuna funzione sepolcrale. Serviva comunque sicuramente per alloggiare "qualcosa" di funzionale al luogo. Notiamo inoltre che la stessa lavorazione del sito è del tutto anomala, presentando anche una sezione semicircolare, mentre gli Etruschi costruivano e scavavano in opera quadrata, per cui l'eventuale attribuzione di opere simili al popolo etrusco sarebbe completamente da rivedere. Peculiarità di questo sito è la presenza di numerose "nicchie" dette colombari. Tali strutture sono molto comuni in parecchi ipogei in molte zone del mondo, dandogli ogni volta destinazione, attribuzione e datazione diverse. La loro utilizzazione, oltre a quella medievale di ricovero per colombi, è "ufficialmente" quella di contenitori di urne cinerarie, quindi allacciate a siti sepolcrali. In questo sito non sono mai state trovate tracce di sepolture per cui è da rivedere la loro destinazione, lasciando quindi aperta l'ipotesi che anche le altre migliaia di colombari presenti in tutto il territorio ed il pianeta, siano solo stati riutilizzati e quindi erroneamente attribuiti.
Senz'altro particolare la presenza di una nicchia a quarto di sfera la cui funzione a fini sepolcrali è del tutto da rivedere. In particolare per la foto presentata si può evidenziare come i "colombari" abbiano forme diverse. Evidentemente e logicamente la forma di un contenitore è data in funzione di ciò che deve contenere e, nei casi considerati, i "contenitori" finora considerati non possono ospitare né sarcofagi né alcun altro oggetto cultuale conosciuto.
Un'importante considerazione può evidenziare l'errore di attribuzione.
ll sito è del tutto simile, praticamente la copia, di un altro sito archeologico presso Vitozza, nel grossetano. Quest'ultimo, dapprima attribuito ad epoca etrusca, è stato ridatato, a seguito di ritrovamenti fittili eneolitici, a diverse migliaia di anni prima evidenziando quindi l'erroneità della metodologia di attribuzione, di cui abbiamo parlato all'inizio. Non è infatti possibile che due siti del tutto simili tra loro vengano attribuiti a popoli ed epoche diverse, sarebbe solo la prova inconfutabile, ma mai ammessa, che sono molto più antichi ma solo riutilizzati da civiltà storiche ed erroneamente loro attribuiti.
Volendo avanzare un'ipotesi conclusiva, trattandosi di siti scavati con ogni probabilità, con mezzi tecnologici avanzati, tale tipologia serviva ad ospitare qualcosa collegato ad un sito tecnologico quindi, per quanto eretico possa apparire: macchine!
Questa ipotesi giustificherebbe anche la presenza dei "passanti" che, a questo punto, si potrebbe ipotizzare che quel "qualcosa di flessibile" collegato alle nicchie avrebbero potuto essere "cavi di alimentazione" !!!

L'ATTRIBUZIONE
L'archeologia ufficiale non ammettendo la possibilità che altre civiltà attualmente sconosciute abbiano preceduto i popoli storici, data questi siti in epoche conosciute relativamente recenti comunque sempre dopo la fine dell'ultima glaciazione. La metodologia di attribuzione (e quindi indirettamente anche di datazione) si basa sul reperimento di manufatti (databili storicamente) e, conseguentemente, colloca tali siti archeologici nello stesso periodo e alla stessa popolazione. Bisogna però considerare il fatto che è' sempre stato uso comune, da parte dei popoli che hanno riabitato siti precedenti, di recuperare quanto anteriormente lasciato da chi li ha preceduti, riadattandolo alle loro necessità, ed è proprio per questo che tale metodologia può presentare delle incongruenze e delle inesattezze. Bisogna però considerare il fatto che è' sempre stato uso comune, da parte dei popoli che hanno riabitato siti precedenti, di recuperare quanto anteriormente lasciato da chi li ha preceduti, riadattandolo alle loro necessità, ed è proprio per questo che tale metodologia può presentare delle incongruenze e delle inesattezze. Il fatto che si trovino dei manufatti all'interno di un qualsiasi sito, conoscendo la loro epoca di appartenenza, non vuole necessariamente dire che chi ha lasciato quei reperti abbia costruito il sito stesso, può benissimo averlo riusato e riadattato alle proprie esigenze, proprio come facciamo noi attualmente con edifici antichi. Se tra qualche migliaio di anni gli archeologi del futuro trovassero in un palazzo del '200 tracce di una abitazione del XX secolo, seguendo il medesimo criterio, dovrebbe attribuire la costruzione dell'edificio al "Mario Rossi" del XX secolo.
Metodologia più corretta sarebbe invece di paragonare la tipologia costruttiva ed architettonica con quella delle popolazioni stanziali dell'epoca. Se troviamo un "opus reticulatum" in qualsiasi zona dell'area mediterranea, possiamo dire con quasi assoluta certezza che è un'opera romana, infatti ogni epoca e ogni popolo sono caratterizzati da una propria e peculiare produzione artistica ed architettonica.
Nel'analisi di questi siti ci troviamo invece di fronte all'evidenza di una riutilizzazione da parte delle popolazioni storiche, questo perché, mentre troviamo la stessa tipologia di scavo con le stesse strutture di supporto in tutto il mondo, i medesimi siti vengono attribuiti ad epoche, culture e popolazioni diverse, metodo di attribuzione che va contro quanto sopra sostenuto. La prova evidente si ha nel confronto tra due siti identici, uno nei pressi di Bomarzo (VT) e l'altro a Vitozza (GR) dove, mentre il primo è attribuito agli Etruschi il secondo (ripeto identico) è datato al neolitico. Questa breve disanima, può far avanzare la concreta ipotesi che tutte le prove e considerazioni portano ad escludere un tipo di lavorazione manuale fata da popolazioni storiche, mentre si affaccia prepotentemente un'ipotesi di tipo tecnologico avanzato, da parte di una civiltà scomparsa durante l'ultima era glaciale. Anche se non son stati trovati resti umani o umanoidi che possano aiutarci con una certa certezza a capire il tipo di popolazione che ha costruito tali gallerie, possiamo trarne un idea esaminando le parti "percorribili" di tali siti dato che ogni razza edifica adattando le costruzioni alle sue le sue caratteristiche fisiche. Le parti percorribili che invito ad esaminare sono in particolari passaggi costituiti da stretti cunicoli di accesso e percorrimento fruibili con non poche difficoltà da noi moderni ed anche da popolazioni storiche note in quanto le loro esigue dimensioni, 1,20 mt. di altezza per 50-60 cm. di larghezza, non consentono un passaggio agevole e, a volte, lo impediscono totalmente. In pratica per fruire agevolmente di detti passaggi bisognerebbe avere, necessariamente e logicamente, una corporatura inferiore a quella della sezione dei passaggi stessi, tipo di corporatura che non appartiene ad alcuna specie nota che abbia vissuto sulla Terra e di cui si siano trovati i resti ma, stranamente simile, alla tipologia descrittiva di diversi casi di contatti ed abduction da parte di specie aliene. Si può quindi avanzare l'ipotesi che potrebbero essere queste le prove che una specie aliena abbia colonizzato il nostro pianeta in un lontano passato?

L'ESTINZIONE
Cosa potrebbe aver portato all'estinzione di questa, per ora, ipotetica civiltà e perché non vi sono tracce concrete della sua presenza? Non abbiamo effettivamente notizie di una catastrofe tanto antica (a parte quella che avrebbe distrutto l'Atlantide tra l'8.000 ed il 10.000 a.C.- rif. Tolmann & Tollmann "Ipotesi dell'impatto cometario") e che avrebbe potuto portare all'estinzione di una razza tanto avanzata. Una interessante scoperta, le cui implicazioni potrebbero fare nuova luce su quanto ipotizzato, è quella riferita nel n. 35 di Nexus (nov. dic. 2001) dal titolo: "Allarme per il pericolo di una superonda galattica". Secondo i risultati di questa ricerca è stata scoperta un onda galattica di superenergia che sta viaggiando verso il sistema solare. Sembra che questa "onda di energia" abbia già presentato i suoi effetti intorno al 13-14.000 a.C. quando, secondo le tesi ufficiali, l'umanità era ancora in piena età della pietra. Gli effetti di tale onda energetica si ripercuoterebbero sui campi magnetici e d energetici della Terra, alterandoli in modo tale che genererebbero sconvolgimenti climatici di grande portata a livello mondiale, il che avrebbe già portato (per l'epoca passata) ad una grande estinzione di massa.
Abbiamo parlato di "alterazione di campi energetici e magnetici" e questo comporta anche una forte interferenza con apparati energetici che, sovraccaricati, esploderebbero andando in tilt. Questo causerebbe la fine pressoché immediata di ogni tecnologia avanzata che basi il suo sostentamento su fonti di energia, questo fatto, già di per sé gravissimo, associato ad una catastrofe globale causerebbe una rapida fine di ogni civiltà tecnologica.
Andando a trarne le conclusioni, se questa antica civiltà, come dimostrato dalla tipologia delle opere, era di un tipo tecnologico avanzato, avrebbe potuto l'impatto con questa "superonda galattica" essere la causa della sua fine.

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